28 febbraio 2018

La figlia di un agente scrive all'odiatrice

"Cara professoressa, ti parla la figlia di un appartenente alle forze dell’ordine. Tu che gli urli «dovete morire»: sappi che ogni volta che mio padre si allaccia gli anfibi e si chiude il cinturone ho davvero paura che qualcuno lo faccia morire". Inizia così la lettera aperta, a dire il vero un po' troppo da Libro Cuore, che la figlia di un poliziotto scrive alla signora.



La lettera aperta della figlia di un agente all’insegnante che urla contro la polizia

È polemica sulle frasi della maestra al corteo antifascista: “Poliziotti, dovete morire”. La replica: “Tu non sai cosa vuol dire vivere di turni e imprevisti”

Cara professoressa, ti parla la figlia di un appartenente alle forze dell’ordine. Tu che gli urli «dovete morire»: sappi che ogni volta che mio padre si allaccia gli anfibi e si chiude il cinturone ho davvero paura che qualcuno lo faccia morire.  

È l’incipit della lettera aperta che la figlia di un carabiniere ha scritto a Lavinia Flavia Cassaro, la maestra che a Torino ha insultato pesantemente le forze dell’ordine che fronteggiavano il corteo degli antagonisti intenzionato a bloccare un’iniziativa di Casapound. A diffondere la lettera è stato il Cocer, l’organismo di rappresentanza sindacale dei Carabinieri, che ha deciso di rendere pubblico lo scritto definendolo una «grande lezione di educazione civica». La questura di Torino ha intanto trasmesso una informativa in procura sul caso dell’insegnante. 

Nel rapporto non sono contenute ipotesi di reato, che sono lasciate al vaglio dei magistrati. Ecco come continua la lettera: 

«Forse tu non sai cosa vuol dire. Tu non sai cosa vuol dire vivere di turni, vivere di imprevisti, di compleanni in cui nelle foto ci sono tutti: tranne lui. Del pranzo di Natale che diventava freddo a forza di aspettarlo. Del cuscino vuoto accanto a mia madre. Del freddo, del sonno, del sangue sulla strada, degli insulti che gente come te ogni giorno rivolge a chi indossa una divisa. 
Cara professoressa, hai mai provato ad accarezzare la stoffa della giacca di un poliziotto o di un carabiniere? Sai non è di un cotone morbido, non è il lusso che tutti credono che lo Stato regali a quegli uomini e a quelle donne in divisa. 
Cara professoressa, tu sai che mentre auguravi a quei ragazzi la morte, a casa c’erano i loro bambini che si erano appena addormentati e che si aspettavano di vedere i loro papà il giorno dopo come tutti i giorni? Lo sai che c’erano madri, fidanzate e mogli che in quel preciso momento stavano pensando a loro? E stavano pensando se magari potevano avere troppo freddo là fuori?  

Non sono dei mostri come li dipingete. Ma sono persone. Le stesse persone che chiamate a tutte le ore se avete bisogno di aiuto, e loro anche se voi gli augurate le morte vengono ad aiutarvi: perché hanno giurato di esserci, e quella divisa che tanto odiate rappresenta anche questo. C’è chi della propria divisa ne fa un abuso, come ovunque c’è la mela marcia e sono concorde nel punirlo adeguatamente secondo le leggi, ma non per questo bisogna augurare il male a tutti coloro che indossano una divisa. Perché io nonostante tutto non auguro del male a nessuno e mai lo farò, perché mi hanno insegnato il rispetto per la vita di tutti.

Così, cara prof, ora vai e guarda negli occhi tuo padre e tuo marito/compagno/ fidanzato che sia (se ne hai uno), guardali negli occhi e cerca solo di immaginare cosa si possa provare: a sapere che tanta gente come te augura la morte a quegli uomini che per noi sono la vita. 

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27 febbraio 2018

"io, contro i canoni classici della bellezza"

Scarpe di pelo, ciabatte di pelo, cappelli di pelo. Che il pelo stia tornando in auge è sotto gli occhi di tutti, in questo caso specifico, però, e sopra gli occhi. Si tratta di una modella cipriota che se non fosse per il monosopracciglio alla Bergomi, sarebbe anche una bellissima ragazza.


Sophia e il suo monosopracciglio: io, contro i canoni classici della bellezza

La modella, 21 anni, ha creato un movimento per cambiare le regole della moda. «Voglio incoraggiare la tolleranza negli altri». E guadagna follower sui social

Si chiama Sophia Hadjipanteli, ha 21 anni ed è originaria di Cipro: è lei l'ultima modella (sulla scia della più provocatrice Cara Delevingne) che prova ad abbattere i classici canoni del mondo della moda. La giovane, studentessa di marketing all'Università del Maryland, ha fatto delle sue sopracciglia folte il suo punto di forza per raggiungere, appunto, il suo scopo. Non solo. Si è spinta ben oltre:  ha creato un vero e proprio movimento social sotto  l'hashtag #UnibrowMovement. «Spero che questa mia idea normalizzerà le regole che la società ci impone per nascondere o correggere parti del nostro corpo» ha detto Sophia a un'intervista a Yahoo Style «Voglio incoraggiare la tolleranza degli altri, l'accettazione delle differenze e, soprattutto, essere orgogliosi di chi siamo».

«Non voglio cambiare»
Sophia, su Instagram, rispondendo di volta in volta ai suoi follower, rivela la storia delle sue sopracciglia: «Mi ero stufata di come erano originariamente — dice — e così ho iniziato a tingerle». Tra chi la definisce la «moderna Frida Khalo» e chi la critica per l'eccessiva dimensione delle sopracciglia, lei resta irremovibile: «Mi piaccio così. Guardo al mio monosopracciglio come fosse una eyeliner ad ala di gabbiano o un rossetto rosso». E conclude: «Per me è normale, mi piace e non lo voglio cambiare». Questa sua particolarità la sta facendo conoscere sempre più dalle case di moda che la vogliono sulla passerella ma anche tra gli utenti social. In pochi mesi l'account @sophiahadjipanteli su Instagram ha raggiunto i 152 mila follower.

