30 settembre 2016

Incastrato per due giorni, salvato dai pompieri

Forse non sarà stato particolarmente dotato ma ciò che entra in un dito, non è detto che debba entrare anche lì. O meglio, in certe condizioni potrebbe entrare con facilità ma se queste condizioni mutano, si rischia di rimanere intrappolati. 

E' quello che in effetti è successo a questo signore cinese che, come pegno d'amore nei confronti della moglie, ha accettato di infilarsi l'anello nuziale sul pene.

Se non ci fosse un video, sarebbe veramente difficile credere a questa storia. Ma c'è!




[Fonte: Leggo.it]

"Mettiti la fede lì", ma la prova d'amore finisce in dramma

Un marito cinese si è sottoposto ad un particolare pegno d'amore che ha avuto delle conseguenze disastrose. Per dimostrare il suo amore, la moglie gli aveva chiesto di infilare l'anello nuziale sul pene e lui aveva accettato di sostenere la singolare prova, in nome della loro unione.  Ma l'esito del pegno è stato umiliante, nel video l'uomo si siede con la testa tra le mani, mentre i vigili del fuoco e i medici cercano di rimuovere l'anello dall'organo, poiché si è completamente bloccato. I medici che hanno chiesto una spiegazione, sono rimasti sconcertati dal fatto che la moglie lo avesse pregato di portare l'anello, per dimostrargli la sua devozione.  Dopo che l'anello si è bloccato nel membro, il ragazzo ha provato a rimuoverlo autonomamente ma senza riuscirci e, dopo due giorni di agonia, ha finalmente ceduto e si è recato, nonostante l'umiliazione, in un ospedale per porre fine alle sue sofferenze. 

29 settembre 2016

Andriy Shevchenko ne fa quaranta

Questa volta non parliamo di gol ma di anni, che questo campione indiscusso compie proprio oggi, 29 settembre, affollato da diverse altre ricorrenze illustri (basti citare, tra gli altri, il suo ex presidente Berlusconi che ne fa 80).

Non sono mai stato un tifoso accanito ma negli anni che lui era al Milan, posso dire di aver goduto immensamente per quella serie infinita di vittorie e trofei conquistati. In uno dei miei tanti viaggi a Kiev, sono entrato anche nello stadio dove Andriy è nato calcisticamente, quello della Dynamo, e sono addirittura sceso in campo, calpestando lo stesso prato dove questo campione ha giocato centinaia di partite, sedendomi perfino sulla panchina.

A seguire un video con i suoi gol più belli ed il lungo articolo celebrativo della Corriere della Sera.



 
I 40 anni di Andriy Shevchenko, l’ucraino che fece sognare il Milan

Arrivato come «anti-Ronaldo», l’attaccante fa fatto innamorare i tifosi del Diavolo. Sette stagioni (più una) fatte di gol, tante luci ma anche qualche momento negativo

 
 
Ronaldo, quello brasiliano, era più veloce e più bravo palla al piede. Vieri più potente. Inzaghi aveva un maggiore senso del gol. Trezeguet in area era più spietato. Andriy Shevchenko, però, aveva tutto. La sua eccellenza stava nel non eccellere in maniera lampante in qualcosa. Lo scatto e la tecnica non erano quelli brucianti e abbacinanti del «Fenomeno»; la forza non era quella poderosa e taurina di «Bobone»; l’istinto da goleador non raggiungeva i livelli mistici ed estatici che toccava «Superpippo»; davanti alla porta non aveva l’elegante e raffinato cinismo di «Trezegol». «Sheva» non era forse il numero uno in qualche particolare aspetto fisico o tecnico, ma nell’insieme generale delle caratteristiche del centravanti a cavallo di fine anni Novanta e primi anni del Duemila nessuno ha raggiunto la completezza e l’armonia del campione ucraino.

L’attaccante totale

Se non hai un 10 in pagella magari non vieni chiamato «genio», ma se hai 9 in tutto il resto puoi realizzare qualunque cosa. Come faceva lui sui campi da calcio nei suoi anni d’oro, quelli della prima esperienza alla Dinamo Kiev (1994/1999) e della prima parentesi al Milan (1999-2006): segnare di destro, di sinistro, di testa, al volo, facendo 60 metri palla al piede, tirando da 25 metri, smarcandosi nell’area piccola, dribblando i difensori in un fazzoletto, bruciandoli in progressione, tirando una punizione o un rigore. Shevchenko compie 40 anni, ha appeso le scarpe al chiodo da qualche tempo per intraprendere la nuova carriera di allenatore, attualmente come commissario tecnico dell’Ucraina, dove lo assiste da vice un’altra gloria rossonera, Mauro Tassotti. Le pagine di una carriera in panchina sono ancora tutte da riempire. Qui, però, si raccontano quelle già scritte e vergate dai suoi tacchetti sui ghiacciati campi dell’Ucraina nei primi anni di carriera e sul prato verde (ogni tanto spelacchiato e da «rizollare») di San Siro, degli stadi italiani e di quelli di tutta Europa nei quattro/cinque anni dove è stato uno dei due/tre migliori attaccanti al mondo.

