30 giugno 2017

Bimbi malati di cancro ordinano la cena: il gesto della paninoteca è commovente

Menù doppio a zero euro e un breve messaggio scritto a penna sullo scontrino: "Che sia un momento di gioia". Il gesto dei titolari di un famoso fast food di Napoli commuove la Rete



Un piccolo grande gesto, di quelli che scaldano il cuore. È stata una serata speciale per i bambini del reparto di oncologia pediatrica del Vecchio Policlinico di Napoli. A raccontare cos'è successo, su Facebook, i volontari dell’associazione 'Diamo una mano Onlus', che da anni organizzano eventi (ma non solo) nel reparto per regalare un sorriso ai piccoli pazienti. 

"Ieri abbiamo organizzato una serata in reparto", si legge nel posto dell'associazione, "dovevamo solo scegliere cosa mangiare; ed allora il nostro gigante C. ci dice «chiamiamo Puok che fa dei panini buonissimi io voglio il mammà!»".

Il Puok Burger Store è una paninoteca del Vomero aperta l’anno scorso ma che, a quanto pare, si è già conquistata una bella fetta di pubblico.

Cena gratis per i bimbi malati

Quando Viviana, una volontaria dell’associazione, è passata a ritirare la cena, la sorpresa è stata grande. "Arriva Vivi, con buste piene zeppe di panini, patatine, salse di tutti i tipi, e ci da un bigliettino (quello in foto)". I gestori della paninoteca, oltre ad omaggiare i bimbi con panini e bibite gratis, hanno lasciato sullo scontrino una dedica scritta a penna: "Che sia un momento di gioia".

Egidio e Teresa, i due titolari della paninoteca, "sono già stati presenti in passato sul reparto per i nostri ragazzi", raccontano ancora i volontari, "ma ieri si sono superati, hanno offerto panini a più non posso, augurandoci solo di passare una buona serata, perché per loro ieri sera solo quello contava, la gioia dei nostri amici guerrieri!".

"Ci hanno chiesto di non pubblicizzare il gesto"

In un commento al post, che per la cronaca ha fatto il pieno di like e condivisioni, l'associazione ha poi aggiunto che lo staff di Puok ci ha "sempre chiesto di rimanere nell'ombra", nonostante l'idea della "cena gratis" sia "soltanto una delle tante iniziative che hanno fatto per i 'nostri' bambini...". 

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29 giugno 2017

Lo striscione di Latina nella storia

Avrete sicuramente letto la vicenda dello striscione di Latina, appeso da un signore che voleva affermare la sua eterosessualità di fronte alla sfilata del gay pride (leggi). A tal proposito ho fatto una ricerca su internet ed ho trovato numerosi ed illustri predecessori che avevano gli stessi gusti e li hanno palesati in pubblico, anche se qualcuno di questi, in realtà, aveva il "culo chiacchierato".










28 giugno 2017

Nuova tshirt Италия

Dai riscontri che ho avuto, credo che quell'idea che ebbi qualche anno fu proprio azzeccata. Quelle cose piccole e sciocche che si concretizzano e che ti danno delle grosse soddisfazioni. Parlo della tshirt con la scritta Италия (Italia in cirillico) che avevo fatto credo nel 2012 e che ho portato spesso in giro per l'Europa, nelle mie vacanze estive.



Non ci crederete ma sono stato fermato molte volte per strada da sconosciuti, sia in Italia che all'estero, per avere spiegazioni di quella scritta. Iniziando dall'Italia, a San Benedetto del Tronto furono due ragazze ma la cosa è facilmente spiegabile vista la quantità di russi che la frequenta. Un sabato di mercato, sono stato fermato anche a Civitanova da un signore che mi chiese dove l'avessi comprata perché non ne aveva mai viste. 

In una delle vacanze lettoni, fuori da un ristorante di Riga, un signore che pubblicizzava un ristorante con indosso un abito storico, mi chiese il perché di quella scritta, così come a Varsavia, lo scorso anno. Il successo maggiore comunque lo abbiamo avuto a Berlino quando nel giro di mezz'ora furono addirittura due le persone che mi fermarono, due ragazze dei bus turistici incontrate per strada ed una coppia di giovani all'interno del museo di fronte al Duomo. Qualche tempo, dopo che aveva letto un post in questo blog che ne parlava, un ragazzo mi ha contattato chiedendomi se gliene facevo una uguale. 

Sono molte anche le persone che pur non dicendomi niente, notano la scritta ed hanno qualche sorta di reazione: non so cosa provino esattamente le ragazze con un seno prosperoso ma credo di andarci molto vicino.

Ebbene, dopo il primo esperimento con una maglia di colore nero, ho realizzato anche la versione in bianco e di seguito posto tutte le foto del processo di realizzazione. Il costo di questa nuova maglietta è il seguente: 3,5 euro la tshirt, 4 euro la toppa con la bandiera e 9 euro per la sarta che l'ha cucita ma c'è tutto il lavoro che ho fatto io che non è stato poca cosa. Il materiale dove ho ritagliato la scritta era una campionatura che mi ha fatto avere un amico che lavora in una ditta di tessuti.


Le foto





27 giugno 2017

Ricatto in pieno centro a Bologna

Ecco una nuova trovata per guadagnare qualche euro: si fermano le macchine e ci si piazza davanti, senza spostarsi se non dopo aver ricevuto del denaro. Sembra che questi chiedessero due euro ma poi il sistema va perfezionato e si può adattare alle esigenze del momento. Un Panda e una Ferrari non possono e non devono pagare lo stesso importo.

Secondo me, comunque, non avrà il successo sperato questo modo di estorcere denaro. Non so perché.


Bologna, automobilisti ricattati in pieno centro: «Due euro o non si passa»

Succede in zona universitaria. La denuncia con un video del gestore di un locale: «Un ragazzo si è messo davanti al paraurti, ho frenato appena in tempo. Mi ha chiesto soldi, altrimenti non si sarebbe spostato»

BOLOGNA - «Vuoi passare? Dammi due euro». Era questo il messaggio che domenica sera quattro ragazzi hanno consegnato ai guidatori fermando le auto che da via San Vitale volevano raggiungere via Zamboni, in pieno centro a Bologna. In due fermi in mezzo alla strada con il rischio di essere investiti. Agli automobilisti che gli chiedevano di spostarsi hanno chiesto soldi. Martedì uno dei malcapitati guidatori sporgerà denuncia. Un altro ha chiamato le forze dell’ordine ma quando hanno visto le volanti i quattro ragazzi sono scappati.

