31 agosto 2019

Narcos brasiliano diventa la figlia e tenta di evadere - VIDEO

Fosse stato in Italia, avrebbe potuto provare a calarsi con le classiche lenzuola annodate, ma in Brasile queste cose non funzionano e si è dovuto organizzare diversamente ed aggiungo che è stato perfino bravo nel suo tentativo fallito.



Narcos brasiliano si traveste da sua figlia per evadere dalla prigione

La polizia è riuscita a evitare quella che sarebbe stata una clamorosa fuga. Quella che ha provato a organizzare Clauvino da Silva, noto trafficante brasiliano, nel tentativo di evadere da un carcere di Rio de Janeiro. Da Silva ha indossato i vestiti della figlia, una parrucca e una maschera di silicone perfettamente disegnata seguendo i tratti della ragazza. Le guardie del penitenziario sono riuscite però a capire tutto all'ultimo momento.

Il racconto dell'evazione (mancata) è stato pubblicato nei dettagli da "Extra". Clauvino da Silva si trova ora in isolamento nel carcere di massima sicurezza "Bangu 1" a Laércio sulla Costa Pelegrino. La punizione inflitta al narcotrafficante è di 10 giorni ma si attende la conclusione del procedimento amministrativo per capire l'effettivo inasprimento della pena.

Clauvino da Silva voleva fuggire dal carcere "Bangu 3" trasformandosi nella figlia Ana Gabriela Leandro da Silva di 19 anni, l'unica visitatrice del padre di sabato. La ricostruzione della polizia penitenziaria ha evidenziato il piano di fuga del narcos. I visitatori del carcere, prima di uscire dopo la visita ai detenuti, passano in portineria a ritirare il proprio documento di identità lasciato al momento dell'ingresso. In questo caso, la figlia di Clauvino è rimasta nella prigione consentendo al padre di uscire dopo il travestimento. Il piano però è fallito.

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30 agosto 2019

A Miejsce Odrzanskie da 9 anni nascono solo femmine

A Miejsce Odrzanskie, 300 abitanti, l'ultimo maschietto è nato 10 anni fa. Mentre i ricercatori indagano sui motivi, il sindaco promette un premio speciale a chi appenderà un fiocco azzurro


La storia. In Polonia il villaggio dove nascono solo femmine

Solo fiocchi rosa a Miejsce Odrzanskie, villaggio polacco a est di Cracovia, nel sud del Paese. Da un decennio nascono solo femmine - per la precisione, 12 di seguito - e nessuno per ora sa spiegare perché. E così fa un certo effetto vedere che la squadra di pompieri volontari è composta solo da ragazze, adolescenti e bambine: è stata proprio una serie di fotografie pubblicate sulla pagine Facebook della comunità in occasione di una competizione regionale ad accendere nei giorni scorsi i riflettori su questo pacifico paesino di 300 anime, che ora si trova invasa dalle telecamere. Ora il sindaco ha promesso premi a chi finalmente riuscirà ad appendere un fiocco azzurro sul portone di casa.

Una spiegazione a questo fenomeno ci sarà, e un team di ricercatori del dipartimento di Medicina genetica dell'Università di Varsavia è a lavoro per svelare l'arcano. Di certo non si tratta, come qualcuno ha ipotizzato, di aborti selettivi (e perché mai?); alla base potrebbero esserci fattori ambientali oppure una particolare combinazione genetica degli abitanti. A capo dei ricercatori c'è Rafal Ploski: "Si tratta di approfondire la storia e controllare le statistiche delle nascite, poi dobbiamo capire se i genitori delle ragazze siano in qualche modo parenti anche alla lontanissima, poi sarebbe necessario capire le condizioni ambientali, solo così potrete trovare qualche pista".

Il capo dei vigili del fuoco, come molti degli uomini di Miejsce Odrzanskie, viene da fuori. "Sono arrivato in paese, ho sposato una ragazza del luogo e ho avuto due figlie. Mi piacerebbe avere un figlio ma è probabilmente poco realistico. Anche il mio vicino ha provato e ha avuto due ragazze. Penso che le donne qui non diano alla luce maschi".

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29 agosto 2019

ADDIO ESTATE! Avvio di SETTEMBRE con Bufere di Bora, Temporali, Grandine e NEVE

A cavallo tra il Weekend di Domenica 1 e l'inizio della Prossima Settimana, già da Lunedì 2 - Martedì 3 Settembre correnti fredde nord-atlantiche si metteranno in marcia verso le Alpi e le valicheranno. 

E' tutto finito 😭



Meteo: ADDIO ESTATE! Avvio di SETTEMBRE col BOTTO, Bufere di Bora, Temporali, Grandine, NEVE. Ecco DOVE

È IMMINENTE la FINE dell’Estate, che quest’anno sarà addirittura ECLATANTE, con effetti oserei dire addirittura PREPOTENTI! Chi l’avrebbe mai detto che la stagione più calda dell’anno, dopo grossomodo 3 mesi di pressoché totale egemonia sull’Italia e sul Mediterraneo, sia in procinto di concludersi così repentinamente, e malamente direi, in poche ore a cavallo tra Agosto e Settembre? Sembra impossibile, a volte, una così forte correlazione tra Calendario e Stagione, come fosse il Calendario stesso a dettar legge sul clima!

In sostanza, l’avrete già capito, l’AVVIO di SETTEMBRE sarà letteralmente col BOTTO, infatti a cavallo tra il Weekend di Domenica 1 e l'inizio della Prossima Settimana, già da Lunedì 2 - Martedì 3 Settembre correnti fredde nord-atlantiche si metteranno in marcia verso le Alpi e le valicheranno, non senza fatica, sia dalla Valle del Rodano, sia dalla Porta della Bora, attraverso quell’altipiano del Carso, troppo spesso incapace oggi, come in passato, di difendere l’Italia, un Paese abbandonato persino dall’Anticiclone delle Azzorre, una volta amico.

Si volterà definitivamente così pagina: mentre le piogge ed i temporali si estenderanno impetuose ed impietose dalle Alpi, dalla Liguria, dal Piemonte e dalla Lombardia verso la Toscana ed il resto del Nord, altri temporali con grandine, sospinti da impetuosi venti di maestrale colpiranno la Sardegna e da qui il Lazio, la Campania ed il resto delle regioni centrali e meridionali fino alla Puglia, mentre Calabria e Sicilia, sfiorate dal refrigerio, ringrazieranno anch’esse i venti freschi di tramontana e maestrale dopo settimane roventi. Fiocchi di neve alternati a vere e proprie BUFERE, in calo dai 2000m ai 1700m, sebbene non rappresentino un fatto del tutto eccezionale, faranno da cornice ad un evento tanto eclatante, quanto rapido, con un tracollo termico di 15°C da Nord a Sud da cui non ci risolleveremo più!