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26 febbraio 2018

Fulmine fa esplodere un fiume

Spettacolari immagini dalla Finlandia, dove un fulmine ha colpito e fatto letteralmente esplodere un fiume. Lʼincredibile fenomeno, però, come riportato dal sito TGcom24, è in realtà un esperimento di una società dʼingegneria. 




25 febbraio 2018

La candidata animalista produce salumi

Incredibile ma vero. Nel partito animalista della Brambilla, studiato a tavolino e creato per raccattare voti di persone a cui non frega niente della politica, dell'Italia sull'orlo del baratro, dell'invasione dei migranti, della criminalità, delle mafie, della corruzione... ma pensa solo al bene degli animali, è candidata un'imprenditrice che produce salumi.


La candidata animalista di Brambilla produce salumi

La campagna elettorale ci regala anche un ossimoro. La candidata di Forza Italia (uninominale, collegio denominato Marche sud), l’imprenditrice di Ortezzano (Fermo), Graziella Ciriaci, dell’omonimo salumificio, sposa il Movimento provinciale di Michela Vittoria Brambilla. La foto della conferenza stampa in cui lei sorregge lo striscione del “Movimento Animalista”, impazza sulle pagine Facebook, strappando ilarità di […]

Continua a legere..

24 febbraio 2018

Scappa dai domiciliari e invia selfie agli italiani

Ci manda i saluti dall'Albania, con tanto di foto, mentre siede tranquillo e beato in un bar della sua terra natale. Fino a quì non ci sarebbe niente di male, peccato però che il soggetto in questione si trovasse recluso in Italia fino a pochi giorni fa ma dato che noi siamo buoni, lo abbiamo lasciato libero, a casa, con un cavolo di braccialetto che non serve a niente e per il quale lo stato paga milioni e milioni di euro. Avanti così!


Treviso, albanese scappa dai domiciliari e invia selfie agli italiani

Albano Dova, ai domicliari dopo le denunce per maltrattamenti, evade e va in Albania. Sarebbe tra i componenti di una banda che massacrò un cameriere

Dall'Albania si fa beffe dell'Italia. Oggi Albano Dova, residente a Preganziol, dovrebbe essere agli arresti domiciliari con un braccialetto elettronico al polso.

E invece è scappato e ora si fa selfie mentre mangia o si prende una birra da uomo libero.

L'assurda vicenda è stata raccontata oggi dal Gazzettino. Il 24enne era finito ai domiciliari dopo che la sua ex fidanzata lo aveva accusato di maltrattamenti. Non solo. Perché Albano Dova è stato anche rinviato a giudizio con l'accusa di lesioni gravissime: sarebbe uno dei componenti della banda che un anno fa colpì con calci e mazze un cameriere di Preganziol. Il quale, 40enne, finì all'ospedale di Treviso, andò in un coma farmacologico da cui si è risvegliato ma con danni neurologici permanenti.

Ebbene, il giovane Dova il 27 gennaio scorso era stato arrestato in seguito alla denuncia della ex fidanzata. Ma ai domiciliari c'è rimasto davvero poco. La notte tra il 2 e il 3 febbraio ha tagliato il braccialetto elettronico ed è scappato. Appena scattato l'allarme i carabinieri si sono fiondati a casa sua, ma lui aveva già fatto perdere le sue tracce.

Il suo volto è comparso qualche giorno dopo sui social network, quando ha pubblicato uno scatto in compagnia di una ragazza bionda corredata da questa didascalia: "Per quelli che ci odiano".

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23 febbraio 2018

Nigeriano 23enne: “Nessuno mi dava un passaggio”

Stanco di fare l'autostop senza essere caricato, alla fine si è spazientito ed ha iniziato a punire gli automobilisti lanciando  sassi. Fortunatamente non si è fatto male nessuno e l’uomo è stato dichiarato in stato di arresto per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.


Sassi sulle auto, la spiegazione del nigeriano: “Nessuno mi dava un passaggio”

Identificato il colpevole del folle gesto di ieri: si tratta di un nigeriano 23enne ospitato dalla caritas di Cremona

E’ successo ieri verso l’ora di pranzo. I carabinieri di pandino hanno fermato un uomo che lanciava sassi sulle auto dal ponte Adda.

Sassi sulle auto, placcato dai carabinieri

Sono stati gli automobilisti a notare l’uomo che lanciava sassi sulle auto dal ponte e ad allertare il 112. Prontamente sono intervenuti i carabinieri per fermare l’uomo. Lo straniero, un nigeriano 23enne, alla vista dei militari ha tentato la fuga nei campi e nella boscaglia. Raggiunto dai carabinieri ha opposto una strenua resistenza, brandendo un chiodo arrugginito lungo una ventina di centimetri.

Minaccia i carabinieri con un chiodo arrugginito

Viste le condizioni alterate dell’uomo, in preda a un vero e proprio raptus di follia, i carabinieri hanno richiesto l’intervento di un’autolettiga. L’uomo è stato portato in ospedale a Crema dove è stato sedato e tenuto sotto osservazione per diverse ore. L’uomo è stato identificato tramite fotosegnalamento, perchè non aveva con sè i documenti. Si tratta di un profugo nigeriano 23enne dimorante in una struttura della Caritas di Verona.

“Nessuno mi dava un passaggio”

H.J, queste le sue iniziali,  si è giustificato asserendo di aver agito così perché si era perso e nessuno si fermava per dargli un passaggio.

L’uomo è stato dichiarato in stato di arresto per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Nella colluttazione sono rimasti leggermente feriti due carabinieri. Su disposizione del PM dellaProcura della Repubblica di Cremona, l’uomo è stato tradotto in carcere. Nella mattinata odierna seguirà il processo per direttissima. I carabinieri  invitano altri eventuali conducenti che sono rimasti vittime dell’azione criminosa a rivolgersi ai carabinieri di Pandino che stanno procedendo.

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22 febbraio 2018

Lasciate che i minori vengano a noi

Ho letto in questi giorni del secondo caso di un minore albanese che preso in carico dal comune di Civitanova, dopo essersi presentato in caserma dicendo di essere abbandonato. Dato che noi siamo un paese ospitale, gli offriamo la sistemazione in strutture di accoglienza e il completamento del ciclo di studi ma spesso, dietro questi casi, ci sono vere e proprie organizzazioni. Strano.