IL RACCONTO - «A un certo punto un ragazzo di colore è sbucato fuori all’improvviso, pensavo volesse attraversare, invece si è messo davanti al paraurti della mia auto — racconta Rachid Daniane del Café Paris e presidente dell’associazione Bologna centro storico —. Ho frenato appena in tempo e quando gli ho chiesto di spostarsi non lo ha fatto. Pensavo non avesse sentito, ma anche dopo il mio secondo tentativo era ancora lì, con la mano ha gesticolato chiedendomi i soldi altrimenti non si sarebbe spostato. E mi sono accorto che non era solo. Accanto all’auto c’era un altro ragazzo e di fronte a me sotto il portico di via Zamboni, invece, in due controllavano che tutto filasse liscio. A quel punto per evitare qualsiasi problema ho preso due euro dalla tasca e glieli ho dati. Solo allora si è spostato e mi ha fatto finalmente ripartire». I quattro hanno ripetuto la stessa scenetta: «Dopo di me c’era un’altra auto — continua Daniane —. Il ragazzo che aveva fermato me ha rifatto la stessa cosa. Ha chiesto nuovamente del denaro, il conducente prima è sceso dall’auto e poi quando ha capito che quel ragazzo non si sarebbe mosso, ha accelerato ed è ripartito. Ha chiamato le forze dell’ordine ma i quattro purtroppo si sono dileguati. Io oggi sporgerò denuncia».

SICUREZZA IN ZONA UNIVERSITARIA - L’episodio di piazza Rossini scatena ancora una volta le polemiche sulla sicurezza in zona universitaria. Anche partendo dal portico della chiesa di San Giacomo in via Zamboni dove nelle ultime settimane sono stati beccati dalle forze dell’ordine diversi spacciatori: «Ho accettato di dare dei soldi per evitare conseguenze peggiori — conclude l’esercente che non si capacita di quanto gli sia successo domenica dopo mezzanotte — . È stato un atto estremamente violento, e non possono accadere cose del genere. Rischiamo sia nel non dargli dei soldi, sia nel non fermarci perché potrebbero essere investiti. È assurdo. Queste bande stanno bloccando la zona universitaria con una violenza inaudita. Prima piazza Verdi, poi via Petroni e piazza Aldrovandi e ora anche piazza Rossini. Dove dovremo arrivare? Cosa dovrà accadere ancora, sono persone senza scrupoli e non hanno nulla da perdere».

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26 giugno 2017

Tragico schianto facendo bungee jumping

E' successo a Cabezón de Liébana, in Spagna, dove una diciassettenne capisce "NOW JUMP" invece di "NO JUMP" e senza preoccuparsi troppo di controllare salta nel vuoto, senza essere legata.

E' talmente inverosimile come notizia che stento a crederci ma la riporta l'Huffingtonpost che cita come fonte il Dailymail. Se non fosse morta una persona sarebbe da sganasciarsi dalle risate. 



L'istruttore ha un cattivo inglese: le dice "no jump", lei intende "now jump". Muore facendo bungee jumping

Non era ancora legata. Si è lanciata da un ponte spagnolo, morendo a 17 anni

È morta facendo bungee jumping ad appena 17 anni per una serie di sfortunate cause e per l'irresponsabilità dell'istruttore, adesso a processo. La ragazza infatti non era ancora legata quando si è gettata da un ponte in Spagna; l'ha fatto, secondo quanto riporta il DailyMail, perché ha confuso le parole dell'istruttore che con un inglese stentato le ha detto "no jump" (non saltare) e lei avrebbe capito "now jump" (salta adesso). Il fatto risale al 2015; ora l'istruttore è a processo con l'accusa di essere responsabile della morte della giovane.

Vera Mol aveva una corda attaccata, ma non era legata a nient'altro quando ha partecipato alla popolare attività adrenalinica sul ponte di Cabezon de la Sal in Cantabria nel 2015. Il suo istruttore le ha detto: "Non saltare", ma la sua pronuncia era così cattiva che l'adolescente ha confuso il comando, si è gettata ed è morta.

L'istruttore è apparso in tribunale accusato di aver causato la morte della ragazza olandese. I giudici della corte di Cantabria, Spagna settentrionale, dicono che l'istruttore avrebbe dovuto verificare, prima di tutto, l'identità per assicurarsi che Vera avesse 18 anni, aggiungendo che il suo inglese era maccheronico. L'errore di pronuncia, infatti, ha causato la morte della ragazza, secondo i giudici, i quali hanno aggiunto che il fraintendimento poteva essere evitato se solo l'istruttore avesse usato la frase "don't jump", come da protocollo, invece di "no jump".

Tuttavia via questa non sarebbe l'unica responsabilità dell'istruttore al vaglio della Corte. Si suppone inoltre che il ponte non dovesse essere usato per il salto bungee secondo le regole spagnole. Flowtrack, che gestisce la compagnia di bungee jumping che ha impiegato l'uomo, afferma che è stato un incidente, ma Martijn Klom dalla società ha ammesso che la morte della ragazza è stata causata da un malinteso quando ha ricevuto istruzioni per il salto.

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25 giugno 2017

Elezioni Civitanova: vince Ciarapica

Dopo una combattuta campagna elettorale, molto sentita da una grossa fetta della popolazione e ricca di colpi di scena, finalmente, con l'esito del ballottaggio, siamo giunti al capolinea. Civitanova rinnova la sua amministrazione e sceglie Fabrizio Ciarapica come sindaco.


Civitanova, trionfo Ciarapica: il centrodestra torna al governo della città - VIDEO

Fabrizio Ciarapica è il nuovo sindaco di Civitanova Marche. 

Il candidato del centrodestra ha sconfitto al ballottaggio il sindaco uscente Tommaso Claudio Corvatta in maniera perentoria. In quasi tutti e sedici i seggi Ciarapica si è affermato sull'avversario. Ciarapica ha ottenuto il 57,86 per cento dei consensi contro il 42,14 per cento di Corvatta.