E alla fine di questo trambusto, non ci resterà che ricordarla questa Estate, per una Vacanza, un Weekend, o solo per un Giorno, una Notte, una Stella.

Addio Estate.

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28 agosto 2019

Zanzare, cresce l'allarme per il virus che fa scoppiare il cervello: «Si è esteso»

Quando notizie di questo genere tremo, pensando alla colonia di zanzare tigre che mi assale ogni volta che riprendo l'auto, dopo essere stato in spiaggia. Dovrei provare a cercare un parcheggio diverso ma quello che uso abitualmente è all'ombra per tutto il pomeriggio e non so cosa sia peggio, se l'auto infuocata o una dozzina di punture di "tigri". Comunque, il caso dell'articolo è veramente preoccupante


Zanzare, cresce l'allarme per il virus che fa scoppiare il cervello: «Si è esteso»

L'allarme per il virus mortale, trasmesso dalle zanzare, che colpisce il cervello con edema e infiammazione si estende. Dopo lo Stato della Florida è il Massachusetts. Il Dipartimento della Salute del Paese ha definito 7 città nel Sud-Est «ad alto rischio» di Eee. Il virus è stato rilevato in 92 campioni di zanzare e un terzo di questi insetti appartiene a ceppi che possono trasmettere il patogeno all'uomo.

«Abbiamo elevato il livello di rischio, perché c'è più attività di quella che registriamo di solito, e in un periodo precoce della stagione», ha detto in una nota Monica Bharel, commissario alla Salute Pubblica. Benché finora negli States non siano stati registrati casi di Eee nell'uomo, le autorità sanitarie locali invitano la popolazione a proteggersi dalle punture di zanzara, come riferisce la Cnn. «Prendiamo l'Eee molto sul serio, e quest'anno siamo preoccupati», sottolinea l'epidemiologo Catherine Brown. Ogni anno negli Usa si registrano circa 7 casi di encefalite equina orientale negli esseri umani, secondo i Centers for Disease Control and Prevention. La malattia nell'uomo può essere fatale: circa il 30% dei pazienti contagiati perde la vita. E in molti casi chi sopravvive presenta problemi neurologici.

Le persone sviluppano sintomi da 4 a 10 giorni dopo essere stati punte da una zanzara infetta: mal di testa, febbre alta, vomito e diarrea, cui in seguito possono aggiungersi disorientamento e coma. Le autorità sanitarie hanno allertato la popolazione, invitandola a proteggersi dalle punture usando repellenti, abiti lunghi, ma anche mettendo zanzariere a porte e finestre ed evitando di lasciare contenitori con acqua stagnante vicino alle case. 

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27 agosto 2019

Maxi-scarafaggio (vivo) nel cibo: il video choc

Dopo aver visto il video, date le dimensioni della bestiaccia, viene il dubbio se fosse o meno uno degli ingredienti. Magari era semplicemente una parte della ricetta che andava cotta meglio.




Maxi-scarafaggio striscia nel cibo: video choc in una tavola calda

Rignano Flaminio, tavola calda. Queste le uniche informazioni sul video pubblicato da "welcometofavelas__" su instagram. Per il resto parlano le immagini. Uno scarafaggio tra i vassoi pieni di cibo in una tavola calda non meglio identificata, alle porte di Roma

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26 agosto 2019

Caldo record? Secondo il climatologo è (quasi) tutto normale

«Quello che passa nell’opinione pubblica - dice il climatologo -, o che almeno si cerca di veicolare, è che il riscaldamento del pianeta sia solo di natura antropica e in particolare che sia da imputare all’incremento della concentrazione di C02 nell’atmosfera. Io non sono né catastrofista, né negazionista, dico solo che questi due posizioni non sono supportate da evidenze scientifiche»



Meteo, caldo record. Il climatologo: "Mini rialzi, nulla di epocale"

Franco Prodi: "Greta Thunberg brava ma non è la scienza"

Roma, agosto 2019 - Di mattina si sfiorano i 40 gradi, al pomeriggio si scatenano bombe d’acqua e grandine. La percezione diffusa è quella di vivere un’estate anomala, a dir poco.

Da climatologo di fama internazionale, professor Franco Prodi, lei che cosa ne pensa?

«Queste sensazioni – dice Prodi – sono ancorate alla memoria personale di ciascuno di noi sulla quale non possiamo fare affidamento. A livello scientifico, studiando i dati e confrontando le medie su base trentennale, viene confermato un aumento della temperatura dell’aria più accentuato a partire dal 1970. Il riscaldamento comporta una maggiore concentrazione di vapore d’acqua, con di conseguenza un’intensità più marcata dei fenomeni temporaleschi».

Possiamo dire che sia in atto un cambiamento climatico epocale?

«È un’affermazione troppo assertiva, non suffragata da evidenze scientifiche».

Il riscaldamento globale del pianeta, però, è un dato oggettivo.

«Si parla di un incremento pari a sette decimi di grado ogni secolo a partire dai primi dell’800. In quale misura questo aumento sia di natura antropica oppure dovuto a cause naturali, resta una questione ancora aperta».

Vuol dire che non è tutta colpa dell’uomo?

«Quello che passa nell’opinione pubblica, o che almeno si cerca di veicolare, è che il riscaldamento del pianeta sia solo di natura antropica e in particolare che sia da imputare all’incremento della concentrazione di C02 nell’atmosfera. Io non sono né catastrofista, né negazionista, dico solo che questi due posizioni non sono supportate da evidenze scientifiche. Dobbiamo sempre ricordare che la conoscenza del clima è ancora incompleta».

I cambiamenti climatici sono ineludibili?

«Ce ne sono stati nei millenni precedenti e altri ve ne saranno, viva o meno l’uomo sulla Terra. In altri termini, dobbiamo considerare come questi mutamenti siano connessi a quella che è la conformazione del sistema complesso stella-pianeta. Pensiamo solo al fatto che la distanza fra la Terra e la sua sorgente luminosa, il Sole, è suscettibile di variazioni, così come l’astrofisica ci spiega che la stessa intensità dei raggi solari può mutare. E non dimentichiamo anche l’altra variabile dell’involucro che avvolge il nostro pianeta, l’atmosfera».