Minori non accompagnati: accanto ai drammi, la truffa degli albanesi e il reclutamento della criminalità

A Ventimiglia sono stati bloccati e rinviati a settembre i lavori per la realizzazione di un centro di accoglienza per minori non accompagnati. Si tratta di un alloggio di circa 300 metri quadrati in via Porta Marina, di proprietà della Croce Rossa. L’annuncio è giunto dal prefetto di Imperia, Silvana Tizzano, dopo le proteste della popolazione, mille firme raccolte e una manifestazione per opporsi al centro di accoglienza. In testa al corteo c’erano dei bambini con uno striscione che recitava: “L’accoglienza sia sostenibile - no a altri centri migranti in città”. Un progetto che vede schierarsi contro anche il sindaco Pd di Ventimiglia, Enrico Ioculano, che ha manifestato con i cittadini. Attualmente la regione che ne accoglie di più è la Sicilia, con ben 7.617 minori presenti, il 42% del totale. Segue a grande distanza la Calabria con 1.744 ospiti, la Lombardia con 1.073 ospiti e l’Emilia Romagna con 1.073. Il Lazio è a quota 882.

Le vittime di tratta 
È un’accoglienza difficile quella dei minori non accompagnati che arrivano in Italia. Ragazzi che hanno spesso alle spalle viaggi drammatici, perdite di familiari e sofferenze. Alcuni sono vittime di tratta già prima della partenza, come le ragazze minorenni nigeriane, ingannate dalla prospettiva di un lavoro, stuprate e poi vendute a gruppi criminali per lo sfruttamento sui marciapiedi delle città. Secondo una stima dell’Onu le vittime di tratta a livello mondiale sono quasi tre milioni e i guadagni annuali dei trafficanti superano i 35 miliardi di dollari.

Da gennaio a giugno sono arrivati 17.864 ragazzi 
In Italia, grazie alla nuova legge sull’accoglienza dei minori non accompagnati, hanno un percorso di inserimento e di integrazione nelle strutture di accoglienza, nelle famiglie, nel sistema scolastico. Nei primi 6 mesi dell’anno in Italia ne sono arrivati 17.864 minori non accompagnati. Quelli che arrivano sono soprattutto ragazzi vicini alla maggiore età. Quasi tutti maschi (le ragazze sono solo 1.209). Dei minori che arrivano ben 10.701 hanno 17 anni, 4.227 ne hanno 16. Solo 92 hanno fra 0 e 6 anni. Arrivano soprattutto da Gambia (2.474), Egitto (2.093), Guinea (1.656) e Albania (1.639).

I giovani irreperibili 
Ma non tutti vengno in Italia per restare e trovare una vita migliore. Di tutti i minori migranti giunti in Italia dall’inizio dell’anno, secondo i dati del ministero aggiornati al 30 giugno, 5.226 si sono resi irreperibili. Sono soprattutto ragazzi egiziani (977), somali (854). eritrei (840), afghani (548).

Ragazzi che a volte quando arrivano sono già stati adescati dalle organizzazioni criminali per lo sfruttamento nell’economia sommersa, nello spaccio, nel commercio sessuale, nella delinquenza comune, ma anche nell’accattonaggio. Molti solo in transito nel nostro Paese e cercano di raggiugere amici e famiglia all’estero. Proprio oggi un giovane ha tentato di varcare la frontiera di Ponte San Luigi a Ventimiglia passando vicino Pas de la Mort ed è rimasto bloccato su uno sperone di parete rocciosa. Il giovane, che sta bene e ha solo un taglio a una gamba, è stato salvato dai Vigili del fuoco. È uno dei tanti migranti che tentano il passaggio oltreconfine e restano bloccati sul costone roccioso che ha strapiombi di centro metri.

La truffa dei minori albanesi 
Poi c’è la truffa dei minori albanesi che arrivano in Italia per andare alle scuole superiori, a spese dello Stato italiano. Arrivano in Italia su pullman turistici o via mare, soprattutto dai porti di Bari o Brindisi. Sono accompagnati da parenti, amici o dagli stessi genitori, che poi tornano in Albania. I ragazzi simulano uno stato di abbandono, assolutamente falso, presentandosi alle forze dell’ordine, per essere inseriti nel sistema di tutela per i minori non accompagnati. In questo modo hanno diritto alla sistemazione in strutture di accoglienza e al completamento del ciclo di studi. Numerosi i procedimenti penali attivati per truffa aggravata ai danni dello Stato a carico di familiari e giovani “non accompagnati”. Solo a Faenza una indagine ad hoc appurò che due anni fa in Emilia-Romagna su 587 minori stranieri non accompagnati presenti, ben 374 erano di nazionalità albanese. Molti minori furono denunciati e rimpatriati. Ed è una prassi che continua ancor oggi.

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21 febbraio 2018

Rundāle, il più bel palazzo lettone - FOTO

Nonostante i miei numerosi viaggi in Lettonia, non avevo ancora visitato questo meraviglioso palazzo barocco che mi colpì sin dal primo momento, quando lo vidi nella mini serie Rai dedicata ad Anna Karenina. La scorsa estate questa lacuna è stata colmata e in rete, pochi giorni fa, ho visto delle meravigliose foto con i giardini innevati.


Palazzo di Rundāle

Il Palazzo di Rundāle (in lettone: Rundāles pils) è il più bel palazzo barocco della Lettonia, situato a Pilsrundāle nei pressi di Bauska, nella regione storica della Semgallia. Fu residenza estiva dei duchi di Curlandia.

Il Palazzo di Rundāle venne costruito negli dal 1736 al 1740 su disegno dell'architetto italiano Bartolomeo Rastrelli come residenza estiva del duca di Curlandia, Ernst Johann von Biron (Bühren). Le decorazioni interne rococò, aggiunte in seguito (1763-1768), sono opera dello stesso Rastrelli, che è noto per aver progettato il Palazzo d'Inverno a San Pietroburgo.