L’anti-Ronaldo

«Non è un brasiliano però, che gol che fa/ Il “Fenomeno” lascialo là, qui c’è”Sheva”!». Il coro che la Curva Sud di San Siro, l’angolo del tifo milanista più caldo, dedica nell’estate 1999 ad un giovane Andriy Shevchenko appena arrivato dalla Dinamo Kiev racchiude molto più di quel che le parole esprimono. Il Milan è campione d’Italia, ha vinto lo Scudetto 1998/1999, quello forse più inaspettato della sua storia rimontando 7 punti in 7 giornate a una Lazio che sembrava lanciata verso il traguardo. Quella squadra, allenata da Alberto Zaccheroni, giocava con un 3-4- 3 divertente e ondivago, trasformatosi in un 3-4- 1-2 nelle ultime 7 partite quando, c’è chi dice su diktat presidenziale di Berlusconi, Boban fu schierato dietro le due punte. Quel Milan era una squadra forte ma non era il Milan di Sacchi o quello di Capello, e nemmeno il Milan di Ancelotti che era ancora di là da venire. C’erano campioni (capitan Maldini in testa) e ottimi giocatori, e anche qualche gregario. In attacco, però, nonostante figure come Bierhoff e Weah, ormai agli ultimi guizzi, si sentiva la mancanza di qualcuno che potesse in qualche modo bilanciare la sfolgorante meraviglia che sull’altra sponda del Naviglio Luis Nazario da Lima, in arte Ronaldo, offriva ogni partita ai palati e agli occhi dei tifosi interisti e di tutti gli amanti del pallone. Il coro della Curva Nord dedicato al «Fenomeno», pallone d’oro del 1997 a soli 21 anni, trasuda tutto l’orgoglio e il compiacimento dei tifosi nerazzurri verso il giocatore brasiliano che da due anni milita nell’Inter: «Ooh il “Fenomeno”, il “Fenomeno”, ce l’abbiamo noi/ e sono c***i tuoi!». Ecco che l’arrivo di Shevchenko, nella mente e nei cuori dei milanisti, deve in qualche modo cercare di colmare questo piccolo complesso di inferiorità da attaccante da osannare. E Sheva, coetaneo di Ronaldo (nato soli sette giorni prima di lui) ci riesce, in un modo differente ma altrettanto emozionante rispetto al funambolo brasiliano, che purtroppo inizia il suo calvario fatto di infortuni a catena che, di fatto, non gli fa giocare più una stagione intera nell’Inter: la lesione del tendine rotuleo nel novembre 1999, seguita dalla drammatica rottura dello stesso dopo sei minuti della partita di andata della finale di Coppa Italia a all’Olimpico, nell’aprile 2000, contro la Lazio.

Le «sliding doors» tra Sheva e il Fenomeno


Le porte scorrevoli del destino impediscono però all’epica di farsi realtà: Shevchenko e Ronaldo non si sono mai affrontati sul campo in un derby a San Siro: al primo, possibile scontro, (derby di andata del 1999/2000) segnano tutti e due ma, incredibilmente, non sono mai contemporaneamente in campo: Shevchenko all’inizio è in panchina e Ronaldo, che sblocca il risultato con un guizzo a metà primo tempo, viene espulso al 30esimo per una gomitata al difensore argentino del Milan Ayala. Sheva entra a metà ripresa al posto di uno spento Bierhoff e in pochi attimi rivitalizza l’attacco rossonero con un tunnel a Javier Zanetti, un colpo di testa che centra la traversa e un gol fortunato e fortunoso su rimpallo che a poco più di un quarto d’ora dalla fine dà il pareggio al Milan, che vincerà all’ultimo con una zuccata di Weah su calcio d’angolo. Da quella serata, la carriera di Shevchenko al Milan decolla, mentre quella di Ronaldo in nerazzurro non raggiungerà mai più le vette della stagione di grazia 1997/1998, in cui il Fenomeno delizia San Siro e il mondo intero trascinando l’Inter al secondo posto dietro la Juve (nel campionato delle furenti polemiche per il famoso scontro Ronaldo-Juliano nel decisivo Juventus-Inter) e alla vittoria della Coppa Uefa contro la Lazio nella finale di Parigi. Le porte scorrevoli del destino faranno poi in modo che i due si sfiorino nuovamente, questa volta nell’essere compagni di squadra: prima le voci di un trasferimento di Sheva al Real Madrid nell’autunno 2002, dove Ronaldo si è trasferito nell’estate precedente. Poi anni dopo: nel gennaio 2007 Ronaldo arriva al Milan. Qualche mese prima Shevchenko si è trasferito al Chelsea, scatenando il primo vero trauma derivante da una cessione pesante del Milan berlusconiano. Ronaldo al Milan arriva un po’ bolso e non in perfetta forma, ma riesce comunque a segnare un buon numero di gol (9 in 20 partite) nella stagione e mezzo in cui rimane nella rosa del Milan, anche questa esperienza segnata da tanti e maledetti guai fisici che fanno scadere il suo contratto il 30 giugno 2008. Poche settimane dopo, in quell’estate, dal Chelsea torna in prestito il figliol prodigo Shevchenko che, dopo due stagioni a Londra costellate molto più da momenti amari che da attimi di gioia, sceglie di provare a tornare lì dove ha dato il meglio di sé. Anche questa volta, il fato non vuole l’incontro tra il brasiliano e l’ucraino, che «non è brasiliano, però che gol che fa».

Il colonnello Lobanovski e la disciplina militare alla Dinamo

Nel 1998, quando Ronaldo a neanche 22 anni è nel momento più sfavillante della sua carriera, l’allora allenatore della Dinamo Kiev, il mitico decano del calcio sovietico e poi ucraino Valeri Lobanovski, detto «il Colonnello», dice che non avrebbe mai e poi mai scambiato Ronaldo con Shevchenko. Il motivo? «Anche quando non segna, Shevchenko gioca con la squadra». Un’affermazione che fa magari sorridere, ma che racchiude tutto il senso del grande lavoro che Lobanovski ha fatto su Shevchenko, che in tutta la sua carriera non ha mai smesso di lodare e ringraziare il suo primo grande maestro di calcio e di vita, che alternava bastone e carota per far crescere un grande giocatore. Pochi giorni dopo la conquista della Champions League col Milan, nel maggio 2003, vola a Kiev con la «coppa dalle grandi orecchie» per omaggiare la statua dedicata a Lobanovski, scomparso improvvisamente, un anno prima, all’età di 63 anni. Quando nel gennaio 1997 Lobanovski torna alla Dinamo Kiev come allenatore (terza esperienza dopo quelle del periodo 1973-1982 e 1984-1990), trova una squadra di valore in cui un giovane Shevchenko sembra avere le stimmate del campione ma, complice forse la giovane età, è ancora acerbo tatticamente e indulge in qualche eccesso poco compatibile con la vita sportiva ad alti livelli (le sigarette).