Ciarapica è stato candidato dalle civiche Vince Civitanova, Noi con Ciarapica Sindaco, Obiettivo Civitanova e da Fi, Fdi-An, Lega nord. Corvatta era portato dal Pd, La Nuova Città, Futuro in Comune, Sinistra Unita Civitanova, Unione di Centro.

Il centrosinistra si interroga sulla sconfitta. Silenzi guarda già avanti: "Ci organizzeremo per fare opposizione", mentre per l'assessore uscente Yuri Rosati sarebbe stato determinante il voto dei Cinque Stelle che avrebbero scelto Ciarapica. 

Il dato di affluenza alle urne definitivo è del 47.9 per cento rispetto al 57,81 per cento del primo turno.

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24 giugno 2017

Singolare protesta contro il Gay Pride

Espone un tranquillo striscione di pace ma, incredibilmente, sono arrivati i carabinieri per farlo togliere. Il fatto è successo a Latina, durante la sfilata del Gay Pride.



Imprenditore annuncia i suoi gusti per protestare contro il Gay Pride e si ritrova i carabinieri a casa

Non è chiaro se l’intento dello striscione fosse provocare una risata oppure provocare… e basta. Poco dopo aver esposto il suo “messaggio”, di certo non troppo elaborato, i carabinieri hanno bussato alla sua porta. Non per complimentarsi per la sua esibizione, come forse lui si aspettava, ma per far togliere il lenzuolo dalla finestra.

Poi l’uomo, o chi per lui, ha addirittura “rivendicato” il gesto con una mail (senza firma) da un account che (ironia della scelta) è “liberidiessere”. Nella mail invoca “preghiera e libertà di diffusione”. Poi racconta come un cronista: “Carabinieri a casa di un noto imprenditore di Latina. Quello che ha esposto fuori dal suo balcone è una nota frase conosciuta sin dai banchi di scuola. “W la F…”. L’imprenditore ha voluto provocare una reazione in merito al gay pride in svolgimento oggi a Latina”.

Dopo l’introduzione c’è anche un virgolettato del noto (ma anche anonimo) imprenditore, come nei veri comunicati stampa: “Non sono un omofobo – afferma l’anonimo nuovo “poeta pontino” – ho voluto solo riaffermare i miei gusti sessuali – provocatoriamente sottolinea. Comprendo la frase di impatto forte, ma a quale impatto stiamo andando incontro noi stasera? Posso essere anche io libero di esprimere i miei gusti sessuali? Niente è banale, la mia azione provocatoria è per sottolineare il fatto che viviamo in un mondo ricco di ipocrisie. Che differenza c’è fra un gay e un etero? Nessuna!  Perché dobbiamo creare minoranze? I gusti sessuali fanno parte di una sfera personale. Perché farne una manifestazione? Il sistema politico, sociale e culturale oggi è provocatorio, e induce all’omofobia. Io non ci sto e per una parità di “genere” ho voluto dire la mia.  Purtroppo è durata poco la mia libertà, mi hanno costretto con le buone maniere a togliere il mio manifesto. In un paese che si definisce libero mi è sembrato tutto così strano…”.

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23 giugno 2017

Ennesima cassata della cassazione

Tra le tante cassate della cassazione, l'ultima in ordine di tempo è senza dubbio quella che ha assolto un maniaco sessuale, colto per ben tre volte in flagranza, a masturbarsi di fronte a delle minorenni, in auto, al parco e per strada.

Secondo gli ermellini, il moldavo si è reiteratamente masturbato sotto gli occhi delle bambine, però questo in fondo non è accaduto in luoghi frequentati “abitualmente” e “sistematicamente” dalle stesse e quindi, evidentemente, si può.



Masturbarsi in auto davanti ai minori si può: la Cassazione salva un moldavo

Il moldavo ha cercato le minorenni per sentirsi ispirato. E una volta che queste sono arrivate davanti ai suoi occhi, lui ha preso a masturbarsi. Una volta lo ha fatto in macchina, un’altra al parco e successivamente si è esibito per strada. Alla luce del giorno. E sempre aspettando le bambine. Segnalato dai passanti. Beccato in flagranza in tutte e tre le occasioni. Denunciato e condannato in primo e secondo grado dalla corte d’Appello di Trieste per atti osceni. Fino a quando la corte di Cassazione (sentenza numero 30798 - Presidente Amoresano - Relatore Gentili) non lo ha assolto. Depenalizzando la sua condotta oscena.

Motivo? Il maniaco, quegli atti di autoerotismo deliberato e stimolato dalle minorenni, li ha sì consapevolmente messi in scena davanti alle stesse che (anzi) ha appositamente cercato (come riconoscono i giudici), ma lo merita ugualmente di essere assolto, proprio perché quegli stessi atti li ha consumati al parco. E poi per strada, in macchina e non certo in un luogo (per usare le parole del legislatore) «abitualmente frequentato dalle sue vittime», cioè le minori.

Insomma per gli ermellini, che già si erano pronunciati allo stesso modo (nel 2015 e nel 2016) assolvendo altri maniaci sessuali per fatti identici, a fare la differenza è il luogo in cui il depravato si masturba.

DIPENDE DAL POSTO
I giudici lo spiegano nel linguaggio del codice, tecnico ma eloquente: «nel caso in questione, la condotta dell’uomo, sebbene veda come soggetti passivi delle condotte delle bambine o comunque delle adolescenti, non è stata realizzata, come locus commissi delicti» ossia in un ambito territoriale «abitualmente frequentato da minori «come, invece, impone «il secondo comma dell’articolo 527 c.p., affinché il compimento di atti osceni conservi la sua rilevanza penale».

Tradotto: il moldavo si è reiteratamente masturbato sotto gli occhi strabiliati e terrorizzati delle bambine, però questo in fondo non è accaduto davanti a un asilo, una scuola, un oratorio o qualsivoglia luogo frequentato “abitualmente” e “sistematicamente” dalle bambine. Basta e avanza dunque per assolvere il moldavo da ogni colpa. Di più quel «abitualmente» e quel «sistematicamente» per i magistrati supremi che hanno pronunciato il verdetto (fotocopia), non sono termini casuali.