In seguito all'inglobamento della Curlandia nell'Impero Russo (1795), Caterina la Grande regalò il palazzo al proprio amante, il principe Platon Zubov, che vi si stabilì col fratello minore Valerian. Alla morte di quest'ultimo la vedova sposò il conte Šuvalov, la cui famiglia mantenne il possesso del palazzo fino alla Rivoluzione Russa del 1917. Durante la campagna di Russia di Napoleone nel 1812, il palazzo venne utilizzato come ospedale per l'esercito francese e molti dei soldati che morirono in questo luogo vennero sepolti nel parco del palazzo, dove oggi un monumento eretto nell'Ottocento li ricorda.

Durante la prima guerra mondiale il palazzo fu danneggiato, mentre in seguito alla riforma agraria lettone divenne proprietà dello Stato. Negli anni Venti il palazzo venne convertito a scuola con abitazioni, finché nel 1933 passò in mano al Museo Storico Lettone e poté finalmente essere restaurato tra il 1965 ed il 1977, anche se i lavori si protrassero anche internamente sino al 1992.

Il Palazzo di Rundāle è raggiungibile da Bauska in pullman ed è una delle maggiori destinazioni turistiche della Lettonia. È utilizzato anche come palazzo di rappresentanza in occasione di visite ufficiali, ma per tutto l'anno è visitabile assieme al suo vasto parco.


Febbraio 2018









Agosto 2017








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20 febbraio 2018

Assessore anti-lucciole fermato con le lucciole

La storia non è recentissima ma l'ho vista oggi da qualche parte (forse sarà merito della campagna elettorale) e l'ho voluta postare. Trattasi di evidente caso di Legge del Contrappasso di dantesca memoria: principio che regola la pena che colpisce i rei mediante il contrario della loro colpa o per analogia a essa. 


L’assessore anti-lucciole fermato con le lucciole

A Vicenza Matteo Quero ha provato a sfuggire in auto alle forze dell'ordine. Una volta fermato ha anche rifiutato di sottoporsi all'alcol test. Rovinato dalla sua stessa ordinanza, l'esponente Pd si è dimesso

Vicenza - Tolleranza zero, altro che. «Gliela faccio vedere io a chi dice che una giunta di centrosinistra non è capace di ripulire le strade di Vicenza dalle lucciole e da tutto quello che si portano dietro».

Così, a pochi mesi dall’aver vinto a sorpresa le elezioni amministrative in una città ritenuta feudo del Pdl, il sindaco Achille Variati (Pd, con forte propensione all’autonomia) firma un’ordinanza feroce, copiando l’iniziativa del collega leghista Flavio Tosi e prevedendo supermulte da 500 euro per i clienti delle prostitute. In giunta, tutti d’accordo. La sicurezza non è né di destra, né di sinistra, e ci mancherebbe. Però nessuno avrebbe mai immaginato che, un mese dopo, alla rotatoria di Ponte Alto, punto di massima concentrazione di passeggiatrici a Vicenza, a schiantarsi contro il muro della tolleranza zero fosse proprio la Mercedes station wagon di Matteo Quero, assessore alla cultura e alle politiche giovanili, uno dei più stretti collaboratori del primo cittadino.

E così, da cavolata giovanilista di una notte di fine estate, l’impresa dell’assessore si è trasformata in caso politico, con tanto di fiducia confermata, di scuse pubbliche, prima di ripensarci e passare alle dimissioni e all’accettazione delle dimissioni, a seconda delle notizie che Il Giornale di Vicenza puntualmente pubblicava.

Tutto comincia giovedì notte, poco prima delle 2, quando una pattuglia dei carabinieri antiprostituzione incaricata di far rispettare l’ordinanza Variati scopre la Mercedes grigia di Quero che si aggira nel quartiere a luci rosse della città. Quel che succede lo si saprà a spizzichi e bocconi: la cosa certa, che sarà la prima a finire sui giornali, è che Quero accelera, imbocca la vicina via Fermi e viene bloccato dopo qualche centinaio di metri. I carabinieri, visto il suo stato, gli chiedono di sottoporsi all’alcol test. L’interessato, reduce da una cena in compagnia di amici, rifiuta e per questo, in base all’ultima severa normativa, gli viene sequestrata l’auto e sospesa la patente.

Basta questo per far scoppiare il finimondo politico. Ma come, si dice, un assessore alle politiche giovanili che si rifiuta di fare l’alcoltest che razza di credibilità può avere? Obiezione sensata, ma Variati è più morbido. Quero, 41 anni, sposato, tre figli, ha un grande ascendente tra i giovani. È uno dei promotori del Festival del Jazz che ogni anno si tiene a Vicenza e nell’ultima campagna elettorale è stato determinante per il successo del centrosinistra. Lui che, tra l’altro, agli albori era stato iscritto al Partito liberale, prima di spostarsi verso il Pd a bordo del vascello dei riformisti. Insomma, il sindaco escogita una «punizione» ad hoc: andare per le scuole e fare da testimonial per la guida sicura. E Quero obbedisce subito, mettendo in rete un video della serie: «Cari ragazzi, non fate il mio stesso errore».

Sembra finita qui, e invece dal rapporto dei carabinieri vien fuori che il rifiuto di fare l’alcoltest è solo l’epilogo di una vicenda più scabrosa. Occorre fare rewind e tornare a giovedì notte, quando la Mercedes di Quero procede lentamente lungo viale San Lazzaro. Ecco, a un certo punto la macchina si ferma. E Quero, stando a quanto accertano i carabinieri, si ferma più o meno davanti all’hotel Europa e si mette a parlare con una prostituta. Non fosse per l’ordinanza voluta dallo stesso Quero, tutto filerebbe liscio, come succede dalla notte dei tempi. Ma i carabinieri sono lì per farla rispettare, quell’ordinanza, e così intervengono. L’assessore, quando vede l’Alfa che si avvicina, preferisce sgommare e la passeggiatrice, per evitare guai peggiori, lo imita, sgattaiolando altrove.

La corsa della Mercedes, però, si ferma poco lontano. Di fronte al faro sparato dai carabinieri, Quero capisce che non è il caso di fuggire. Non gli viene fatta la contravvenzione di 500 euro antiprostituzione per il semplice fatto che, nel frattempo, il corpo del reato è sparito. Di fronte al rifiuto di sottoporsi all’alcoltest, però, ai carabinieri non resta che applicare la legge e procedere al sequestro dell’auto e alla sospensione della patente.