Come plasmare un campione

Oltre al gran lavoro sulla squadra (che porterà a cinque titoli consecutivi tra il 1997 e il 2001 e alla semifinale di Champions nel 1999), Lobanovski plasma e modella il giovane Andryi sul piano fisico, tattico e motivazionale. Niente fumo, allenamenti durissimi che mettono alla prova ed esaltano le grandi doti di resistenza di Sheva (forse la qualità fisica dove davvero eccelle: anni dopo, a Milanello, il personale dello staff medico e sanitario sarebbe rimasto sbalordito dai risultati dei test biometrici del campione ucraino) e una disciplina militare che fanno capire all’attaccante di belle speranze come il singolo venga dopo il collettivo e come i grandi risultati di un individuo arrivano solo se tutta la squadra gira. Le ripetute in salita con un compagno di squadra sulle spalle sono uno di quegli aneddoti che, tra mito e realtà, circondano l’aura mistica e sacrale della figura del colonnello Lobanovski. A dirla tutta, l’atmosfera militare in casa Shevchenko si è sempre respirata: il padre di Andryi, Mykola, aveva lavorato nell’esercito sovietico e per il figlio desiderava più di ogni altra cosa una carriera militare. Anche quando Sheva entrò nella Dinamo Kiev, impiegò molto tempo a convincersi dell’idea del calcio come futuro professionale stabile e definitivo per Andryi. Che a fare gol era capace, sin dai tempi delle giovanili, e che era considerato uno dei talenti potenziali del panorama europeo già prima dell’arrivo di Lobanovski. E con l’arrivo del Colonnello sulla panchina della Dinamo, il potenziale di Shevchenko esplode: nelle stagioni 1997/1998 e 1998/199, le ultime due della prima esperienza in Ucraina, segna in totale 69 gol (16 in Champions, 10 nell’edizione ‘98/’99 di cui diventa capocannoniere insieme a Dwight York, attaccante del Manchester United poi campione. Nell’edizione del Pallone d’oro di quell’anno Shevchenko si classifica terzo dietro a Beckham e al vincitore Rivaldo, ed è pronto al grande salto. Il Milan lo acquista per 45 miliardi delle vecchie lire, ufficialmente nel maggio 1999 ma, ufficiosamente, pare che l’affare si sia concluso mesi prima. Non è un caso che il 10 febbraio 1999 la Dinamo Kiev venga a giocare un’amichevole a San Siro, e che Sheva sia l’osservato speciale. Gioca bene, cerca di strafare ma non segna. Ma tra accelerazioni e sportellate con la retroguardia rossonera lascia intravedere i primi lampi di quello che il pubblico del Meazza avrebbe ammirato nelle successive sette stagioni. Curiosamente, in quella partita finita 2-1 per gli ospiti, il gol della vittoria sarà segnato da Kaka Kaladze, difensore (all’occorrenza centrocampista) georgiano che sarebbe arrivato al Milan nel gennaio 2001.

I primi anni al Milan e l’arrivo di Ancelotti in panchina


Al Milan Shevchenko si impone subito: segna all’esordio in campionato a Lecce e in Champions in casa col Galatasaray, rifila una tripletta alla Lazio all’Olimpico in un pirotecnico 4-4 e, come raccontato, nel primo derby. La stagione del Milan non è indimenticabile, in Europa la squadra esce malamente al primo girone della Champions e in Serie A finisce terzo dietro a Juve e alla Lazio, campione nell’anno dell’acquazzone di Perugia-Juve e del gol di Calori. Dal punto di vista individuale però la soddisfazione per l’ucraino è tanta: con 24 gol si laurea capocannoniere, primo straniero dopo Platini a centrare un simile traguardo al primo anno nel campionato italiano. La stagione successiva Sheva segna ancora tanto: i gol in campionato saranno sempre 24, in Champions 9 e 1 in Coppa Italia per un bottino stagionale di 34, suo record al Milan e secondo bottino stagionale di sempre. Il Milan però continua a non regalare grosse soddisfazioni a Sheva e tifosi: la squadra finisce sesta, qualificandosi per la Coppa Uefa. In Champions la squadra parte bene, classificandosi prima in un girone con Barcellona ma poi finendo terza, ed eliminata, nel secondo girone. L’unico sussulto è il derby di ritorno in cui i rossoneri rifilano un pesantissimo 6-0 ai cugini: Sheva fa una doppietta e si conferma bestia nera dell’Inter: tra campionato, Coppa Italia e Champions League nei derby l’ucraino ha segnato ben 13 gol. Nell’estate del 2001 la campagna acquisti porta alla corte del nuovo tecnico, il turco Fatih Terim, Rui Costa e Pippo Inzaghi. E un giovane Andrea Pirlo. Il Milan vuole puntare in alto, ma il progetto dell’allenatore anatolico, «l’Imperatore», non decolla e dopo una mesta sconfitta a Torino col Toro viene esonerato. Al suo posto arriva Carlo Ancelotti, e la storia del Milan cambia.

Il trionfo in Champions, lo Scudetto e il Pallone d’oro


Paradossalmente, l’arrivo del tecnico emiliano coincide con un periodo di appannamento di Shevchenko: la stagione 2001/2002 si chiude con «soli» 17 gol, di cui 14 in Serie A e 3 in Coppa Uefa, dove il Milan viene eliminato in semifinale dal Borussia Dortmund. Nel mercato estivo arrivano campioni come Nesta, Seedorf e Rivaldo, che deluderà enormemente le grandi attese. E così, nella stagione successiva, che porterà il Milan a salire sul trono più prestigioso d’Europa, segna ancora meno: solo 5 gol in campionato, 1 in Coppa Italia e 4 in Champions. Di questi, uno sarà il più importante dell’anno: nella semifinale di ritorno dell’Euroderby con l’Inter di Cuper, l’ucraino realizza il gol del momentaneo 1-0 che, anche dopo il pareggio di Martins, garantirà in base al fattore campo il passaggio del turno degli uomini di Ancelotti che voleranno all’Old Trafford di Manchester e, ai rigori, batteranno la Juve di Lippi in finale. E l’ultimo penalty di quella finale italiana è il gol forse più importante di tutta la carriera di Sheva, nonostante sia uno di quelli che non entrano nelle statistiche. Gli attimi prima del tiro, con Andriy che guarda ossessivamente arbitro e il portiere juventino, Buffon, in un meccanismo di movimento della testa quasi robotico, glaciale, sono entrati nella storia. Dopo il trionfo in Europa, nella stagione successiva il Milan vince lo Scudetto e Sheva torna a segnare come un tempo: a fine anno i gol sono 24, e gli valgono ancora una volta il titolo di capocannoniere. In Champions il Milan, che a detta di molti quell’anno è la squadra più forte, si suicida nel ritorno dei quarti di finale perdendo a La Coruña 4-0 col Deportivo dopo aver vinto 4-1 all’andata. Ma, forse complice la Grecia campione d’Europa, alle votazioni per il Pallone d’Oro la stragrande maggioranza dei giurati non ha dubbi: il più forte calciatore del mondo in quel momento è Andriy Shevchenko.