Ricca di particelle e gas emessi in gran quantità dall’uomo.

«Certo, vedesi gli scarichi delle auto o i fumi delle caldaie. È chiaro che noi giochiamo la nostra parte nella partita del surriscaldamento globale, ma torniamo al punto di partenza: non è possibile quantificare il grado di responsabilità dell’uomo rispetto a quello della natura stessa. Non siamo nelle condizioni di comprendere da che parte penda maggiormente la bilancia».

Farebbe due chiacchiere con la 16enne svedese Greta Thunberg che ha avuto il merito di mobilitare migliaia di giovani in tutto il mondo sul tema dei cambiamenti climatici?

«Lei si muove fuori da un discorso scientifico. L’aspetto positivo è senz’altro quello di generare un’urgenza nel prendersi cura dell’ambiente, dall’altro lato, però, c’è l’equivoco di dare per scontato che tutto si possa risolvere limitando le emissioni di C02. Direi che è bene partire da una riduzione dell’inquinamento planetario che è misurabile. Su questa base è possibile cercare un accordo internazionale fra gli Stati».

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25 agosto 2019

Amazzonia, un soccorritore disseta un armadillo dopo gli incendi

Le inaspettate e tenere immagini che arrivano dall'area di Nova Mutum, comune brasiliano di poco più di 42 mila anime, nello Stato del Mato Grosso, hanno fatto il giro del mondo. 


Amazzonia, un soccorritore disseta un armadillo dopo gli incendi

L'Amazzonia è devastata dagli incendi. Una vera e propria emergenza che sta tenendo con il fiato sospeso tutto il pianeta. Con migliaia di uomini impiegati nelle operazioni di spegnimento e la natura che muore, questo dramma, che sembra non avere fine, continua. Anche per questo, le inaspettate e tenere immagini che arrivano dall'area di Nova Mutum, comune brasiliano di poco più di 42 mila anime, nello Stato del Mato Grosso, hanno fatto il giro del mondo. Protagonisti dell'episodio, Pedro Ribas Alves, vigile del fuoco brasiliano che, con i suoi compagni, era impegnato nelle operazioni di spegnimento di una fattoria attaccata dalle fiamme che avevano mandato in fumo la zona, e un piccolo armadillo.

L'intervento, presto era stato ultimato e gli uomini avrebbero lasciato immediatamente l'area se non fosse stato per la comparsa di un armadillo che, evidentemente assetato e chissà come scampato all'incendio, sembrava chiedere aiuto. Così, senza pensarci due volte, Pedro sarebbe intervenuto e, chinatosi, aveva offerto dell'acqua all'animaletto, come dimostrano le immagini successivamente pubblicate dal vigile del fuoco, sulla propria pagina Facebook. Soltanto in quell'area, si contano oltre 800 ettari di territorio andati in fumo. Dopo il salvataggio del piccolo armadillo, l'emergenza continua.

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24 agosto 2019

171 chilometri a Minsk

Dopo l'aggiornamento dello smartphone e la conseguente scoperta del contapassi, dopo ogni vacanza vado sempre e vedere il resoconto chilometrico delle lunghe camminate nelle città visitate e anche a Minsk, dalla quale sono appena tornato, ci siamo fatti un bel po' di chilometri.



In nove giorni, il totale dei chilometri percorsi è stato di ben 171, con una media di 19 giornalieri. Tanto ma non tantissimo, considerato l'arrivo di pomeriggio, nel primo giorno e la partenza alle 6 di mattina nell'ultimo, con un giorno in cui è piovuto quasi sempre.

A Mosca e San Pietroburgo, prima vacanza monitorata, i numeri furono ancora maggiori, con ben 246 chilometri in 11 giorni, per una media di 22,36 km/g (leggi il post).

Di seguito il dettaglio giornaliero.













23 agosto 2019

30 anni fa la Via Baltica: quando lettoni, estoni e lituani mostrarono al mondo la loro voglia di libertà

Il 23 agosto del 1989 un’immensa catena umana formata da oltre due milioni di cittadini estoni, lettoni e lituani, unì le tre capitali baltiche per denunciare il patto Molotov – Ribbentrop e affermare il proprio diritto alla libertà dall’occupazione sovietica.



30 anni fa la Via Baltica: quando lettoni, estoni e lituani mostrarono al mondo la loro voglia di libertà

Il 23 agosto del 1939, dieci giorni prima dello scoppio della II guerra mondiale, il ministro degli esteri tedesco Joachim Von Ribbentrop giunse a Mosca per firmare insieme al suo omologo sovietico, Vjaceslav Molotov un patto di non aggressione fra la Germania di Hitler e l’Urss di Stalin che darà il via libera all’inizio del conflitto mondiale.
Il patto di non aggressione venne reso pubblico, ma in quello stesso giorno Ribbentrop e Molotov firmarono anche un altro accordo, un protocollo segreto, con il quale Hitler e Stalin si spartiscono l’Europa orientale e i paesi baltici.


L’articolo 1 del protocollo diceva:
In caso di riassetto territoriale e politico nei settori appartenenti agli Stati baltici (Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania), il confine settentrionale della Lituania rappresenta il confine delle sfere di influenza della Germania e URSS. A questo proposito l’interesse della Lituania nella zona di Vilna è riconosciuto dalle Parti.

Quel protocollo segreto segna, il 23 agosto del 1939, il destino di Lettonia, Lituania ed Estonia, che verranno invase nel 1940 dall’Armata Rossa, e poi nel 1941 dall’esercito tedesco nell’operazione Barbarossa, per poi tornare sotto l’occupazione sovietica fra il 1944 e il 1945. Un’occupazione che durerà poi fino al 1991.


Cinquanta anni dopo la firma del protocollo segreto, il 23 agosto del 1989, i tre popoli baltici decidono di mettere in atto una clamorosa azione di protesta pacifica, per denunciare la firma del protocollo segreto fra nazisti e sovietici e mostrare a tutto il mondo la loro voglia e il loro diritto a tornare ad essere paesi liberi ed indipendenti. E’ la Via baltica, una catena umana di circa due milioni di persone (il 25-30% degli abitanti complessivi dei tre stati) che scendendo in strada e prendendosi per mano compose una catena che attraversò i tre paesi baltici, unendo le capitali Tallin, Riga e Vilnius. Gli organizzatori avevano calcolato che fosse necessaria la partecipazione di almeno 200 mila persone in ciascuno dei tre stati per coprire la distanza prevista, ma scese in strada molta più gente, tanto che in diverse zone si crearono più file di catene umane.