Da quel momento in poi va in scena il balletto delle versioni. Quella edulcorata, come detto, funziona un giorno, nonostante il cannoneggiamento dell’opposizione. Poi sul Giornale di Vicenza esce la versione «hard», e allora le cose precipitano. «Nuove voci si sono levate a gettare un’ombra pesante sulla mia figura pubblica e di amministratore - scrive Quero nella lettera di dimissioni presentata ieri -. Voglio potermi difendere da queste accuse con forza e libertà, e non posso che farlo da privato cittadino. Voglio scusarmi ancora una volta con tutti, con mia moglie e i miei tre figli, i cittadini, i giovani a cui ho dato un cattivo esempio, i miei colleghi di maggioranza e di giunta, e soprattutto con il sindaco, che mi ha fatto il grande onore di chiamarmi a lavorare al suo fianco».
Variati, pur deluso, conferma la tolleranza zero. «Il giro di vite sulla sicurezza, in cui è incappato anche un assessore della mia giunta, perdendo il suo posto, continua, come ho detto, senza guardare in faccia a nessuno. A Vicenza, e ne sono fiero, funziona così».

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19 febbraio 2018

Le trans potranno allattare

E' una di quelle notizie che ti aspetteresti di trovare su siti bufalari e non certo su l'Ansa ma così è (se vi pare.. scusate, mi è scappata la citazione). Sembra che in America, grazie alla scienza, sia finalmente possibile poter allattare anche alle trans.


Trans riesce ad allattare grazie a terapia ormonale negli Usa

Prima volta al mondo, paziente in terapia femminilizzante

Con una terapia ormonale specifica una trans, in terapia femminilizzante da diversi anni, è riuscita ad allattare il figlio avuto dalla compagna. La vicenda, la prima di questo tipo nella letteratura scientifica, è stata descritta sulla rivista Transgender Health. La paziente, di 30 anni, si è presentata al Center for Transgender Medicine and Surgery del Mount Sinai Hospital di New York affermando che la compagna non voleva allattare.

"La storia medica mostrava una significativa incongruenza di genere, per la quale la paziente ha iniziato nel 2011 una terapia con ormoni femminilizzanti - scrivono gli autori - che stava seguendo anche al momento della prima visita". I medici hanno applicato alla trans il protocollo ormonale per la 'lattazione indotta non puerperale', che si usa anche per le donne per stimolare la produzione di latte. Il regime ormonale, insieme alla stimolazione con un tiralatte, ha fatto sì che dopo tre mesi la paziente producesse un quantitativo di latte sufficiente a nutrire il bambino per i primi sei mesi.

"Durante questo periodo - precisa lo studio - la crescita del bambino è stata regolare". La vicenda è opposta a quella di Trevor McDonald, salito alla ribalta delle cronache nel 2016, un trans che si stava sottoponendo a terapia mascolinizzante ma che ebbe comunque due figli regolarmente allattati. "Noi vogliamo offrire ai nostri pazienti tutte le opzioni possibili - spiegano gli autori dello studio in un'intervista Al Washington Post - e questo caso è un passo in avanti". 

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18 febbraio 2018

Tentato furto Basilica S.Maria a Piè di Chienti

Guardate che strano lavoro hanno fatto i tarli del legno sul mobile dove sono contenute le offerte.




17 febbraio 2018

Gli amanti di Magritte

Da sempre il bacio è la più bella espressione dell'amore, raffigurata dagli artisti di tutte le epoche e in tutti gli stili. Per Cirano di Bergerac il "bacio" era l'apostrofo rosa tra le parole "t'amo". Per molti pittori il "bacio" è stato il tema con cui l'arte ha potuto rappresentare l'estasi tra due innamorati. Sono tanti i baci nella storia dell'arte e dopo quello iconico di Klimt, postato qualche giorno fa, oggi tocca agli Amanti di Magritte. 


Esistono due copie de "Gli amanti" di Magritte realizzato nel 1928 con la tecnica dell'olio su tela. Uno è conservato presso la National Gallery of Australia e l'altro al MOMA di New York. Il quadro raffigura due amanti che si baciano appassionatamente con la testa e le facce coperte da un panno bianco. Questo richiama sia alla passione del puro amore fisico che non ha bisogno di tante parole, sia alla difficoltà di comunicazione della coppia. Questa immagine, nonostante il richiamo alla morte della madre dell'artista trovata morta suicida con un panno sulla feccia, appare molto conturbante. Le interpretazioni sono e saranno molteplici e la riflessione a cui l'opera deve condurre l'osservatore è stata da sempre la volontà dell'artista. Nascondendo i volti, rendendoli non visibili, il pittore vuole mostrare i molteplici significati del reale attraverso nuovi punti di vista.

16 febbraio 2018

Nigeriano cucina alla brace un cane

A volte è difficile anche per chi li coccola difendere certi comportamenti considerati poco ortodossi dalle nostre parti, come questo nigeriano che voleva banchettare con un cane alla brace. Si fa presto a dire di rispettare le loro tradizioni, quando dopo i presepi e i crocifissi, cominceranno a farci sparire anche i cani. Speriamo bene..


Nigeriano arrostisce un cane nel centro d’accoglienza: «Da noi si fa così»

Un nigeriano arrostisce un cane meticcio di media taglia, all’interno del centro di accoglienza. L’intenzione era quella di banchettare, insieme ad altri ospiti, con il cane, scuoiato per rimuoverne il pelo, cucinato e profumato con tanto di aromi. La macabra notizia arriva dal centro di accoglienza di Briatico, a Vibo Valentia, in Calabria. Come ricostruisce il Quotidiano del Sud, il proposito di banchettare con il cagnolino arrostito è fallito grazie a una volontaria di un’associazione animalista che ha assistito alla scena e ha chiamato i carabinieri. 

Nigeriano cucina alla brace un cane
Del giovane nigeriano si conoscono le iniziali, E.M., classe ’88. Pare sia dedito a queste orrende abitudini. Il giovane, di fronte alle domande dei militari dell’Arma arrivati al centro migranti, ha negato di aver ucciso volontariamente l’animale e si è giustificato dicendo che lo avrebbe trovato morto ai bordi della strada e così avrebbe deciso di cucinarlo alla brace, visto che si tratta di un piatto molto apprezzato in Nigeria. Secondo quanto scrive il Quotidiano del Sud, dopo i fatti il nigeriano sarebbe stato trasferito nel Cas per migranti di Nicotera, “allocato nel centralissimo Hotel Miragolfo”. Dove si spera non non faccia il bis.