La mano di Dudek a Istanbul

Nella stagione successiva il Milan è una corazzata, rinforzata in difesa dall’arrivo dell’olandese Stam e in attacco dal bomber argentino Crespo. In campionato vive un lungo testa a testa con la Juventus, che nello scontro diretto alla 35esima giornata di ritorno sbanca San Siro con un gol di testa di Trezeguet su un assist spettacolare di Del Piero in rovesciata. Quello Scudetto sarà poi tolto ai bianconeri nell’ambito di Calciopoli e non assegnato, ma sul campo il Milan non riuscì a sopravanzare la squadra allora allenata da Fabio Capello. Ma il dramma stagionale sarà quella che, negli occhi e nelle menti dei tifosi milanisti, a distanza di oltre 11 anni è ancora la serata da incubo peggiore della storia recente (e forse non solo) del Milan. In vantaggio 3-0 alla fine di un primo tempo dominato (in cui Sheva serve l’assist del 2-0 a Crespo) nella finale di Champions League contro il Liverpool allenato da Rafa Benitez, l’undici di Ancelotti in sei, folli minuti della ripresa riesce a farsi rimontare. La partita scivola, in un misto di metafisica irrealtà e tensione ovattata, fino ai rigori. Ma al 120esimo il Milan ha l’occasione per segnare: su un cross di Serginho dalla sinistra Sheva si avventa di testa, il portiere Dudek la ribatte e l’ucraino si fionda col destro convinto di ribadire in rete a botta sicura. La palla sbatte sulla mano di Dudek e, sfidando probabilmente le leggi della probabilità e della fisica, si impenna finendo in calcio d’angolo. In quel momento agli undici rossoneri in campo e a tutti i paroli milanisti è chiaro come la parola «fine» si sia stampata a caratteri cubitali sui guanti del portiere del Liverpool. I rigori sono una necessità quasi fisiologica e, due anni dopo Manchester, a Sheva tocca ancora una volta l’ultimo: ma col Milan in svantaggio e ancora sotto choc dopo l’occasione fallita all’ultimo secondo, l’ucraino si avvia come una agnello sacrificale verso il dischetto. Lo sguardo non è più quello della tigre pronta a battere il portiere, ma è assente, spaesato e vuoto. Il rigore calciato è forse il più brutto dell’intera carriera di Shevchenko: molle, centrale, lento e a mezza altezza. Dudek non deve fare praticamente nulla per neutralizzarlo e regalare così al Liverpool la sua sesta coppa dalle grandi orecchie.

L’addio e la partenza per la deludente esperienza al Chelsea

La botta per i milanisti è terrificante. Se c’è chi, come Pirlo, ha in seguito dichiarato di aver addirittura pensato di smettere, il clima a Milanello all’inizio della nuova annata 2005/2006 è decisamente meno allegro del solito. Ciò nonostante, il Milan continua a macinare risultati, anche se in campionato la Juve, sul campo, arriva di nuovo davanti a tutti. Ma l’esplosione di Calciopoli porterà allo stravolgimento della classifica, con l’Inter che sarà poi decretata campione d’Italia. In Champions il Milan arriva fino alla semifinale, dove viene battuto dal Barcellona che vince 1-0 l’andata a San Siro. Nel ritorno al Camp Nou, però, l’arbitro annulla tra lo stupore generale un gol di testa dello stesso Shevchenko che avrebbe potuto valere almeno i supplementari. Ma dentro Sheva qualcosa si è rotto, forse da tempo: iniziano a circolare voci insistenti di una sua volontà di cambiare maglia e aria, voci che non smentisce. Anzi, in una conferenza stampa dai contorni irreali e assurdi, annuncia la sua intenzione di lasciare il Milan. La destinazione è nota da tempo: il Chelsea dell’oligarca russo Abramovich, che corteggia Sheva da almeno tre anni, gli offre un contratto faraonico. Sheva e famiglia si trasferiscono così a Londra, e per i tifosi milanisti il trasferimento rappresenta un dolore quasi pari a quello degli interisti che nel 2002 persero Ronaldo. Col senno di poi, il Milan ha forse fatto un affare: nei due anni londinesi Sheva è il fantasma del bomber implacabile degli anni d’oro nel Milan. Circolano voci di un suo essere inviso al tecnico Mourinho e allo spogliatoio dei «Blues», che mal sopportano il suo essere un pupillo del presidente. In due anni Sheva segna 22 gol, ma non risulta mai decisivo.

Il triste ritorno e gli ultimi anni di carriera

E dopo essere lasciato in panchina nella finale di Champions (persa) dal Chelsea contro il Manchester United nel 2008 dall’allenatore Grant (che ha sostituito l’esonerato Mourinho), Sheva dice basta all’esperienza inglese. E nell’estate del 2008, quella dell’arrivo trionfale di Ronaldinho dal Barcellona, torna in prestito al Milan nel tripudio dei tifosi rossoneri. Ma esaltazione e aspettative vengono amaramente deluse: in 26 presenze stagionali Shevchenko segna solo 2 gol, uno (inutile) in Coppa Italia e uno in Coppa Uefa, e l’attaccante che caracolla per il campo triste, solitario e avviato verso la parabola finale di una luminosa carriera è la pallida ombra del guerriero indomito che incrociava tacchetti e parastinchi contro i migliori difensori d’Italia e d’Europa. Alla fine dell’annata, in una surreale e mesta indifferenza generale, Sheva fa ritorno al Chelsea e dopo una sola presenza in Premier League torna lì dove tutto ebbe inizio, alla Dinamo Kiev. In tre stagioni giocherà poco ma segnerà abbastanza, tanto da essere convocato dall’Ucraina a Euro 2012. La sua doppietta alla Svezia di Ibrahimovic nella prima gara del girone finale rappresenta il canto del cigno del ragazzo di Kiev, che con 111 presenze e 48 gol è il secondo per presenze e il primo per gol nella nazionale gialloblu. Non era un brasiliano, però che gol (e quanti) che ha fatto.