E lorsignori provano a spiegarlo. Scrivono: «anche se la nozione di luogo “abitualmente frequentato da minori”, va tenuta distinta da quella di “prevalentemente frequentato da minori”, essa deve comunque intendersi un luogo connotato da una frequentazione nel senso di una certa sua “elettività e sistematicità”, tale da fare ritenere “abituale”, quindi “attesa” ovvero “prevista” sulla base di una valutazione significativamente probabilistica, la specifica presenza di minori in tale ubicazione».

Significa che per i giudici, i luoghi abitualmente frequentati da minori, sarebbero le vicinanze di un edificio scolastico, o i centri di aggregazione giovanile. Poco importa che il maniaco masturbatore (da perfetto predatore sessuale) abbia puntato le sue vittime e si sia messo all’opera soltanto quando le bambine gli sono finite davanti; il luogo in cui egli ha agito non era “sistematicamente” battuto dalle sue stesse vittime. Vittime che non si possono proprio definire “per caso”, se è vero che la strada o il parco (magari attrezzato di giostre scivoli e altalene come la maggior parte dei parchi che si definiscano tali), non sono siti interdetti alle bambine.

ALTAMENTE PROBABILE 
Ma per i giudici in ermellino, si legge nella sentenza numero 30798 «affinché ricorra il predetto requisito della “abitualità” della frequentazione del luogo da parte dei minori non è sufficiente - laddove non si voglia diluire il concetto sino a farlo sostanzialmente coincidere con quello di luogo aperto o esposto al pubblico, in tal modo trascurando la evidente volontà del legislatore che ha inteso conservare la rilevanza penale solamente a quelle condotte che presentino una potenziale maggiore offensività - che in quello stesso luogo si possa trovare un minore, ma è necessario che, sulla base di una attendibile valutazione statistica, sia “altamente probabile” che il luogo presenti la presenza di più soggetti minori di età».

Da qui, l’annullamento senza rinvio della sentenza di condanna per il maniaco moldavo, che resterà libero di ripetere i suoi gestacci. Di notte o in pieno giorno, ai giardinetti, in piazza, al supermercato o alle Poste o in chiesa durante la Messa. Insomma liberi di masturbarsi tra la folla, purché le statistiche non dimostrino che la stessa (folla) non sia composta da minorenni. Se gli atti osceni vengono consumati e sbandierati in ogni dove, il massimo che si può rischiare è una multa. Stessa sorte capitata al moldavo, per il quale la Corte ha scritto: «si ordina la trasmissione degli atti al prefetto per l’irrogazione della sanzione amministrativa».

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22 giugno 2017

Arrestato durante la processione

Nonostante le mille polemiche per i casi già successi, sembra che il vizio di ossequiare il potente di turno sia difficile da estirpare in certi zone del nostro paese. 

Apprendo però dal noto quotidiano Lercio che questa volta ci dovrebbe essere stato un errore.


Inclinano Madonna per sbaglio durante la processione: arrestato l’anziano che abitava di fronte

Mutosono (CT) – Il paese in festa, le scuole chiuse e i bambini felici e liberi di gironzolare di mattina; bancarelle di caramelle, mele candite, sigarette elettroniche e giochi che andavano di moda negli anni ’70 tutti al loro posto e il prete di zona, Don Mortacci, entusiasta perché stavolta ha organizzato tutto alla perfezione. Gli accollatori quest’anno sono stati scelti tutti nella palestra di zona e hanno assicurato tenuta e prestanza fisica adatte all’occasione: d’altronde la statua della Madonna fatta girare per la festa del santo patrono locale, San Vammazzo Martire, ha un peso approssimativo di 900 chili, segno che farla di granito e persone viventi non è stata una buona idea. Tutto perfetto, dicevamo, ma il destino ha purtroppo deciso di rovinare l’unico grande evento che contraddistingue la piccola cittadina di Mutosono: la processione.

Rocco Anabolizzanti, body builder di fama mondiale, ha avuto un problema non da poco: dopo un uso decisamente eccessivo di prodotti non del tutto legali, come lo spray abbronzante “Bruciatura Garantita”, ha notato un progressivo avvizzimento delle zone genitali – ma a quello non aveva fatto eccessivamente caso essendo cosa normale nel suo ambiente – ma soprattutto la progressiva perdita dell’uso del piede destro e della pronuncia delle consonanti. Questo ha portato Don Mortacci a riconsiderare il suo ruolo di leader degli accollatori e a pensare ad una pronta sostituzione pochi minuti prima dell’inizio dell’evento.

Nessuno dei giovanotti aitanti presenti nella rubrica telefonica del prete era disponibile – a quanto pare erano tutti impegnati con il Vescovo – e quindi Don Mortacci è stato costretto a concedere l’onore di spaccarsi la schiena portando la statua mariana per la città a Giovannino Giannisperti, settantenne del luogo che già in passato aveva fatto parte degli accollatori. Anche se il pover’uomo è afflitto da un’ernia del disco causata da anni di processioni – che gli è valso una pensione di invalidità al 200%, una badante ucraina ventenne con la quinta di seno e un telefono cellulare con cento euro giornalieri – ha accettato con entusiasmo di ritornare al suo posto nel team degli accollatori locali.

Tutto sembrava procedere per il meglio, quando a un tratto è accaduto l’imprevedibile: appena arrivato a Piazzale Pippo Baudo, Giovannino ha avuto un piccolo mancamento e ha perso momentaneamente la presa, facendo inchinare la Madonna sul lato sinistro, proprio di fianco alla graziosa villetta di una coppia di vecchietti. E lì è scoppiato il blitz dei carabinieri.

“Avevamo letto su di un sito che il metodo migliore per mappare le case dei mafiosi fosse quello di seguire le processioni e così abbiamo fatto”, spiega l’Appuntato Guglielmo Scuotilancia, “attendevamo solo il momento in cui uno dei portantini avrebbe finto un attacco di cuore – complimenti per la scenetta: è stata fatta così bene che il vecchio sembra morto davvero – e avremmo potuto agire. Grazie a questo blitz abbiamo potuto arrestare due membri anziani delle cosche mafiose che imperversano nella zona. È un grande giorno per l’Arma dei Carabinieri, se aggiungiamo anche la multa fatta alla statua della Madonna che, essendosi fermata nella carreggiata, non ha esibito né il triangolo né le quattro frecce e quindi è in contravvenzione”.