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15 febbraio 2018

Il bike sharing Gobee lascia l’Italia

Che figura di merda, direbbe l'immarcescibile Emilio Fede, quella dell'Italia nei confronti della modernità, dell'innovazione e di un nuovo modo di concepire gli spostamenti in città, portato in alcune nostre provincie da una società di Honk Kong. L'azienda di bike sharing Gobee lascia l'Italia perché siamo un popolo di vandali e di ladri.


“Troppi atti vandalici”: l’azienda di bike sharing Gobee lascia l’Italia

La società di Hong Kong era presente da alcuni mesi a Firenze, Roma e Torino

Gobee bike, società di Hong Kong di bike sharing, presente da alcuni mesi a Firenze, Roma e Torino, lascia l’Italia e l’Europa. Motivo, il vandalismo contro le proprie flotte di biciclette, che ha reso economicamente insostenibile la prosecuzione delle attività. A renderlo noto, lo stesso colosso asiatico, con una mail inviata a tutti i propri utenti. Gobee bike ringrazia i Comuni «che hanno riposto fiducia nel progetto» e comunica di aver già chiuso gli account degli iscritti, provvedendo a rimborsare ogni eventuale credito.  

«Con tristezza annunciamo ufficialmente alla nostra comunità di utenti la fine del servizio di Gobee bike in Italia, oggi 15 febbraio 2018 - si legge nel messaggio del colosso di Hong Kong - Lo scorso autunno Gobee bike ha iniziato la sua avventura in diverse città europee. Abbiamo dovuto affrontare una serie di ostacoli, e purtroppo, tra tutte queste sfide, una in particolare ha rappresentato un problema che non potevamo superare: nelle ultime settimane i danni alla nostra flotta hanno raggiunto limiti che non possiamo più contenere con le nostre forze e con le nostre risorse». 

Durante i mesi di dicembre e gennaio, spiega ancora la società, «le nostre biciclette sono diventate il bersaglio di sistematici atti di vandalismo, trasformandosi così in oggetti da distruggere per puro divertimento. Mediamente, il 60% della nostra flotta europea ha subito danneggiamenti, vandalismi o è stato oggetto di fenomeni di privatizzazione. Per questi motivi non c’è stata nessun’altra opzione se non procedere al termine del servizio a livello nazionale e continentale. Una decisione sofferta dal punto di vista morale, umano e finanziario».  

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14 febbraio 2018

Raduno di scambisti a Trento

A Primiero San Martino di Castrozza, in provincia di Trento, dal 21 al 25 febbraio, sono attese una cinquantina di coppie e non più di 12 single, che sono stati preselezionati in base alle fattezze fisiche per il primo raduno di scambisti. C’è spazio per tutti, nell'associazione, - dice l'articolo - anche per chi ama il sadomaso e per chi non si riconosce nei due sessi tradizionali.


Primiero, un intero hotel prenotato per il raduno degli scambisti

La nuova frontiera del turismo, in Primiero, è... erotica.

In uno degli alberghi a 4 stelle più belli e rinomati di Fiera si svolgerà infatti, dal 21 al 25 febbraio, la prima edizione di «SexinNord», «erotic winter holiday» organizzata dall’associazione itinerante Gustose Trasgressioni, fondata nel 2012 a Napoli da «una nota coppia libertina», come viene definita sul sito Internet del sodalizio che da cinque anni organizza il corrispondente raduno estivo «SexinSud».

L’associazione non fa mistero dei propri fini, anzi: si presenta come «legalmente costituita e riconosciuta per la cultura dell’erotismo, il naturismo, la libertà sessuale e dei diritti sociali, per le campagne per la lotta e la prevenzione contro l’HIV e le malattie veneree, la sensibilizzazione all’uso del profilattico, la prevenzione dei tumori al seno per le donne, la lotta contro la pedofilia». E, con un occhio di riguardo all’enogastronomia (anche il palato vuole la sua parte), organizza sexy serate a tema, feste private, addii al celibato e nubilato, compleanni e ricorrenze, party e cene trasgressive, sexy catering, escursioni e viaggi di gruppo in località per nudisti e dove si pratica il libero scambio. E c’è spazio per tutti, nell’associazione, anche per chi ama il sadomaso e per chi non si riconosce nei due sessi tradizionali.

Con queste premesse, e con la promessa di 4 giorni all’insegna delle gioie del sesso reclamizzate con una versione «hot» di una hit del ‘63 cantata da Rita Pavone («Sul cuccuzzolo della montagna»), sono andate a ruba le 50 stanze disponibili nel 4 stelle di Fiera dotato di centro benessere e Spa, tanto che l’organizzazione ha dovuto fermarne un’altra decina nell’hotel più vicino. Ma tutte le attività previste durante i quattro giorni e sere dell’evento si svolgeranno nella struttura principale.

Attese dunque sono una cinquantina di coppie e non più di 12 single, che sono stati preselezionati in base alle fattezze fisiche per questo lungo weekend dalla temperatura interna decisamente più elevata di quella esterna: in quello che per 4 giorni sarà un «albergo del libero scambio» alla Georges Feydau,si terranno infatti serate erotiche libere tra musica e giochi, un Carnival sex party, un elegant night, e gli ospiti potranno girare nudi al centro wellness e nella Spa, effettuare giochini trasgressivi in piscina e nelle «play room» adibite a questo scopo, vestirsi a cena secondo un dress code che prevede, invariabilmente, «mise» sexi per le donne. E se la settimana avrà successo, chissà che le invoglianti Pale non diventino lo sfondo preferito per chi pratica l’amore libero.

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13 febbraio 2018

Il mare è un 'farmaco' gratuito

Ho letto proprio oggi l'ordinanza del sindaco che fissa l'apertura delle attività stagionali al primo di marzo e non mi sembra vero. Si comincia già a respirare aria di estate e da quello che c'è scritto in questo articolo, qualche piccolo fastidio sofferto durante l'inverno, tra poco sarà solo un ricordo.