Le mie foto allo stadio Lobanovsky di Kiev





28 settembre 2016

Renzi farà il ponte

Senza nessuna vergogna, fregandosene della coerenza con le precedenti affermazioni, il signor Renzi ne ha sparata un'altra delle sue. Dopo i regali ai lavoratori, le mance agli insegnati i soldi ai neo diciottenni, le 14, 15, 16esime ai pensionati e non so cos'altro, adesso questo genio tira fuori il ponte sullo stretto di berlusconiana memoria. 

Di seguito c'è il filmato dei suo discorso.





Ultimo contrattempo della vacanza

Quando ormai le avevo date per perse, questa mattina ho scoperto cosa è successo alle cartoline che avevo spedito da Wrocław, lo scorso 14 agosto. 

Quella mattina partivamo per la Germania ed avremmo dovuto fare più di 800 chilometri. Per non perdere tempo a cercare un ufficio postale, ho chiesto al ragazzo della reception di quell'ostellodi m.se me lo indicava o se le potesse spedire lui e questo mi ha risposto senza esitazione: ci penso io!

Sicuramente le aveva dimenticate da qualche parte e le ha trovate qualcuno dopo un mese.



Ecco la prova dell'avvenuta consegna, questa mattina a Mosca. Da notare la data in cui l'ho scritta..

27 settembre 2016

Ex donna sposa ex uomo e partorisce coi baffi

Questa meravigliosa e al tempo stesso bizzarra storia d'amore viene dall'Ecuador, dove un lui che prima era una lei ha partorito un bebè, fecondato da una lei che prima era un lui. Per ovvi motivi è stato praticato un cesareo e sembra che non ci siano stati particolari problemi e la cosa più importante che il bambino goda di ottima salute.

Protagonisti della vicenda sono Fernando Machado e Diane Rodriguez, che confessano di non aver ancora scelto il nome del neonato, nonostante abbia già sedici settimane. Forse, prima di scegliere il nome, staranno pensando se darne uno maschile o femminile.


[Fonte: leggo.it]

Coppia transgender dà alla luce un figlio: a partorire è il padre

La storia ha dello straordinario, perché i genitori naturali del piccolo bebè nato in Ecuador quattro mesi fa sono due transgender. A partorire il bimbo con il cesareo, un uomo che prima era donna, fecondato da una lei che, in passato, era un lui. Come si legge sul Dailymail, si tratta di Fernando Machado e Diane Rodriguez, che confessano di volere altri figli e di non aver ancora scelto il nome del neonato, nonostante abbia già 16 settimane. I partner, per ora, si limitano ad usare affettuosamente il soprannome di Caraote, che significa “lumaca”.

Il signor Machado, dopo aver dato alla luce il bambino lo scorso giugno, ha riferito alla BBC di «considerare la sua famiglia uguale a tutte le altre, con la sola differenza che al suo nucleo vengono riconosciuti meno diritti». La signora Rodriguez, alla nascita Luis, ha invece ammesso che non avrebbe mai pensato di riuscire a diventare genitore: «Ho sempre pensato questo essendo transessuale», ha spiegato Diane, ricordando come in passato la legge imponesse la castrazione per venire riconosciute definitivamente donne. Ma la mamma del piccolo già nel 2013 aveva fatto parlare di sé. Fu proprio lei il primo transgender a candidarsi al Congresso nel suo Paese d'origine, infatti. E proprio in quell’occasione, Diane aveva raccontato apertamente la sua storia, quindi le difficoltà vissute nel fare outing in famiglia e i pericoli affrontati dopo, una volta cacciata di casa e costretta a vivere per strada.   

Durante la gravidanza i due hanno costantemente aggiornato i tanti fan che li seguivano sui social, postando foto dei momenti più significativi. Non è mancato lo scatto della nascita del bebè e del taglio sulla pancia di Fernando. D’altronde, anche l’annuncio della gravidanza era stato dato online. All’epoca, la signora Rodriguez aveva rilasciato una dichiarazione ai media messicani: «Desideravamo tanto un bimbo nostro e non essendoci impedimenti, abbiamo deciso di andare fino in fondo».  Il papà invece, ha voluto descrivere l'emozione provata quando ha scoperto di aspettare un figlio: «Come prima cosa ho chiamato mia madre e le ho mandato la foto del test di gravidanza. Lei l’ha fatta vedere ad un dottore che ha subito confermato che fosse positivo. La gioia a quel punto è stata incontenibile. Sono scoppiato a piangere. Le mie erano lacrime di felicità e di paura allo stesso tempo. E’ stato il momento più bello della mia vita».

26 settembre 2016

Cornuto al nubilato, la lascia

Quando si dice: avere fidanzati antichi e bacchettoni!

Sembra che una ragazza messicana con un nome che è tutto un programma, Emma (M) Ayala, abbia ecceduto un pochino con l’alcol durante la sua ultima notte da single e si sia lasciata andare ad effusioni con uno sconosciuto, prontamente filmate da qualche fenomeno e pubblicate su internet.

Sfortuna vuole che quel filmato che sarebbe potuto passare anche inosservato, sia diventato invece virale sui social ed alla fine abbia raggiunto anche il fidanzato di lei, un Pablo Torres, che non la presa bene: cartellino rosso immediato.