Ma si è trattato tutto di un equivoco, un semplice dannatissimo equivoco: il malessere di Giannisperti era reale e quindi l’inchino non era voluto verso l’abitazione di Giuseppe Moccasort e Angiolina Curtesi, la coppia di vecchietti che vive nella ridente villetta affacciata sulla piazza. I due stavano osservando la processione dal balcone, quando si sono ritrovati in casa venticinque carabinieri e un venditore di frittelle in assetto anti-sommossa. I due sono stati arrestati, poi sono stati baciati da tutti i membri della piazza (anche loro caduti nell’equivoco), e infine rilasciati con tante scuse dal Prefetto, dal Governatore e anche dal Principe del Montenegro.

Una vicenda che per fortuna è terminata bene, se si esclude la morte dell’anziano accollatore, e che trova parole di speranza e di carità nella malcapitata signora Curtesi: “Non si può manco guardare la processione in santa pace”, specifica, “La prossima volta mi metto a guardare il Segreto: è na strunzata uguale ma almeno con quello non mi può succedere niente”, ha sentenziato godendosi l’approvazione dell’intera città.

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21 giugno 2017

Le meravigliose elezioni di Civitanova

La campagna elettorale di Civitanova non risparmia sorprese e l'ultima in ordine di tempo è clamorosa: l'ex candidato sindaco Ghio, dopo aver affermato fino al giorno prima che era contro i partiti e che mai avrebbe fatto patti con questi, dopo una riunione fiume decide di allearsi con il PD di Corvatta e Silenzi. 

Non siamo ai livelli "se perdo il referendum smetto con la politica" ma ci andiamo molto vicino.


Civitanova: reazioni social all'alleanza Corvatta-Ghio

Dopo il colpo messo a segno dal sindaco uscente Corvatta che, a pochi giorni dal ballottaggio, riesce a sottoscrivere un accordo con le liste di Ghio, nei gruppi social cittadini sono comparsi in poche ore molti post e una valanga di commenti.

Parte dei commenti riguarda i termini usati per descrivere l'apparentamento che per molti è tutt'altro che un "colpo di scena": si va dai sobri...

Continua a leggere..



20 giugno 2017

Costume di pelo, moda estate 2017

Care amiche, se ancora non l'avete, correte a comprarlo perché stanno andando a ruba. Parlo del costume intero (ma anche bikini) in finto pelo, perché oltre ad essere stupendo, è anche ecologico. Sarà senza dubbio un must per l'estate 2017 appena iniziata.


19 giugno 2017

Arriva il semaforo countdown

Dopo sette anni di sperimentazione, nemmeno fosse un farmaco salvavita, anche da noi potrà essere introdotto il semaforo con il conto alla rovescia che esiste già in molti paesi d'Europa.

Che abbiano aspettato così tanto perché con questo ci potrebbero essere meno multe?



Multe al semaforo, arriva il countdown che dice quanto manca al rosso

Dieci anni fa, nel pieno delle polemiche sulle multe automatiche ai semafori, molti dicevano (ma non fu mai dimostrato) che era stato accorciato di nascosto il tempo del giallo. Così si propose di adottare display col conto alla rovescia che indicasse quanto tempo mancava all’accensione del rosso. Ora arriva il via libera all’adozione diffusa di questi countdown: questa settimana, forse addirittura già oggi, sarà pubblicato il decreto del ministero delle Infrastrutture che ne fissa le caratteristiche. Potrà così essere attuata la miniriforma del Codice della strada di sette anni fa (legge 120/2010), nella parte (articolo 60) che aveva previsto appunto la possibilità che i semafori fossero dotati di countdown.

Attenzione: il conto alla rovescia non verrà reso obbligatorio su tutti gli impianti. Semplicemente, ogni gestore di strade potrà scegliere se e su quali impianti semaforici di sua competenza installarlo, sopportandone il costo. E non potrà farlo neanche da subito: la stessa legge 120/2010 stabilisce che il Dm avrà effetto dopo sei mesi dalla sua adozione, per cui se ne parla a fine anno.

Fino a quel momento resteranno attivi solo quei pochi countdown installati a titolo sperimentale in alcune città (tra cui Roma e Bergamo) e su qualche strada provinciale soprattutto del Nord. La sperimentazione, autorizzata e seguita dal ministero, è servita a indicare le possibili criticità dei countdown, di cui si è tenuto conto nel testo del Dm.

C’era proprio bisogno di sette anni per attuare una possibilità che in alcuni Paesi è diffusa da ben prima? In Italia, sì. Un po’ per la delicatezza della questione: tutto è nato dalle forti polemiche sui controlli automatici e sull’abitudine degli italiani a sfruttare il tempo del giallo per passare anche quando ci sarebbe tempo e spazio per fermarsi come prescrive il Codice della strada, così occorre tenere conto del rischio che i guidatori sfruttino la presenza di un countdown per fare manovre ancor più azzardate (il contatore consente di partire un attimo prima che scatti il verde e di fermarsi solo quando si ha la certezza che il rosso si sta accendendo, pensate se in vie diverse che sfociano nello stesso incrocio si trovano due guidatori che mettono in atto questi comportamenti ). Poi bisogna pensare che i tecnici del ministero delle Infrastrutture che si occupano di omologazioni dei dispositivi come semafori e sistemi di controllo sono pochissimi e tendono a stare molto attenti dopo le polemiche dello scorso decennio.

In ogni caso, chi deciderà di sfruttare i countdown per manovre rischia non solo incidenti ma anche multe: sono ormai diffusi gli apparecchi automatici che controllano non solo il passaggio col rosso, ma anche il semplice superamento della striscia di arresto pur fermandosi immediatamente dopo senza attraversare l’incrocio. Una novità discutibile e resa possibile solo da una svista del legislatore. Ma comunque reale.