Scienza rende ufficiale: “Mare ‘farmaco’ gratuito, cura almeno 16 malattie”

I mesi estivi sono quelli che permettono a ognuno di noi di recuperare le energie perse durante l’anno. Le passeggiate sul bagnasciuga, i tuffi in acqua rinnovano le cellule e fanno ritornare in buonumore.

Il corpo ne trae molti benefici. Il massaggio dell’acqua attiva la circolazione, la salsedine libera le vie respiratorie e riduce le forme allergiche.

Avete notato che durante il periodo di mare, non avete nemmeno bisogno delle vostre medicine?

Lo hanno provato. Il mare è una vera e propria cura per ben 16 malattie.

Ne traggono beneficio le vie respiratorie e si alleviano:

– allergie respiratorie

– sinusiti

– asma

– convalescenze da raffreddore, e altre malattie respiratorie

– problemi causati dal fumo

– intossicazioni da agenti chimici

Si riparano i danni delle ossa e si riducono i dolori di:

– lussazioni

– distorsioni

– fratture

– artrosi

– dolori articolari

– osteoporosi

– spondilosi

– malattie reumatiche

– rachitismo

Con il mare si riducono le malattie allergie della pelle:

– psoriasi

– eczemi

– dermatiti

– acne seborroica

Grazie al mare migliorano gli stati anemici, le malattie ginecologiche, l’ipotiroidismo e il linfatismo. Molto importante, il mare aiuta anche a combattere gli stati depressivi.

Si chiama talassoterapia.

 Mediante l’assorbimento delle sostanze contenute nell’acqua marina, il corpo ne trae i benefici.

L’assorbimento degli oligoelementi e dei sali favorisce il ripristino dell’equilibrio organico.

Il corpo diventa, così più forte e resistente alle aggressioni esterne.

Grazie all’acqua del mare:

– Vengono liberate le vie respiratorie. Per questo motivo il medico lo consiglia a chi soffre di forme asmatiche. Per i bambini che hanno le tonsille infiammate e si ammalano spesso. Fa bene fare delle lunghe passeggiate sul bagnasciuga.

L’aria di mare contiene una quantità di sali minerali come il cloruro di sodio e di magnesio, lo iodio. Il calcio, il potassio, il bromo e il silicio.

I polmoni ne beneficiano e migliora la respirazione.

Cosa interessante, migliora il metabolismo e rafforza le difese immunitarie. Attiva la circolazione sanguigna.

– Si riduce la ritenzione idrica. L’acqua di mare contiene una concentrazione di sali minerali. Tramite l’osmosi vengono eliminati i liquidi in eccesso attraverso la pelle e con le urine. Ne beneficiano le gambe che appaiono notevolmente sgonfie.

– Vengono eliminati i chili di troppo. In questo periodo di mare, il corpo appare più asciutto e pur mangiando di più, si perde peso. Questo accade perché il metabolismo funziona alla grande.

– Migliora il sistema circolatorio. Con la pressione dell’acqua sul corpo, la temperatura e il movimento dell’acqua, la circolazione sanguigna ne beneficia.

– Migliora il tono muscolare. Il nuoto è un toccasana per tutto il corpo. Rilassa i muscoli, allontanando lo stress. Scioglie le contratture accumulate. Migliora la mobilità alle articolazioni bloccate da forme di artrosi e artrite.

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12 febbraio 2018

L'Italia paradiso penale per latitanti stranieri

L'Italia è diventata importatrice "di detenuti stranieri" e "diventerà ben presto una sorta di paradiso penale per i latitanti rumeni e di tutti gli altri Paesi dell' Est". A dirlo non è un populista qualsiasi ma il procuratore generale della Corte d'Appello di Bologna, Ignazio De Francisci.


"L'Italia paradiso penale per latitanti stranieri"

Il procuratore generale della Corte d'Appello di Bologna, Ignazio De Francisci: "Italia paradiso penale per i latitanti rumeni"

Gli stranieri "preferiscono scontare le loro pene qui invece che nei Paesi d'origine".

Parola non di un populista qualsiasi, ma del procuratore generale della Corte d'Appello di Bologna, Ignazio De Francisci, secondo cui il Belpaese è diventato importatore "di detenuti stranieri" e che "diventerà ben presto una sorta di paradiso penale per i latitanti rumeni e di tutti gli altri Paesi dell' Est".

Insomma: una Eldorado della criminalità. Ma perché dovrebbero venire tutti qui? Semplice: come ha spiegato il procuratore durante la cerimonia di apertura dell'anno giudiziario, la preferenza dei detenuti per l'Italia è dovuta alle "differenze di trattamento, nel regime penitenziario e dei benefici ottenibili da noi in sede di esecuzione".

Il procuratore per farsi capire bene dalla platea che lo ascoltava ha portato l'esempio di Igor il Russo: "Deve far riflettere l'entusiasmo con il quale ha fatto sapere di accettare l'estradizione, visti gli sconti di pena che il nostro sistema potrebbe riconoscergli. Come sappiamo, lui il sistema penitenziario italiano, l'ha già provato", ha detto il pm.

De Francisci non è nuovo a queste denunce. Un anno esatto fa, sempre nella stessa occasione, disse che "agli occhi della criminalità dell’est Europa, la commissione di delitti in Italia è operazione più lucrosa e meno rischiosa che in patria. E alle loro carceri sono preferibili le nostre".

Spesso, peraltro, lo Stato italiani si trova nell'impossibilità di estradare i criminali. E a ostacolare "il trasferimento dei detenuti stranieri verso i Paesi d' origine", secondo il pm, ci sarebbe una "certa giurisprudenza" che "asseconda la preferenza degli stranieri per le carceri italiane anche quando non ve ne sarebbero i presupposti".

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11 febbraio 2018

La Fiat Uno compie 35 anni

Prodotta a partire dal 1983 sino al 1995 ed è ancora oggi l'ottava auto più venduta al mondo con quasi 9 milioni di pianali commercializzati in due differenti modelli, quello dal 1983 al 1989 e la seconda versione dal 1989 al 1995.  È stata una delle automobili più vendute e diffuse in Italia, e ha ottenuto un notevole successo anche all'estero. In Brasile venne prodotta col nome "Uno CS" dal 1984 e Fiat Mille dopo un restyling avvenuto nel 2004. Ha cominciato ad essere riproposta sul mercato del paese sudamericano a partire dal 2010.