Messico, bacia uno sconosciuto durante l’addio al nubilato: il fidanzato vede il video virale e annulla le nozze

Il suo addio al nubilato non poteva essere più disastroso. Filmata mentre era mezza ubriaca e baciava appassionatamente un uomo, ha pagato a caro prezzo quella che doveva essere la sua ultima “notte brava” da single: quando era a poche ore dal fatidico “sì”, ha visto andare in fumo il suo matrimonio.

Emma Ayala, una ragazza messicana di Hermosillo che alla vigilia delle nozze era andata a festeggiare con le amiche in una piscina di Playa del Carmen, durante il party si è scatenata senza farsi mancare nulla: alcol a volontà per lei e tutti gli ospiti, balli, giochi in acqua e il brivido dell’abbraccio e di un bacio appassionato a un ragazzo in costume da bagno che, come si vede nel video, la afferra per la vita e la stringe a sé mentre lei ride felice e contraccambia a lungo quel bacio. Mentre intorno a loro tutti ridono, qualcuno con l’immancabile telefonino riprende la scena: il breve filmato, postato e condiviso sui social media, è velocemente diventato virale con l’hashtag #LadyCoralina, in riferimento al nome del Coralina Bar dove si è tenuto il party.

Ovviamente quel bacio è arrivato anche sotto gli occhi di Pablo Torres Gandara, il fidanzato di Emma, e della sua famiglia. Cosa si siano detti i due promessi sposi dopo l’incidente non si sa: sulla vicenda non è stato fornito alcun ulteriore particolare. L’unica cosa certa è che il matrimonio, poco dopo, è stato annullato. Secondo alcune voci sarebbe stata Emma a prendere la decisione di mandare tutto all’aria, ma rumor più insistenti vorrebbero che sia stato Pablo a darle il benservito . Di sicuro c’è solo che quel bacio clandestino ha avuto un effetto devastante: se poi per i due sia stata una fortuna o una sfortuna è tutto da stabilire.

[Fonte: ilMessaggero.it]

25 settembre 2016

Cerimonia per le nozze d'oro

Con la cerimonia del rinnovo della promesse di matrimonio, concelebrata oltre che dal parroco anche da mio zio (il prete ce lo portiamo sempre da casa per i grandi eventi) ed il pranzo con tutti i loro fratelli e sorelle, oggi abbiamo festeggiato le nozze d'oro dei miei genitori.





Questa dovrebbe essere della comunione di mio fratello, credo nel 1976 o 77

24 settembre 2016

Le madonne nere

Dopo la visita al santuario di Częstochowa del mese scorso, oggi sono stato anche Loreto ed ho visto la seconda madonna nera nel giro di qualche settimana.

In un impeto di curiosità, mi sono voluto documentare sull'origine di tale colorazione e dopo una lunga ricerca su internet, posso tranquillamente affermare che... non se ne conosce il motivo preciso.

Wikipedia, così come diversi altri siti, prova ad ipotizzare delle spiegazioni che, anche se non in toto, spiegano comunque alcune di queste madonne nere:

  • Il colore del volto è stato alterato dal fumo (delle candele o di un incendio) o dall'alterazione dei pigmenti a base di piombo della pittura (è questo, ad esempio, il caso della Madonna di Montserrat in Catalogna);
  • Le caratteristiche fisionomiche del volto fanno capire che il colore scuro è dovuto a un adattamento ai caratteri somatici di popolazioni non europee (è il caso di molte madonne africane e di Nostra Signora di Guadalupe in Messico).
  • La carnagione ocra, più o meno scura, delle icone bizantine (molto diffuse nell'Italia meridionale e nell'Europa orientale) nasce da una precisa scelta stilistica e teologica di non rappresentare i personaggi sacri (non solo la Madonna, ma anche i Santi e Cristo stesso) come corpi naturali nello spazio fisico, ma come evocazioni spirituali (cfr. iconografia cristiana (origini)).
  • La finitura in foglia argento di micro spessore si è ossidata nel tempo, lasciando la superficie nera.
  • La statuetta era originariamente dedicata ad Iside ed era nera in quanto la dea rappresentava la notte che partoriva l'alba, cioè il Dio sole. Successivamente, con la diffusione del cristianesimo, molte statue sono state modificate per assumere i tratti di una Madonna.
A mio modestissimo parere, le spiegazioni non hanno fatto molta luce sul perché delle madonne nere e credo che rimarrò con questo interrogativo ancora per molto tempo.

 
Le foto di questa mattina a Loreto








Le foto del santuario di Częstochowa (11 agosto)



23 settembre 2016

La Norwegian prende l'occasione al volo

Strepitosa trovata pubblicitaria della Norwegian Air che ha pubblicato su quotidiani e social network una campagna con lo slogan: “Brad er singel” (in Norvegese, ma c’è anche la versione in inglese), offrendo un volo diretto e di sola andata da Oslo a Los Angeles a 169 £. Il riferimento alla separazione di Brad Pitt ed Angelina Jolie è fin troppo evidente. La mossa della compagnia norvegese è una vera e propria chicca di instant marketing.


Come non ricordare le altrettanto divertenti pubblicità della concorrente Ryanair basate sulle vicende italiane, con Berlusconi e Valentino Rossi, tra gli altri, protagonisti.



22 settembre 2016

Storiacce di galline

La notizia dello stupro è ormai cosa nota, essendo dell'8 febbraio 2013 ma proprio in questi giorni ci sono stati degli importanti sviluppi. Sembra infatti che oltre ai proprietari dell'animale violato, si sia costituita parte civile nel processo al mostro, un'associazione animalista chiamata Oipa (Associazione italiana protezione animali). L'udienza si terrà il prossimo 8 novembre.

Sempre in tema di maltrattamenti di galline, vorrei segnalare il celeberrimo spot di Antonio Banderas per il Mulino Bianco. Anche in questo caso un'associazione animalista, l'Aidaa, (Associazione italiana difesa animali e ambiente) ha manifestato un forte dissenso con un post di dura condanna comparso nel prorpio blog, denunciando quanto segue: "la gallina appare innaturale nei movimenti, potrebbe essere per le condizioni di forte stress dovuto alla legatura delle gambe"

Questo secondo caso ha avuto però un epilogo ben diverso dal precedente. La gallina in questione era un piccolo robot e non un animale vero e proprio, solo che agli animalisti, che hanno alzato una gran polemica, il dettaglio era sfuggito. Quando ne sono venuti a conoscenza, manco a dirlo, del post infuriato non c'era più traccia.