Furono i movimenti di  liberazione popolare dei tre paesi baltici a ideare e organizzare la dimostrazione. Dainis Īvāns, il leader del Tautas Fronte lettone ricorda che lui, Vytautas Landsbergis, leader del movimento di liberazione lituano Sąjūdis, e Edgar Savisaar, a capo del Fronte popolare estone, si incontrarono in un piccolo caffè di Tallin, dove si promisero a vicenda di non permettere che ai loro popoli accadesse quello che era accaduto nel 1940.

L’idea di una grande manifestazione popolare era venuta per primo a Savisaar, ma poi il progetto trovò compimento nell’adesione degli altri due fronti popolari, lettone e lituano. L’accordo per l’azione di protesta comune fu firmato nella riunione dei tre fronti popolari nella città di Cēsis in Lettonia, il 12 agosto del 1989.
Non era per niente semplice organizzare una così vasta e clamorosa azione di protesta popolare in territorio sovietico.

“Il mio compito – ricorda Īvāns – era quello di suscitare nelle persone quel coraggio necessario per partecipare alla Via Baltica, che potesse superare le difficoltà oggettive che si presentavano all’epoca. Forse ha giocato un ruolo anche il fatto che avevamo il dubbio che molta gente potesse aver paura. Era molto importante che le persone si sentissero sicure, scendessero in strada con la consapevolezza che dipendeva tutto da ciascuno di loro. Il risultato è stato che nelle persone si è risvegliato questo senso del dovere, hanno capito che dovevano andare. C’era gente di ogni età, adulti, anziani, bambini. Si è trattato di un grande referendum popolare, un grande voto democratico a favore della libertà dei paesi baltici.”

Gli stessi organizzatori furono molto colpiti dal livello di auto controllo e auto organizzazione delle persone che parteciparono: “Ora possiamo affermarlo – prosegue Īvāns – le persone allora non si resero neanche conto che la Via Baltica, la più importante azione di protesta di quegli anni, non fu sostanzialmente guidata. Il Comitato centrale del Partito comunista ci aveva vietato di trasmettere la diretta attraverso i media, per volere di Mosca. E l’azione di protesta poteva essere al centro di qualsiasi atto di provocazione, senza neanche un forte controllo da parte degli organizzatori centrali. Ciò significa che ogni provincia, ogni persona, si è sentita particolarmente responsabile, affinché tutto procedesse nel verso giusto“.

Le comunicazioni fra gli organizzatori avvenivano via telefono, da un distretto all’altro, per informare e organizzare la gente nei vari punti di raccolta. “Padomju jaunatne” (Gioventù sovietica), pubblicò la mattina del 23 agosto una pagina con l’appello dei tre movimenti di liberazione nazionale alla gente per partecipare all’azione in programma nel tardo pomeriggio.


Alle 19 di quel 23 agosto 1989 un milione di estoni, 700 mila lituani e 500 mila lettoni si trovarono per strada per formare una immensa catena umana lunga 670 km., dal castello Toompea a Tallin, passando lungo la Lettonia, attraversando Riga e il monumento alla libertà nel cuore della capitale lettone, per proseguire a sud lungo la Daugava, fino a deviare in territorio lituano per raggiungere nel cuore di Vilnius la torre di Gediminas.

La radio estone e quella lituana trasmisero in diretta alle sette di sera, nel momento in cui partecipanti si prendevano per mano in strada, i discorsi dei due leader dei Fronti popolari, mentre in Lettonia il Comitato centrale del PCUS aveva vietato la diretta radio. Lo scopo di tale divieto, secondo Īvāns era quello di sabotare la manifestazione. Non c’era bisogno di vietare la trasmissione radio in Lituania ed Estonia, bastava che il divieto fosse imposto in Lettonia, e la catena si sarebbe spezzata. Per fare in modo che la voce del leader del movimento di liberazione lettone risuonasse nelle radio del paese, Īvāns registrò alcune ore prima il suo discorso. Grazie al coraggio e alla dedizione dei giornalisti della radio lettone il discorso di Īvāns venne trasmesso, nonostante il divieto imposto dal potere centrale sovietico.

Il problema per i movimenti di liberazione quel giorno non era solo quello di organizzare la buona riuscita della protesta all’interno dei tre paesi baltici, ma anche la pubblicizzazione e la diffusione delle immagini nei media internazionali. Era questo l’obiettivo della protesta: far sentire a tutto il mondo la voce dei popoli baltici che reclamavano il loro diritto alla libertà e all’indipendenza.

Aivars Liepiņš lavorava come fotografo giornalista a quel tempo e fu l’unico fotografo lettone ad avere la possibilità di fotografare la Via Baltica dall’alto. C’era un elicottero che nei piani doveva servire a portare i leader dei fronti nazionali ai confini degli stati, dove incontrarsi. Ma poi fu deciso di farli spostare in automobile, per evitare rischi con il KGB. L’elicottero dunque in quelle ore rimase inoperoso e fu possibile utilizzarlo per le riprese aeree della catena umana.


“Mi trovavo nel Palazzo della stampa, ero rimasto l’ultimo. Stavo pensando dove recarmi per fotografare la manifestazione, quando d’un tratto mi chiamano al telefono – ricorda Liepiņš. L’elicottero si sarebbe alzato in volo entro 15 minuti dall’aeroporto di Spilve. Corsi subito, arrivai all’aeroporto quando le ali dell’elicottero avevano già preso a ruotare… Il pilota dell’elicottero era molto bravo. Mi chiese: dove andiamo? Scegliemmo per motivi pratici di sorvolare l’autostrada che porta a Pskov, perché in quella zona non ci sono foreste che coprono la visuale della strada. A me sarebbe piaciuto andare verso Ķekava, dove c’erano anche i miei familiari per strada, ma non si prestava ad immagini dall’alto. Durante il volo, sopra il Vidzeme, si vedevano Sigulda, Cēsis, Straupe. Per le strade non si scorgeva anima viva, nessuno. Sembrava che fossero città fantasma, ma in realtà tutta la gente in quel momento era altrove, lungo il percorso della Via Baltica.”

La stampa internazionale diffuse ampiamente la cronaca e le immagini della protesta dei popoli baltici. Negli USA ne parlarono “Washington Post”, “The New York Times”, “Los Angeles Times”, mentre più ampie cronache della manifestazione furono pubblicate in giornali locali o minori, in zone dove più significativa era la presenza di comunità baltiche.