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18 giugno 2017

Incornato e ucciso famoso matador

Non sono particolarmente amante degli animali ma non posso concepire come nel 2017, dopo che siamo arrivati su Marte, esistano ancora queste tradizioni barbare.

Mangio ovviamente la carne e mi si potrebbe obiettare che anche quegli animali sono stati ammazzati ma questo non significa che si debbano uccidere per uno stupido gioco come la corrida.


Incornato e ucciso dal toro. Così è morto il matador Fandino a l’Aire-sur-Adour

Roma - Un torero spagnolo, Ivan Fandino, è morto oggi in Francia all’età di 36 anni, ucciso da un toro mentre stava esibendosi a l’Aire-sur-Adour, nel sud est del Paese.

Secondo El Pais online il matador, originario di Orduna in Biscaglia, nel Paese Basco, è caduto e il toro lo ha incornato nel polmone destro. Fandino è stato portato immediatamente all’ospedale di Mont-de-Marsan, dove è morto.

Il 9 luglio 2016 un altro torero spagnolo, Victor Barrio, morì incornato da un toro a Teruel. Non si erano più registrati incidenti mortali di questo tipo dal 1992.

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17 giugno 2017

Tassa di successione sulle case distrutte

Dopo gli sfollati sballottati a destra e a manca, le case di legno promesse e mai arrivate, la rimozione delle macerie ancora da iniziare e tante altre cose di cui purtroppo non sono al corrente, c'è un nuovo scandalo che riguarda le popolazioni terremotate: i parenti delle vittime, per ereditare quello che rimane delle case, dovranno pagare la tassa di successione.


Terremoto, l'ultima beffa per i parenti delle vittime: una tassa di successione sulle macerie - VIDEO

"Oltre al danno, la beffa": inizia così il servizio del telegiornale di Canale5 che racconta di come i parenti delle vittime del terremoto siano costretti a pagare la tassa di successione per le case distrutte, a cui si aggiungerà anche quella per smaltire le macerie ereditate.

L'ultimo oltraggio a decine di persone che hanno perso i loro cari in quella tragedia. Una clamorosa dimenticanza del governo, che nella manovra correttiva non ha previsto l'esenzione per i terremotati.

Provvedimento preso invece dal governo in carica ai tempi del terremoto dell'Abruzzo e che i familiari delle vittime umbro-marchigiane attendevano in maniera quasi automatica.

[Guarda il video]

16 giugno 2017

Quei razzisti di New York

Quando a settembre l'agenzia Frontex dell' Ue accusò le organizzazioni non governative di essere colluse con gli scafisti, i benpensanti nostrani si stracciarono le vesti. "È un' aggressione politica", replicarono le ong, da Medici Senza Frontiere a Save the Children. Tuttavia, la mappa dei recuperi dei disperati pubblicata sul sito del New York Times conferma tutti i dubbi su come le imbarcazioni delle ong abbiano aumentato il loro raggio d' intervento. 

Se nel 2014 si tenevano a largo della Libia, dal 2016 i buoni samaritani si spingono direttamente in acque africane, alimentando i sospetti dei legami con i trafficanti di migranti.

Sempre secondo il Nyt, le operazioni di salvataggio dei migranti a ridosso delle acque territoriali libiche non hanno fatto altro che aumentare il numero dei morti nel Mar Mediterraneo. Una strategia deleteria che sta avendo conseguenze devastanti. 


Efforts to Rescue Migrants Caused Deadly, Unexpected Consequences

Strategies to rescue migrants in the Mediterranean Sea and disrupt smuggling networks have had deadly, unexpected consequences, according to aid groups monitoring the crisis.

It is part of a wrenching Catch-22: Any effort to lessen the migrant crisis can backfire as smuggling networks devise even more dangerous strategies in response. Here is how those strategies have pushed desperate migrants into even more desperate situations.

Smugglers Respond to Rescue Efforts

The bodies of 10 migrants were recovered and at least 100 more migrants were missing on Saturday off the coast of Libya. Eight of the bodies were found on an inflatable boat in the Mediterranean Sea, in a treacherous area between Libya and Italy known as the Central Mediterranean route. Each year, aid groups patrol the area and rescue thousands of migrants at risk of drowning.

Rescuing migrants closer to the Libyan coast saved hundreds of people at sea. But critics said it introduced a deadly incentive for more migrants to risk the journey and for smugglers to launch more boats.

“Migrants and refugees – encouraged by the stories of those who had successfully made it in the past – attempt the dangerous crossing since they are aware of and rely on humanitarian assistance to reach the E.U.,” said a risk analysis by Frontex, the European Union border and coast guard agency.

Smugglers use flimsy boats and provide just enough fuel to reach the edge of Libyan waters. Drivers can remove the engine and head back to Libya on another boat, leaving the migrants adrift until help arrives.

Groups monitoring the crisis expect the death toll to surpass last year’s figures. And it has done so for every month this year, until recently: A series of drownings over three days killed 700 people in May 2016.

Joel Millman, a spokesman for the International Organization for Migration, cautioned against concluding that the situation had improved.

“It’s much more piecemeal,” he said, referring to the slower but steadier pace of drownings. “It’s much more dangerous. They’re putting people in much smaller boats and in greater numbers.”

While dire conditions in Libya and other African countries have played a larger role in motivating migrants to flee, aid groups have recognized how their efforts have bolstered the smuggling business model.

“We know that what we do is not the solution,” said Stefano Argenziano, operation coordinator on migration for Doctors Without Borders, which has rescued migrants near the Libyan coast since 2015. “It’s not the source of the problem, it’s not the solution to the problem. It’s the sheer necessity of saving lives now, when lives are in danger.”

Despite the criticism, there is no evidence that reducing rescue efforts would reduce fatalities. After the European Union stopped funding the Italian patrol and rescue program Mare Nostrum in 2014, a record number of people attempted the journey, and a record number of people drowned. The United Nations also supported increasing rescue efforts, saying the death toll would be higher without them.

Smugglers Downgrade as Boats Are Destroyed

Officials started destroying wooden boats used by smugglers, hoping this would disrupt the criminal networks. But this had an unintended effect: Smugglers increasingly used cheaper rubber dinghies.

The European Council started sinking boats in 2015 and has destroyed more than 400 boats since then.