Fonti:
- Il 70enne che stuprò una gallina ora ha contro pure gli animalisti
- Gli animalisti denunciano il Mulino Bianco: "Rosita è maltrattata". Ma la gallina è un robot

Nozze d'oro

Il 22 settembre del 1966, la bellezza di 50 anni fa, i miei genitori si sono uniti in matrimonio.

Nella foto compaiono mio padre e tutta la famiglia di mia madre. Da sinistra: nonno Antonio, zio Enzo, zia Giuliana, gli sposi, zia Silvana, zio Ennio, nonna Ida e zia Enrica.

21 settembre 2016

Dopo Paciotti, un nuovo genio

Lungomare sud di Civitanova Marche in un tranquillo mercoledì mattina di fine settembre. 

Provando a dare una spiegazione, potrei ipotizzare che sia uno degli effetti dell'apertura della nuova superstrada e che un amico di Foligno, ignaro del pericolo insabbiamento, abbia voluto fare un giro in spiaggia (tra l'altro, con una macchina così tamarra da far rabbrividire).

[Foto: Maurizio Piccolotti]

20 settembre 2016

Ladro nudista a Montemarciano

La notizia del giorno è sicuramente questa: un signore (evidentemente) con problemi psichici, si è recato presso una stalla, si è spogliato, ha rubato un cavallo ed è fuggito cavalcando senza abiti per la campagna di Montemarciano.

[Fonte: corriereadriatico.it]

19 settembre 2016

Sindacalisti in vacanza coi soldi dei pensionati

Sembra che questi signori dirigenti della UIL, abbiano utilizzato i soldi del sindacato per farsi gli affari loro. Le accuse parlano di crociere di lusso, gioielli, soggiorni vacanza e addirittura prelievi di un milione e mezzo di euro per "finalità privatistiche".

Il bello è che per alcuni di questi capi d'imputazione è già maturata la prescrizione per cui, anche fossero colpevoli, quei soldi non glieli tireranno fuori mai più. La cosa che più fa incazzare è che questi soldi vengono principalmente da pensionati.

Sono stato sempre scettico sulla funzione dei sindacati ma dopo il mio caso personale, posso tranquillamente affermare che non servono praticamente a nulla. Anzi, spesso fanno più comodo alle ditte perché senza le loro firme, certe procedure contro i lavoratori non possono essere avviate.

Non mi è stata nemmeno molto chiara la mossa della signora che doveva aiutarmi a presentare l'impugnativa contro il mio licenziamento. Avevamo 60 giorni a disposizione e me ne fa aspettare una decina prima di darmi appuntamento. Quando vado mi dice che deve consultarsi con i suoi colleghi e mi da appuntamento alla settimana successiva e quando ci vediamo ancora non era pronta ed anzi, ha cercato anche di dissuadermi, dandomi comunque appuntamento dopo altri 10 giorni. Quando sono tornato non c'era ma mi fa dire da un collega di tornare la settimana successiva.

L'ho mandata a cagare e sono corso da un avvocato che non aveva nulla a che fare con i sindacati e adesso sto aspettando il bonifico della ex ditta.


[Fonte: Repubblica.it]

Roma, la Procura accusa: anche gioielli e un campeggio pagati con i soldi Uil

La procura romana contesta anche un altro viaggio a bordo di una nave extralusso della Costa Crociere finanziata da Uil Pensionati e Pubblica Amministrazione all’attuale segretario e al suo predecessore


Terza crociera di lavoro per i sindacalisti Uil  Carmelo Barbagallo e Luigi Angeletti. All’attuale segretario e al suo predecessore la procura romana contesta un altro viaggio a bordo di una nave extralusso della Costa Crociere finanziata da Uil Pensionati e Pubblica Amministrazione. Anche per questo i due siedono sul banco degli imputati assieme ad altri sei sindacalisti, tra cui spicca il nome dell’ex presidente del Cnel Salvatore Bosco, per appropriazione indebita. Ma non è tutto, perché i pm Stefano Pesci e Paolo Marinaro sostengono che, tra il marzo del 2010 e il maggio del 2012, i soldi della Uil siano stati spesi anche per l’acquisto di numerosi gioielli da Swarovski e un soggiorno al “California Camping Village”.  Archiviate dalla procura, causa prescrizione, l’indagine su 1milione e mezzo di euro e un’altra su 300 mila euro “utilizzati per finalità privatistiche” da parte di diversi esponenti Uil.    

Crociere di lavoro. La riunione sindacale, in questo caso, si sarebbe svolta a bordo della“Costa Deliziosa”. Nave che avrebbe, come emerge dagli atti dell’inchiesta, solcato i mari del nord Europa a maggio del 2012 con gli alti dirigenti della Uil impegnati a “discutere in maniera approfondita, e per più giorni, di importanti tematiche relative principalmente al blocco dei contratti del pubblico impiego e delle politiche previdenziali dei governi in carica”, questa la giustificazione fornita ai pm Stefano Pesci e Francesco Paolo Marinaro da parte dell’ex segretario Luigi Angeletti.

Ex segretario Uil che, incalzato dalle domande dei magistrati su eventuali prove da fornire per giustificare le sessioni di lavoro svolte durante una crociera, aveva risposto in questo modo: “In seguito alle riunioni effettuate a bordo delle navi (da crociera, ndr) non sono stati redatti documenti, o resoconti scritti”. Tuttavia, ha affermato l’ex segretario “l’esito è stato ovviamente utile per i successivi confronti in seno alle segreterie”. Infine Angeletti sostiene di non sapere chi avesse pagato la vacanza-lavoro sua e della moglie. “Ricordo che quando Romano Bellissima (sindacalista Uil imputato per appropriazione indebita, ndr) mi prospettò l’iniziativa, chiesi se dovevo provvedere all’acquisto del biglietto, sia per me che per mia moglie. Mi fu risposto di non preoccuparmi. Avrebbe provveduto lui”.