In Gran Bretagna uno dei maggiori quotidiani, il Guardian, pubblicò una corrispondenza del suo inviato nei baltici, Jonathan Steele, da Vilnius.

“Il Guardian aveva un ufficio di corrispondenza a Mosca – rivela Steele – a quel tempo c’era una sola persona, ma poi con lo svilupparsi degli eventi si arrivò fino a 3 corrispondenti nel 1994. Non ricordo bene come venni a sapere della manifestazione di protesta. I baltici avevano una folta rappresentanza nel Soviet supremo a Mosca, e i deputati baltici si adoperarono molto per pubblicizzare l’azione di protesta. Per non suscitare la reazione del potere centrale, all’inizio parlarono non tanto di richieste di indipendenza, ma di “sovranità economica”. Trovai straordinaria l’idea di una catena umana, era perfetta per essere trasmessa in televisione e da mostrare nelle foto. Molto meglio di una raccolta di firme, che produce solo una grande mole di fogli, che nessuno vede. Ma formare una grande catena umana fisica attraverso tutti e tre i paesi baltici fu una grande prova di visibilità.”


Lettonia, Estonia e Lituania avrebbero ottenuto l’indipendenza due anni dopo, nell’agosto del 1991, e dovettero passare attraverso altri momenti drammatici, come la repressione violenta delle proteste del gennaio 1991. Ma la Via Baltica dette uno straordinario impulso al movimento per l’indipendenza dei baltici ed ebbe effetti anche a livello normativo e nell’accellerazione dei processi di liberazione dei paesi dell’Europa orientale. Meno di due mesi dopo la Via Baltica, cadde il muro di Berlino.

La Via Baltica e la denuncia del protocollo segreto fra Germania nazista e Urss stalinista, spinsero il Cremlino a riconoscere i crimini passati nei paesi baltici. L’Urss riconobbe l’esistenza del protocollo segreto e ne dichiarò da quel momento l’invalidità. Fu un passo fra i più importanti nel percorso di indipendenza dei paesi baltici.
La Via Baltica offrì una grande cassa di risonanza internazionale alle richieste di estoni, lettoni e lituani, dimostrando anche l’unità di intenti dei tre paesi, che dette sicuramente maggiore forza alle successive battaglie per l’indipendenza dei popoli baltici.

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22 agosto 2019

Giorgia Meloni supera Di Maio: Facebook sempre più a destra

Sorpasso tra i politici che attirano più l'attenzione online: il vicepremier 5 Stelle scende al terzo gradino del podio mentre il "libro delle facce" si colora sempre più di nero. E la sinistra non tocca palla. I dati del monitoraggio dell'Espresso



Facebook sempre più a destra: Giorgia Meloni supera Di Maio e con Salvini domina i social

Se il governo si decidesse su Facebook, di dubbi non ce ne sarebbero: Matteo Salvini e Giorgia Meloni avrebbero i numeri per un esecutivo.

Il leader leghista è ormai da anni il padrone incontrastato del social network grazie a una strategia di comunicazione che combina un martellamento sulle parole chiave della sua propaganda unito a scene di vita privata: un mix che si è rivelato vincente ed è oggi copiato un po' da tutti i politici, di quell'area e non solo.

Matteo Salvini e il suo team, da un anno a libro paga del ministero, possono esultare perché nel mese di luglio secondo i dati del monitoraggio dell'Espresso sui social dei politici, hanno generato su Facebook oltre 15 milioni di interazioni, somma di commenti, condivisioni e reazioni. Si tratta del dato più utile per capire quanto un politico sia in grado di stare al centro della scena mediatica e, a differenza del numero totale di fan accumulati nel tempo, forniscono un indicatore più preciso della sua centralità in quello specifico momento.



Se per la prima posizione non c'è mai stata discussione, molto è invece cambiato nel resto del podio, con la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni che conquista la seconda posizione ai danni di Luigi Di Maio e corona così la sua lunga rincorsa (fatta di cambi di strategia e investimenti, come abbiamo raccontato sull'Espresso): Meloni ha accumulato a luglio 3,7 milioni di interazioni totali, una cifra più che doppia rispetto agli 1,7 milioni del marzo scorso, quando L'Espresso ha realizzato la copertina "Social destra".

A pagare il boom della Meloni è Luigi Di Maio, uscito sconfitto anche dalle ultime tornate elettorali e dato in fase discendente anche nei sondaggi. Per lui 3 milioni di interazioni a luglio, in significativo aumento rispetto al milione e 800mila del marzo scorso ma non abbastanza da arrestare l'ondata nera meloniana. A parziale giustificazione del dato, va precisato che Di Maio non ha usato inserzioni a pagamento a differenza dei due politici in testa alla classifica: Salvini da marzo a oggi ha speso 128mila euro in sponsorizzazioni su Facebook, Meloni poco meno di 40mila. Tuttavia si tratta di cifre utilizzatr in gran parte in prossimità delle elezioni europee mentre nelle ultime settimane entrambi hanno investito poche centinaia di euro.

E la sinistra? La calma resta piatta. Matteo Renzi è il primo dell'area con 1,5 milione e mezzo di reazioni (oltre quattro volte in più rispetto a marzo), mentre Nicola Zingaretti resta a 250mila interazioni, lontanissimo dalle posizioni di vetta

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21 agosto 2019

Inalare preservativi fa male alla salute, anche se è una moda

Negli Stati Uniti sta spopolando una pericolosa sfida tra gli adolescenti, legata all’inalazione di un preservativo. Nata dall’idea di uno youtuber, la ‘condom challenge’ è attiva da alcuni anni e sta mettendo in serio pericolo i giovani a caccia di like e approvazione sulla rete. 



Inalare preservativi fa male alla salute, anche se è una moda, e vi spieghiamo perché

Tra gli adolescenti americani sta spopolando una ‘nuova', folle e pericolosissima moda: inalare preservativi e farli uscire dalla bocca. La ‘condom challenge', come è stata chiamata, analogamente a molte altre sfide partorite su internet – più o meno ridicole e potenzialmente dannose per la salute – è nata dall'idea di uno youtuber. I primi video relativi alla malsana pratica hanno una decina d'anni, ma come spesso avviene per simili fenomeni, la viralità – e il lancio della relativa moda – è esplosa ad anni di distanza dal debutto sulla rete. Il pericoloso ‘gioco di prestigio' si sta diffondendo così rapidamente tra i giovani statunitensi che una scuola del Texas ha dovuto persino diramare un comunicato ad hoc per avvisare genitori e studenti sui rischi per la salute.