“The onset of anti-smuggling operations has accelerated the pace of the degradation” in quality and safety, Mr. Argenziano said.

The cheaper 30-foot dinghies are blamed for increasing the number of deaths at sea because they are unfit for long travel and prone to punctures and capsizing, according to the United Nations Refugee Agency.

Roughly the size of two sedans, the vessels were designed to carry about 60 passengers. But Frontex has seen more than 150 people on any given craft. Those numbers have increased since 2015, according to Europol.

“If you have a dinghy with 170 people on board, these boats can capsize in seconds,” said Izabella Cooper, a spokeswoman for Frontex. “And it really takes seconds for people to drown. Many people who are coming from Africa have never seen the sea in their lives before.”

All sides agree the solution ultimately lies in Libya and deeper within Africa, where improving conditions and opportunities could prevent people from boarding boats and making the deadly journey.

Governments have considered strategies that could discourage migrants from boarding boats at all, like an Italian agreement to train the Libyan Coast Guard so it can intercept and rescue migrants before they reach international waters.

“There’s no doubt that the situation in Libya is bad enough for thousands and thousands of foreigners and migrants” to flee, said Federico Soda, the director of the Coordination Office for the Mediterranean with the International Organization for Migration.

“It’s really time to start looking at some of the long-term policies,” he added. “Africa and Europe are always going to be neighbors. Movement of people between the two is just a reality of the coming decade.”

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15 giugno 2017

Civitanova come Vilnius

Dopo le elezioni di domenica scorsa ed in vista del ballottaggio del prossimo 25 giugno, la campagna elettorale civitanovese sta dando il meglio di se. Senza entrare troppo nei dettagli, si notano delle azioni da parte dell'amministrazione che gli avversari giudicano puramente "elettorali", mai fatte fino alla campagna elettorale ed ora tanto sbandierate sui social.


Rientra sicuramente tra queste la lotta al parcheggio selvaggio che a Civitanova, come in molti altri città, è una vera piaga. Sembra che il sindaco uscente abbia voluto dare un giro di vite a questa cattiva abitudine e proprio in questi giorni, guarda caso in vista dei ballottaggi, abbia deciso di rinforzare il servizio rimozioni con un nuovo mezzo dotato di ragno meccanico, in grado di eliminare il problema in pochi minuti ed in maniera definitiva.

Come non ricordare a tal proposito il filmato diventato virale del sindaco di Vilnius, Arturas Zuokas, che a bordo di un carrarmato distrusse una Mercedes parcheggiata in divieto, nella Gedimino Prospektas (guarda il video).


14 giugno 2017

Lampedusa si è rotta le palle dei migranti

I lampedusani evidentemente si sono stancati di come viene effettuata la gestione dei migranti e lo hanno dimostrato nella cabina elettorale. 

Il nuovo sindaco, prontamente intervistato, si chiede se sia normale che i profughi vadano in spiaggia e girino di notte, quando c'è una recinzione ed un cancello presidiato intorno al centro di accoglienza. Un altro punto controverso riguarda lo sbarco delle navi delle ong: come mai non vanno più in Sicilia ma direttamente dalla Libia a Lampedusa?



Lampedusa, Renzi incorona la sindaca Nicolini, lei non va nemmeno al ballottaggio

La prima cittadina uscente è arrivata solo terza al primo turno delle amministrative. Eletto Totò Martello che sugli sbarchi e sull'accoglienza ai migranti dice: "Qui bisogna rivedere tutto, anche la stessa presenza delle organizzazioni non governative"

Appena entrata nella segreteria Pd e subito disarcionata dalla sua poltrona dagli elettori di Lampedusa. La sindaca Giusi Nicolini è solo terza al primo turno delle elezioni comunali. Una brutta botta per la Nicolini, su cui Matteo Renzi aveva posto il suo "stigma" chiamandola al Nazareno nominandola nella segreteria nazionale del Partito Democratico.

Gli elettori dell'isola siciliana simbolo dell'accoglienza dei migranti hanno scelto come nuovo sindaco Totò Martello, già ex primo cittadino oer due legislature fino al 2001, che alla testa di una lista civica, godeva dell’appoggio di un pezzo del Pd che a Lampedusa non ha presentato il simbolo. 

Se Lampedusa era stata candidata al Nobel per la pace proprio l'accoglienza ai migranti, e alla Nicolini era andato il premio Premio Unesco per la Pace, il neo sindaco accusa le organizzazioni non governative. "Cosa fanno esattamente le ong a Lampedusa? Se uno entra nell’hotspot – dice Martello – può uscire o no? Io vorrei capire come deve funzionare il centro di accoglienza. Non mi sono ancora insediato, ma trovo ci sia molta discrezionalità nella gestione dei migranti".

Al secondo posto si piazza Filippo Mannino, un giovane iscritto a M5s anche lui in corsa per una civica. Martello conquista oltre il 40 per cento dei voti, Mannino il 29,4; Nicolini si ferma al 24,3. Al quarto posto la rappresentante della Lega di Salvini, l’ex senatrice Angela Maraventano (5,9 per cento).

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13 giugno 2017

AFRICA Gli aiuti uccidono

Negli ultimi 10 anni, secondo quanto riporta nel suo libro un'economista africana, il suo continente ha ricevuto 515 miliardi di dollari ma i paesi che hanno preso più soldi, sono quelli da cui la gente continua a scappare. 

Alle organizzazioni non governative che fanno da tramite tra i finanziatori e i finanziati non conviene che cambi il sistema di aiuti internazionali perché è ciò che giustifica la loro esistenza

Come è facile intuire, c'è qualcosa che non funziona in questo meccanismo.


AFRICA Gli aiuti uccidono

Dambisa Moyo è un'economista africana che ha studiato a Oxford e Harvard, e ha lavorato, tra gli altri, per la Banca mondiale e Goldman Sachs. Il suo primo libro uscì nel 2009: oggi diremmo che erano «tempi non sospetti», non si poteva ancora immaginare la fuga disperata di milioni di africani verso l'Europa meridionale. Il volume s'intitolava Dead Aid (in italiano lo pubblicò Rizzoli con il titolo La carità che uccide) ribaltando lo slogan dell'epocale concerto Live Aid che 14 anni prima inaugurò la stagione, mai conclusa, degli eventi musicali benefici a favore dell'Africa. Per la Moyo, nata e cresciuta nello Zambia, l'«aiuto dal vivo» era piuttosto un «aiuto morto». La tesi era semplice: i fondi umanitari non aiutano affatto la crescita del continente ma lo impoveriscono sempre più. Anzi, rappresentano «una cornucopia d'elemosine con cui il mondo sviluppato tiene al guinzaglio l'Africa».