Oltre al viaggio sulla Costa Deliziosa, la procura contesta altri due episodi uno a bordo della nave Costa Favolosa, del maggio del 2011 e l’altro in una crociera denominata “Costa Atlantica – terra dei Vichinghi”, del marzo del 2010. Crociere-lavoro costate alle casse della Uil un totale di quasi 50mila euro.

“California camping village”. Le accuse di spese indebite della procura capitolina contro i vertici del sindacato guidato da Barabagallo non si fermano unicamente alle crociere. A dicembre del 2010 sarebbe partito un altro pagamento, una sorta di regalo di un sindacalista a favore di un collega sempre coi soldi della Uil. In pratica Goffredo Patriarca, all’epoca dei fatti tesoriere della Uil trasporti, si sarebbe “appropriato della somma di 2900 euro - emerge dal capo d’imputazione - per pagare un soggiorno a Ubaldo Conti.” La vacanza in questione, al “California camping village” a Marina di Montalto, per due settimane ad agosto del 2010, Conti non l’avrebbe però passata da solo. Con lui anche la madre e il nipote spesati dal sindacato.

Gli Swarovski. Ma gli acquisti, forse più singolari, sono quelli effettuati da Swarovsky. Patriarca con la carta di credito di Uil trasporti, sostengono i pm Pesci e Marinaro, si sarebbe concesso 4 acquisti nella nota gioielleria. In un caso avrebbe speso 2800euro, in un altro 1700, e poi ancora 1935 e l’ultima volta 630 euro. Acquisti non da poco tutti effettuati gennaio e settembre del 2011 e sempre nello stesso negozio a Roma.     

300 mila euro sul conto di Banca Etruria. Tra gennaio e giugno del 2009, Goffredo Patriarca, allora dirigente della Uil Trasporti, avrebbe incassato diversi assegni “riconducibili alla Uil Trasporti”, scrive il nucleo tributario della Finanza in un’informativa inviata alla procura ad ottobre del 2015. Questi soldi sarebbero stati versati su un conto corrente in Banca Etruria intestato a 5 sindacalisti “Goffredo Patriarca, Giuseppe Caronia, Paolo Carcassi, Dario Del Gorsso, Sandro Degni, tutti dirigenti pro tempore della stessa Uil trasporti”, scrivono le fiamme gialle ai pm. Di questi soldi però nessuno sa nulla all’interno del sindacato. “L’attuale segretario generale della Uil Trasporti, Claudio Tarlazzi (non è indagato, ndr), ha riferito in atti di non essere in grado di indicarne le motivazioni perché gli stessi (soldi, ndr) non sarebbero mai transitati presso la sede della Uil trasporti e quindi mai contabilizzati in quanto la Uil trasporti fino a maggio del 2012 non era a conoscenza dell’esistenza di un conto corrente acceso presso la banca Etruria”.  Su questa vicenda però, scrive il pm nel decreto di archiviazione, “è maturato il termine di prescrizione”.

Un milione e mezzo di euro. “Tra gli episodi avvenuti a Roma assume particolare importanza il prelievo di oltre 1milione e mezzo di euro”, si legge nella richiesta di archiviazione che la procura ha inviato al gip. Denaro utilizzato “per finalità privatistiche”, emerge sempre dal documento. “Tale modus operandi è documentato in modo oggettivo” sia dagli accertamenti bancari effettuati dalle fiamme gialle che dalla consegna di diverse ricevute da parte di un sindacalista. Materiale che dimostra che “le operazioni bancarie erano finalizzate ad assicurare la disponibilità del denaro a due dirigenti della Uil trasporti”.

Certo di un esito favorevole del processo sul caso crociere è Carmelo Barbagallo. L’attuale segretario Uil ha precisato, "ho piena fiducia nell'operato della
magistratura e resto in attesa di poter chiarire ogni aspetto di questa vicenda. Personalmente, non ho mai neanche pensato di poter utilizzare risorse della Uil per fini estranei agli interessi dell'organizzazione alla quale ho sempre dedicato e dedico tutto il mio lavoro e la mia persona".

L’udienza del processo è fissata per l’otto novembre di fronte al giudice Marco Genna, della nona sezione penale del tribunale capitolino, e al pm Cinzia De Aglio.

18 settembre 2016

Fa un selfie col cellulare esplosivo: strage

Se non ci fosse il video a testimoniarlo direi che non potrebbe essere vero ma effettivamente, quando prende il cellulare il mano, qualcosa esplode nella stanza. Genio assoluto!



[Fonte: ilGiornale.it]

Jihadista vuole farsi un selfie ma sbaglia cellulare e si fa esplodere

Nessuno si accorge che il cellulare che ha in mano è quello collegato alle cariche esplosive, quindi il peggio è inevitabile

Sono molto pochi i dettagli di questo video che sta girando in rete da ieri, ma le cose per il combattente jihadista e il gruppo di suoi compagni di battaglia non sembrano essere andate per il verso giusto.

Durante una serata in compagnia, quelli che presumibilmente dovrebbero essere combattenti siriani vengono ritratti in questo video, mentre alcuni di loro sono impegnati in un canto islamico. Telecamera piazzata davanti a un divano, su cui sono seduti sei soldati, davanti a loro un tavolino, sopra al quale si trovano quelle che sembrano armi, insieme ad altri oggetti, forse un pacchetto di sigarette e almeno un cellulare, oltre ad alcune cariche esplosive.

L'occasione è da immortalare, quindi uno di loro decide di scattare una foto per ricordare la serata. Purtroppo qualcosa però va storto e il combattente che decide di fare un selfie prende il cellulare sbagliato.

Nessuno si accorge che il cellulare che ha in mano è quello collegato alle cariche esplosive, quindi il peggio è inevitabile. Il siriano scatta il selfie e fa detonare l'esplosivo, facendo crollare l'intera stanza.

La telecamera riprende l'esplosione, le pareti ed il soffitto che crollano e il fumo avvolge l'intero campo di ripresa.