Ma perché inalare preservativi può essere molto pericoloso? Normalmente non ci sarebbe nemmeno bisogno di spiegarlo, ma tenendo presente il dilagare della sfida, evidentemente, non tutti hanno una chiara idea dei rischi che si corrono. Le narici sono innanzitutto collegate alla parte posteriore della bocca (da dove gli emuli dello youtuber fanno uscire i preservativi), ed è un tratto estremamente delicato delle vie aeree superiori. L'aria che passa da lì finisce infatti nella trachea fino a raggiungere i polmoni. Qualora il preservativo in lattice dovesse rimanere incastrato durante il processo di inalazione, potrebbe ostacolare il normale passaggio dell'aria e far correre il rischio di morire soffocati. Al di là del rischio meccanico c'è anche da tener presente quello chimico: il lubrificante spermicida presente sul lattice, infatti, interagendo col rivestimento interno della cavità nasale può scatenare irritazioni, infezioni e reazioni allergiche.

C'è anche la possibilità non remota di ingoiare il preservativo, col rischio di sviluppare un'appendicite o altre complicazioni dell'apparato digerente, come accaduto alle persone che hanno ingerito accidentalmente un condom. Insomma, si tratta di una sfida ridicola e pericolosa, ma anche uno spreco, considerando l'importanza dei preservativi nel proteggere non solo dalle gravidanze indesiderate, ma anche dalle malattie sessualmente trasmissibili. La condom challenge, omonima ad un'altra che prevede il lancio di ‘gavettoni', è balzata agli onori della cronaca dopo quella chiamata “Tide Pod Challenge”, con gli adolescenti impegnati a masticare e ingoiare le capsule di plastica contenenti detersivo. Sono a decine quelli americani finiti al pronto soccorso per una intossicazione più o meno grave.

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20 agosto 2019

Michelle & Aurora: quando il lato B è una questione di famiglia

Il Mattino di Napoli, nel pieno delle vacanze estive, il 18 agosto scorso, pubblicava un articolo leggero riguardante il lato B della signora Hunziker e di sua figlia Aurora, mettendoli a confronto con la seguente didascalia: "Michelle & Aurora, tale madre tale figlia: quando il lato B è una questione di famiglia". 

Sarà veramente così?



Lo screenshot del post su Facebook


11 agosto 2019

Il caldo anomalo spinge le renne in spiaggia

Le renne in Lapponia hanno avuto difficoltà a far fronte alle temperature insolitamente alte e queste due immortalate nella foto, hanno deciso di recarsi in spiaggia per trovare un po' di refrigerio.



Il caldo anomalo spinge le renne in spiaggia
(Tradotto con Google Translator)

Un punto di balneazione nel nord della Finlandia aveva visitatori improbabili che cercavano conforto dalle alte temperature.

Una coppia di renne intraprendenti ha colpito la spiaggia nella Finlandia settentrionale martedì scorso quando il mercurio è salito a 28 gradi Celsius. Il cervo ruspante si è rinfrescato sulla spiaggia di Ounaskoski a Rovaniemi, la più grande città della Lapponia finlandese.

"Molte persone hanno scattato foto e non sembrava affatto disturbarle. I bambini giocavano nelle vicinanze e questo non li disturbava nemmeno", ha detto Johanna Koivisto, che ha scattato una foto del duo a riposo.

Koivisto disse che non era sorpresa di vedere le renne a Ounaskoski, visto che aveva visto anche gli animali lì l'estate precedente. In altre parole, era solo una giornata normale in spiaggia a Rovaniemi.

Le renne in Lapponia hanno avuto difficoltà a far fronte alle temperature insolitamente alte.

Il quotidiano Helsingin Sanomat ha riferito all'inizio di questa settimana di "fare la fila nell'ufficio di Kela" per le renne, dopo che un gruppo di cervi si è radunato fuori dalla sede dell'agenzia di previdenza sociale nel villaggio lappone di Inari per stare all'ombra.

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10 agosto 2019

In autostrada con la casa sopra l'auto: fermato dalla polizia

Ad attirare l'attenzione degli agenti, oltre alle dimensioni particolarmente voluminose del bagaglio trasportato sul tetto della vettura, è stato l'insolito carico costituito da qualche valigia, un materasso, due biciclette ed una motozappa. 


In autostrada con la casa sopra l'auto: fermato dalla polizia, aveva anche la motozappa

Difficile passare inosservati quando si viaggia con un carico troppo 'ingombrante'. Ma è proprio ciò che è accaduto qualche giorno fa sull'autostrada A2 nei pressi dello svincolo per Sant'Onofrio (Vibo Valentia) dove una pattuglia della Polizia Stradale di Vibo Valentia ha fermato un'autovettura Volkswagen Sharan diretta a Sud.

Ad attirare l'attenzione degli agenti, oltre alle dimensioni particolarmente voluminose del bagaglio trasportato sul tetto della vettura, è stato l'insolito carico costituito da qualche valigia, un materasso, due biciclette ed una motozappa. 

Gli agenti non hanno potuto fare a meno di verbalizzare all'indisciplinato conducente, la sporgenza del carico fuori della sagoma del veicolo, oltre i limiti consentiti dalla legge nonché l'errata sistemazione del carico stesso. Una scorretta disposizione dei bagagli sul veicolo, infatti, oltre a limitare la visibilità degli altri conducenti e a compromettere la stabilità del mezzo, può costituire, in caso di caduta o di dispersione, un serio pericolo per la circolazione.

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09 agosto 2019

L'uso prolungato dei cellulari non aumenta il rischio di tumori

Nuova assoluzione per i telefoni cellulari e rischio cancro, dopo vari studi che affermavano il contrario: l'uso prolungato dei telefoni cellulari, su un arco di 10 anni, «non è associato all'incremento del rischio di tumori maligni (glioma) o benigni (meningioma, neuroma acustico, tumori delle ghiandole salivari)». 


