Visualizzazione post con etichetta Parassita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Parassita. Mostra tutti i post

09 giugno 2017

Bufera sulla scorta di Napolitano

Uno dei presidenti peggiori che l'Italia abbia mai avuto, continua a far discutere anche adesso che non è più in carica. Sembra infatti che per la sua scorta siano impiegati ben 45 agenti, roba che nemmeno il presidente degli Stati Uniti e soprattutto, con l'atavica carenza di mezzi e di uomini, ne dobbiamo sprecare così tanti per questo quà!?


"Per la sua sicurezza 45 agenti" Bufera sulla scorta di Napolitano

Un'inchiesta del Tempo fa i conti sui costi della scorta di Napolitano. Ma Re Giorgio si difende: "Stesse modalità utilizzati per tutte le persone assoggettate a tutela"

La scorta di Giorgio Napolitano fa discutere. Il presidente emerito della Repubblica avrebbe uno staff per la sua sicurezza composto da 45 persone.

Secondo quanto riporta ilTempo, la squadra di poliziotti che si occupa di assicurare la protezione all'ex inquilino del Quirinale sarebbe superiore a quella avuta in dotazione nel periodo trascorso al Colle. Gli agenti della scorta, sempre secondo i dati riportati dal quotidiano romano, guadagnerebbero tra i 1700 e i 2000 euro con straordinari da 50 ore in un mese. In più avrebbero un'indennità che va dai 400 euro per gli agenti "semplici", fino ai 1600 euro per i dirigenti. E adesso queste cifre fanno discutere. 

Il grillino Andrea Colletti afferma: "Crede di disporre dell' Italia come vuole e, come ha dimostrato qualche giorno fa sulla legge elettorale, anche dei gruppi parlamentari". Critiche anche da parte del senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri: "reputo che se una persona è stata Presidente è giusto che gli vengano garantite tutela e sicurezza. Non bisogna nemmeno esagerare con la demagogia. Sono sufficienti sette uomini al massimo". Anche Augusto Minzolini su Twitter commenta la situazione della scorte per Re Giorgio: "In Italia il limite del ridicolo è superato!". 

Attacchi anche da Fratelli d'Italia con Fabio Rampelli: "Non ho mai fatto uso di auto blu e scorta quando ne avevo. Penso, a maggior ragione, che in assenza di minacce esplicite di terrorismo o mafia, nessuna carica dello Stato debba beneficiare di una tale misura". Ma al Tempo risponde lo stesso Napolitano con una nota: "La sicurezza del Presidente emerito Giorgio Napolitano viene garantita con gli stessi criteri e con le stesse modalità utilizzati per tutte le persone assoggettate a tutela e, comunque, con un numero di persone di gran lunga inferiore rispetto a quello indicato nell'articolo che non ha pertanto riscontro nella realtà".

[Link]

21 dicembre 2016

500mila euro di fondi pubblici

Dopo le indecenti dichiarazioni del ministro Poletti che ha offeso i giovani che sono andati all'estero a cercare fortuna (Ci sono persone andate via e che è bene che stiano dove sono perché questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi) qualcuno ha indagato sul figlio e ne sono uscite delle belle.

Sembra che il signor Manuel Poletti, figlio del ministro, alla veneranda età di 42 anni non sia ancora laureato, nonostante le indicazioni di papà che tempo fa fece già un'uscita infelice dicendo: "Prendere una laurea con 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21".

La cosa più vergognosa però è che il cocco di papà non abbia avuto bisogno di emigrare per cercare fortuna perché è direttore di un giornale che negli ultimi tre anni ha preso la bellezza di 500 mila euro di finanziamenti pubblici.

Andate serenamente a fare in culo.


Manuel Poletti, figlio del ministro del Lavoro Giuliano, è direttore di un giornale che ha ricevuto 500 mila euro di fondi pubblici in tre anni

Manuel Poletti, figlio del ministro del Lavoro Giuliano, dirige un giornale che ha ricevuto solo nel 2015 circa 191 mila euro di fondi pubblici. Si tratta Sette Sere Qui, un settimanale nato nel 1996 che copre i territori di Faenza, Lugo, Ravenna e Cervia, edito dalla Cooperativa giornalisti "Media Romagna" di Imola. Cooperativa a sua volta presieduta da Manuel Poletti.

Un'informazione nota ma che ha ripreso a circolare sui social network dopo le recenti uscite del ministro del Lavoro sui "cervelli in fuga" che hanno scatenato un fiume di polemiche: "Se 100 mila giovani se ne sono andati non è che qui sono rimasti 60 milioni di 'pistola'. Ci sono persone andate via e che è bene che stiano dove sono perché questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi", ha detto il ministro del Lavoro salvo poi correggere il tiro dicendo di "essersi espresso male".

"Facile difendere #JobsAct e #voucher quando persino tuo figlio ha azienda che campa grazie a contributi editoria pagati dallo Stato", è uno dei tanti commenti fioccati su twitter. Il riferimento è alla cooperativa di giornalisti che è proprietaria del settimanale romagnolo, diretto da Poletti Jr dal 2009. Secondo le norme che regolano i contributi alla stampa (legge 250/90) il periodico Sette Sere Qui ha ricevuto nel 2015 190.888,48 euro di contributi pubblici. Importo simile a quello corrisposto nel 2014, quando al settimanale sono pervenuti un totale di 197.013,74 euro. Qualche decina di migliaia di euro in meno invece nel 2013 per il quotidiano diretto da Poletti Jr: il totale dei contributi pubblici erogati ammonta a 133.697,24 euro. In tre anni sono circa mezzo milione di euro.

Come ricorda un articolo di Italia Oggi, Poletti Jr ha seguito le orme del padre lanciandosi a testa bassa nel mondo delle cooperative. Il ministro infatti viene da quel mondo, essendo stato presidente nazionale di Legacoop prima di approdare al ministero del Lavoro che ha varato norme controverse come il Jobs Act e il decreto Poletti. Manuel ha seguito le sue orme: lontano dalla politica ha preferito muovere "passi importanti all'interno di Legacoop Romagna, l'organizzazione territoriale delle coop rosse scaturita dalla fusione di quelle di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini".

Circostanze che fanno storcere il naso a molti viste le tanto discusse esternazioni del ministro sui giovani. Come a Francesco Venier, ricercatore all'Università di Trieste: "Toh, il figlio di Poletti (lega COOP) non ha dovuto emigrare per trovare una carriera decente".

[Fonte: huffingtonpost]