I 35 anni della Fiat che nacque Lancia

Ha fatto il giro del mondo la notizia del lancio del Falcon Heavy, il super razzo di SpaceX, azienda aerospaziale del vulcanico Elon Musk. Il vettore è partito da Cape Canaveral, rilasciando in orbita l’ogiva contenente una Tesla Roadster, ora diretta in solitaria verso Marte.

Il lancio italiano. Il futuro è già qui, direbbe qualcuno. Eppure, quella di Palo Alto non è l’unica automobile finora “lanciata” dalla base Nasa della Florida. Proprio al Kennedy Space Center, nel gennaio del 1983, venne infatti presentata alla stampa mondiale la Fiat Uno, erede della 127. Bella, spaziosa e innovativa l’utilitaria di Torino piacque al pubblico fin da subito. E piacque anche a Quattroruote che, 35 anni fa, la promosse a pieni voti.

Nata con marchio Lancia. La vettura, allora destinata a una gloriosa carriera, portava la firma di Giorgetto Giugiaro. Ma il celebre designer, inizialmente, la concepì con il marchio Lancia. Del resto, come scoprì Quattroruote, si trattava di un progetto voluto da Gian Mario Rossignolo, responsabile del brand, al termine degli anni 70. Da lì a pochi mesi avrebbe lasciato Torino, a causa di alcuni dissidi con Vittorio Ghidella, da poco alla guida di Fiat Auto. Non senza consegnare il faldone del progetto a Umberto Agnelli, che a sua volta lo girò all’ingegnere. Ghidella, al lavoro sull’erede della 127, ne rimase estasiato. Il resto è storia nota, che ripercorriamo nella nostra gallery. Dove troverete anche le immagini della Lancia Uno, svelate in esclusiva da Quattroruote nel dicembre del 2010.

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10 febbraio 2018

Bufale, un italiano su due "abbocca"

Non mi rendo conto delle percentuali, se possano essere veramente così alte, ma che molte persone credono alle cose più assurde l'ho constatato più volte anche di persona. La scarsa conoscenza dei mezzi informatici è una delle cause, secondo me, che contribuisce a questo fenomeno perché il più delle volte, basterebbe semplicemente googlare un titolo per avere subito chiara l'infondatezza di una notizia. In quanti lo fanno? In quanti lo sanno fare?


Fake News, un italiano su 2 “ci casca”

Il 50% degli italiani ammette di avere creduto ad almeno una fake news nell’arco dell’ultimo anno. E addirittura il 13% confessa di aver “abboccato” a più di 5 notizie costruite ad arte. E’ quanto emerge dall’ultimo sondaggio Doxa per Findomestic. Ed è subito allarme.

E’ una bufala “certificata”, eppure tre persone su dieci continuano a credere che la presidente della Camera Laura Boldrini abbia una sorella che gestisce centinaia di cooperative che offrono assistenza ai migranti. E ancora: la bufala virale, circolata lo scorso novembre, della bambina musulmana di 8 anni data in sposa a Padova a un uomo di 35 anni è ritenuta una notizia vera da quasi 2 intervistati su 3 (63%). Mentre uno su 4 (26%) è convinto che Donald Trump abbia effettivamente dichiarato che la Statua della Libertà incoraggia l’immigrazione. Sono solo alcuni dei risultati dell’Osservatorio Febbraio 2018 realizzato da Doxa per Findomestic e focalizzato sul tema delle fake news. E non sono certo incoraggianti… Perché dal sondaggio risulta che in media oltre il 40% degli italiani non riconosce notizie inventate e già smascherate!

UNO SU DUE CADE IN TRAPPOLA – Più del 50% degli italiani ammette di essere caduto nel tranello delle fake news almeno una volta nell’arco dell’ultimo anno. Addirittura il 13% confessa di aver “abboccato” a più di 5 notizie costruite ad arte. Il potere persuasivo delle bufale – la cosiddetta post verità – è riconosciuto dalla maggioranza: secondo l’80% degli intervistati le fake news condizionano l’opinione pubblica, mentre solo l’1,4% ritiene che non abbiano alcun tipo di influenza. E in tempi di elezioni non è certo il massimo…

CREDIBILITÀ E FACT CHECKING. La diffusione delle fake news ha contribuito a minare la credibilità del mondo dell’informazione. Mentre il 51,8% del campione dell’indagine Doxa per Findomestic afferma di credere alle notizie diffuse da una fonte conosciuta, il 43,7% ha sempre qualche dubbio sull’attendibilità di quelle che legge o sente. La platea mediatica è sempre più chiamata, perciò, a verificare in qualche modo le notizie: per mettere in pratica il cosiddetto “fact checking” il 71,2% controlla se la notizia è riportata anche su altre fonti e il 66,6% valuta la fonte da cui proviene la notizia. Ma quali sono i media di cui ci si fida maggiormente in relazione alla veridicità delle notizie riportate? Il campione di popolazione attiva 18-64 anni (e pensionati delle corrispondenti fasce di età) ha così risposto: al primo posto i siti delle testate giornalistiche (29%), che staccano di poco la televisione (27%). Più distanziati i blog/forum online (18%), i quotidiani (10%) e i social network (8%). I quotidiani, per intenderci, registrano il massimo tasso di credibilità (20,5%) tra gli over 60!

CONTROLLI, NECESSARI MA NON TROPPO. Se un intervistato su 2 si esprime a favore di un “controllo” che certifichi che cosa è vero e che cosa no (meglio se ad opera di un ente imparziale), il 39% si dice contrario all’introduzione di controlli, evitando “censure” e preferendo lasciare così al cittadino la capacità di sapere distinguere cosa è attendibile da cosa non lo è. Il fenomeno «fake news» non va comunque  sottovalutato e anche il Papa nei giorni scorsi ha lanciato un invito a tutti, ma soprattutto ai giornalisti, per combattere questo fenomeno. Ma non sarà impresa facile.

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