Istituto superiore di sanità: l'uso prolungato dei cellulari non aumenta il rischio di tumori

È questa la conclusione del nuovo Rapporto Istisan 'Esposizione a radiofrequenze e tumorì curato da Istituto superiore di sanità (Iss), Arpa Piemonte, Enea e Cnr-Irea. I dati attuali, tuttavia, rileva lo studio, «non consentono valutazioni accurate del rischio dei tumori intracranici e mancano dati sugli effetti a lungo termine dell'uso del cellulare iniziato durante l'infanzia». In base alle evidenze epidemiologiche attuali, spiegano i ricercatori, «l'uso del cellulare non risulta associato all'incidenza di neoplasie nelle aree più esposte alle Radiofrequenze durante le chiamate vocali. La meta-analisi dei numerosi studi pubblicati nel periodo 1999-2017 non rileva, infatti, incrementi dei rischi». Anche rispetto alla valutazione dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell'Onu nel 2011 - che ha classificato le Radiofrequenze nel gruppo 2B («possibili cancerogeni») - le stime di rischio considerate in questa meta-analisi, si precisa nel Rapporto, «sono più numerose e più precise». Gli esperti affermano inoltre nel Rapporto che «i notevoli eccessi di rischio osservati in alcuni studi non sono coerenti con l'andamento temporale dei tassi d'incidenza dei tumori cerebrali che, a quasi 30 anni dall'introduzione dei cellulari, non hanno risentito del rapido e notevole aumento della prevalenza di esposizione».

Attualmente «sono in corso ulteriori studi - precisano i ricercatori - orientati a chiarire le residue incertezze riguardo ai tumori a più lenta crescita e all'uso del cellulare iniziato durante l'infanzia». Nel rapporto si evidenzia inoltre che «l'ipotesi di un'associazione tra Radiofrequenze emesse da antenne radiotelevisive e incidenza di leucemia infantile, suggerita da alcune analisi di correlazione geografica, non appare confermata dagli studi epidemiologici con dati individuali e stime di esposizione». Il Rapporto non convince però l'associazione a tutela dei consumatori Codacons: lo studio, afferma il presidente Carlo Rienzi, «è clamorosamente smentito da tutte le ricerche e dai dati elaborati dai più prestigiosi istituti internazionali, e si scontra addirittura con le leggi italiane e con le sentenza dei tribunali che obbligano lo Stato ad informare i cittadini circa i rischi per la salute legati all'uso del cellulare. Sembra sia partita la campagna a favore della tecnologia 5G avviata dalle multinazionali delle tlc che forse hanno trovato nell'Iss un valido alleato». Dallo Iarc all'Oms, «la posizione dell'Iss è isolata. Chiediamo quindi un intervento del Ministro della salute Giulia Grillo - conclude Rienzi - affinché verifichi eventuali legami tra la ricerca dell'Istituto e la campagna pro 5G avviata in Italia».

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08 agosto 2019

Svolta in Svezia, vuoi mendicare? Compra la licenza

Pagare per chiedere l’elemosina. È la nuova tassa che ha introdotto l’amministrazione di una città a ovest di Stoccolma, dove sarà necessaria una licenza per chiedere denaro in strada. Non era mai accaduto in Svezia.


Svolta in Svezia, vuoi mendicare? Compra la licenza

Permessi trimestrali a 23 euro. Gli accattoni si reinventano: "Da oggi vendiamo bacche" 

Stoccolma, 8 agosto 2019 - Pagare per chiedere l’elemosina. È la nuova tassa che ha introdotto l’amministrazione di Eskilstuna, città a ovest di Stoccolma, dove sarà necessaria una licenza per chiedere denaro in strada. Non era mai accaduto in Svezia, sottolinea il Guardian nella sua edizione online. Valida tre mesi, l’autorizzazione – che costa l’equivalente di circa 23 euro – può essere ottenuta compilando un modulo online o di persona presso una stazione di polizia e presentando un documento d’identità in corso di validità. Chiunque ne sarà sprovvisto e sarà sorpreso a mendicare rischia una multa fino a 375 euro.

Jimmy Jansson, consigliere comunale socialdemocratico, ha affermato che il programma, entrato in vigore il 1 agosto dopo quasi un anno di rinvii legali, punta a «burocratizzare» l’accattonaggio provando a «rendere più difficile» la richiesta di denaro alle persone. «Vedremo dove questo ci porterà», ha detto Jansson ai media locali, aggiungendo che il sistema di autorizzazione dovrebbe aiutare a mettere i senzatetto e altre persone vulnerabili in contatto con le autorità locali, in particolare i servizi sociali.

Ma, fatta la legge, come insegna il buon detto popolare, trovato l’inganno. I nuovi regolamenti non vietano la vendita in strada di piccoli oggetti o generi alimentari come le bacche. E così molti mendicanti, per risparmiare i soldi dell’autorizzazione, si sono reinventati in venditori di frutta selvatica. Nel pieno centro di Eskilstuna, la 22enne romena Maria Narcisa ha piazzato otto ciotole di alluminio piene di mirtilli. «Così – ha raccontato ad Aftonbladet – posso continuare a chiedere soldi ai passanti. Il permesso di elemosinare non l’ho chiesto, anche se mi trovo in una zona coperta dalla nuova disposizione del Comune. Non mi fido, non ne vale la pena».

La burocrazia, anche alle alte latitudini, è il nemico. «Mi hanno detto – continua Maria Narcisa – che ci vuole una settimana per ottenere i documenti».

Il Comune, ovviamente, non ha preso bene la contromossa dei mendicanti e ha scatenato una squadra di avvocati per capire come arginare il problema. «Se vendono bacche, è necessario valutare se si tratta di un modo per aggirare la nuova disposizione. In ogni caso – fa notare il capo di vigili urbani Thomas Bergqvist – esistono limitazioni sulle strade in cui si può vendere la frutta selvatica».

Altri questuanti invece hanno deciso semplicemente di spostare la propria attività di qualche chilometro. «Sì, certo – si arrende Jansson – il rischio che i mendicanti si spostino in massa in comuni limitrofi esiste. Ma se la nostra legge si rivelerà efficace, forse anche le altre amministrazioni dovrebbero riflettere. Ogni Municipio, in tutti i casi, è responsabile nello stabilire le proprie priorità».

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07 agosto 2019

Civitanova, nuova arma contro il parcheggio selvaggio: le offese sul lunotto

Hanno riscosso molti "like" le foto pubblicate nel gruppo social cittadino, di due macchine parcheggiate sul lungomare, nei pressi dell'Arco sul Mare, che occupavano completamente il passaggio pedonale. In quella (per così dire) parcheggiata peggio, sul lunotto anteriore qualcuno ha messo un bigliettino prestampato con una esortazione a posteggiare meglio.



Questo il testo del messaggio: "Complimenti, lei ha vinto un premio per il miglior parcheggio effettuato in città" a cui seguiva una descrizione sommaria del titolo con offese al guidatore e all'incolpevole genitrice. 

Apprezzamenti unanimi, come dicevamo, all'operazione di sensibilizzazione contro i parcheggi selvaggi, tranne che per gli insulti alla mamma, e qualcuno fa notare come di queste missive ne servirebbero veramente molte, data la diffusione del fenomeno.



06 agosto 2019

La Bolkenstein fa tremare i bagnini, concessioni in bilico

Una bomba a orologeria, lanciata direttamente sul bagnasciuga dei quasi 11 mila stabilimenti balneari italiani. Ha i contorni del (clamoroso) caso nazionale, la pronuncia del tribunale del Riesame di Genova sul caso Liggia arrivata a sorpresa e formalizzata ai titolari dei noti bagni di Sturla nei giorni scorsi.


Concessioni balneari, stabilimento genovese sequestrato applicando direttiva Bolkestein: “Occupazione abusiva del demanio”

Mercoledì 17 luglio i sigilli ai bagni Liggia, storico stabilimento di Sturla. La misura, chiesta dal pubblico ministero Walter Cotugno, era stata negata per due volte prima dell’ok della Cassazione. Le motivazioni: “Le proroghe stabilite per legge non si applicano alle concessioni precedenti alla legge 88 del 2001” che ha abolito il meccanismo del rinnovo automatico

È a Genova il primo stabilimento italiano vittima della direttiva Bolkestein. Mercoledì 17 luglio la Capitaneria di porto ha sequestrato gli storici bagni Liggia nel quartiere di Sturla, su ordine del tribunale del Riesame che ha dichiarato inesistente la concessione demaniale in capo al proprietario. E ciò in base alla discussa direttiva europea che impone la messa a bando di tutte le concessioni pubbliche nel territorio dell’Unione, tra cui, appunto, quelle dei litorali.

Nell’inerzia dei governi, che dal 2009 prorogano per legge la validità dei permessi (l’ultima estensione fino al 2034 è arrivata con la manovra del dicembre scorso), a far applicare la Bolkestein ci ha pensato la Cassazione con una pronuncia che è un potenziale terremoto per quasi 11mila bagni italiani: le leggi che prorogano le concessioni marittime non si applicano ai rapporti nati prima del 2001, quando ancora vigeva la regola del rinnovo automatico, ha detto la suprema Corte. E i giudici genovesi hanno dovuto prenderne atto. A farne le spese per primo è stato questa piccola struttura, il cui proprietario – il 70enne ingegnere Claudio Galli – è indagato per occupazione abusiva di spazio demaniale. Un reato “consumato ininterrottamente da circa dieci anni”, si legge nell’ordinanza di sequestro: cioè dalla data di scadenza dell’ultima concessione, proroghe escluse. Ma i dubbi restano: tanto che gli stessi giudici “costretti” dalla Cassazione a disporre il sequestro lo avevano negato solo pochi mesi prima.


Perché, tra i tanti, è toccato proprio ai bagni Liggia? La risposta sta in un vecchio muro di confine che Galli nel 2018 decide di abbattere in quanto pericolante. Ne nasce una lite con i proprietari dello stabilimento vicino e il fascicolo finisce sul tavolo del sostituto procuratore Walter Cotugno, che già tra il 2005 e il 2006 aveva condotto un’ampia indagine sulle concessioni demaniali. Sensibile al tema, il magistrato coglie la palla al balzo e chiede al Gip il sequestro dello stabilimento per occupazione abusiva. La concessione – è la tesi del pm – non è valida perché prorogata in violazione del diritto europeo e in particolare dell’articolo 12 della direttiva Bolkestein, secondo cui la legge nazionale “non può prevedere la procedura di rinnovo automatico né accordare altri vantaggi al prestatore uscente”. Un’impostazione che, quindi, considera illegali tutte le oltre 50mila concessioni esistenti in Italia. Il giudice accoglie il ragionamento ma nega il sequestro, spiegando che Galli può essere scusato nell’errore sul diritto data “l’estrema complessità della disciplina in materia”. E così fa anche il Riesame, interpellato per la prima volta da Cotugno a novembre 2018.

La Cassazione, però – a cui il pm ricorre dopo la seconda bocciatura – rovescia i termini della questione e dice che le leggi di proroga sono sì valide, ma si applicano soltanto alle concessioni “nuove”, quelle successive alla legge 88 del 2001 che abolisce il meccanismo del rinnovo automatico. Non a quella di Galli, quindi, che con la propria società occupa l’arenile dal 1991. Il 12 luglio, quindi, arriva la nuova pronuncia del Riesame che diventa titolo esecutivo per il sequestro. “Ricorrerò certamente in Cassazione, ma intanto devo chiudere i bagni e rimborsare i clienti – si sfoga Galli a ilfattoquotidiano.it -. Anche se mi accogliessero il ricorso ormai la stagione è rovinata. Peraltro, se l’obiettivo del pm era restituire la spiaggia al pubblico uso, ha ottenuto l’esatto contrario: ora è recintata con 58 metri di rete di plastica arancione, quella che si usa per i cantieri, e non ci può entrare nessuno. In teoria dovrei anche licenziare i miei 8 dipendenti – dice – ma non intendo farlo: i problemi con la normativa demaniale e con la lettura che ne fanno i Tribunali, riguardano gli imprenditori, non i loro dipendenti”.

L’altro aspetto della vicenda riguarda la condotta delle autorità amministrative genovesi, che finora avevano considerato il titolo di Galli del tutto legittimo tanto da chiedere regolarmente al concessionario il canone demaniale e l’imposta di registro. Per questo i giudici del Riesame concludono l’ordinanza ritrasmettendo gli atti alla Procura perché valuti le ipotesi di abuso d’ufficio, omissione d’atti d’ufficio e omessa denuncia da parte dei funzionari di Capitaneria, Comune e Agenzia del Demanio. “Il sequestro dei bagni Liggia a Genova in piena stagione estiva è uno schiaffo a tutti gli imprenditori balneari – scrive su Facebook il governatore della Liguria Giovanni Toti -. Il problema della concessione avrebbe potuto essere gestito in modo diverso, senza mettere a rischio posti di lavoro. Abbiamo chiesto un incontro al ministro Centinaio affinché intervenga al più presto per fare chiarezza sulle concessioni. Va garantita l’applicazione di quanto previsto nella legge di bilancio 2018 che ha sostanzialmente esteso le concessioni per i prossimi 15 anni”, conclude.

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