La carità a volte uccide, gli aiuti non aiutano, i soldi impoveriscono. E le grida d'allarme rimangono (...)

(...) inascoltate. Una fiumana di denaro da tutto il mondo sviluppato ha continuato a riversarsi sull'Africa, i concerti di beneficenza si sono moltiplicati, le stelle di Hollywood si sono lavate la coscienza viaggiando nei Paesi della fame (con troupe di fotografi e tv al seguito). Sembra che il sostegno della comunità internazionale non sia mai mancato al continente più indigente del pianeta. Eppure la miseria è dilagata. Le guerre continuano a divampare in conflitti civili e religiosi, come le persecuzioni degli islamici ai danni dei cristiani nel Sud Sudan. Gli effetti delle devastanti carestie non sono stati arginati dagli interventi delle Ong e della cooperazione. Ma soprattutto abbiamo cominciato a conoscere l'esodo di massa, la fuga dall'Africa maledetta, le ondate di disperati che rischiano l'unico bene rimasto - la propria vita - per inseguire l'ombra della speranza proiettata dall'Occidente.

DIECI PRENDITUTTO

Gli aiuti internazionali non sono mai mancati. Ma a che cosa servono? I flussi di denaro sono colossali. Secondo le statistiche dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) dal 2006 al 2015 sono piovuti in Africa 515,8 miliardi di dollari tra contributi ufficiali pubblici e privati. Una massa enorme di denaro, che è cresciuta anno dopo anno: dai 27,7 miliardi del 2006 ai 51,8 del 2015 si registra un aumento dell'87 per cento. Quasi il doppio, nonostante la crisi finanziaria internazionale e gli investimenti produttivi fatti in Africa, esclusi da questo conteggio: segno che non si può rimproverare ai Paesi sviluppati una perdita di attenzione e un irrigidimento dell'impulso solidale.

Nel complesso questa quantità di soldi è stata assorbita per oltre metà (54 per cento) da dieci Paesi che, con l'eccezione del Sudafrica, sono anche quelli da cui si sta registrando l'esodo più consistente di persone verso il Mediterraneo: in testa si trovano Egitto, Nigeria, Marocco, Etiopia. Se guardiamo i soli dati del 2015, a queste nazioni si aggiungono Algeria, Congo, Uganda. La distribuzione degli aiuti rispecchia l'evolversi delle crisi umanitarie. In base ai dati del Viminale, infatti, dall'inizio del 2017 fino a metà maggio il più alto numero di migranti sbarcati sulle coste italiane (in tutto 50.041, il 47,5 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso) proveniva proprio dalla Nigeria.

Il parallelismo è sconcertante. Proprio i Paesi destinatari delle quote maggiori di aiuti internazionali sono quelli da cui fuggono più persone. I fiumi di denaro della cooperazione s'ingrossano ma la povertà in cui campano gli africani non arretra. I soldi non bastano mai e la gente che fugge disperata è sempre più numerosa. Dalla Nigeria martoriata dalle milizie islamiste di Boko Haram e dalla siccità del Sahel sono sbarcate in Italia solo quest'anno 6.516 persone nonostante che nel 2015 il Paese africano avesse ricevuto quasi 21 miliardi di euro di aiuti, di gran lunga la quota maggiore di una singola nazione. Dalla Guinea sono approdati 4.712 profughi a fronte di aiuti nel 2015 per 217 milioni di dollari (1,3 miliardi nel decennio); dalla Costa d'Avorio 4.474 profughi (1,2 miliardi di sovvenzioni nel 2015, 3,5 nel decennio).

SEMPRE PIÙ POVERI

Ancora: dal Senegal sono sbarcati 3.069 profughi (784 milioni di aiuti, 6,1 miliardi nel decennio); dal Mali 2.240 (683 milioni nel 2015 e 6 miliardi nel decennio); dal Sudan 1.395 (511 milioni di dollari nel 2015, 12,6 miliardi complessivamente dal 2006). Il caso forse più paradossale è quello del Marocco. Il re Mohammed VI lo ha reso il Paese più sicuro dell'Africa a nord del Sahara, ha portato internet, sviluppato aziende, costruito autostrade anche grazie alla massa di finanziamenti tracciati dall'Ocse nel decennio: 27,3 miliardi di dollari, quarta nazione del continente dietro a Egitto, Nigeria, Sudafrica. Eppure dal Marocco si continua a fuggire perché nei primi mesi del 2017 hanno attraversato il Mediterraneo 3.055 magrebini. Secondo l'Istat al 1° gennaio 2016 vivevano in Italia 437.485 marocchini, terza comunità straniera presente in Italia dopo romeni (22,9% di tutti gli stranieri presenti sul territorio) e albanesi (9,3): i marocchini ne costituiscono l'8,7%.

In Africa non esiste un solo Paese che possa smentire il trend individuato anni fa dagli osservatori più avveduti: gli aiuti dei Paesi occidentali non alleviano la povertà dei popoli di colore. Dal dopoguerra al Duemila, ha calcolato Dambisa Moyo nel suo libro, sono stati convogliati oltre 1.000 miliardi di dollari e ancora oggi nel continente nero l'80 per cento della popolazione deve sopravvivere con meno di un dollaro al giorno.

TASSE E CORRUZIONE

L'assistenzialismo non è la ricetta che possa cambiare la governance africana. Tra il 1970 e il 1998, anni in cui i sussidi al continente sono cresciuti vigorosamente, il tasso di povertà è complessivamente salito dell'11 per cento. Prima ancora che le condizioni di salute, il riscaldamento globale e il terrorismo, il deficit numero 1 dell'Africa riguarda la crescita economica: dove c'è sviluppo produttivo e miglioramento dei redditi si verifica anche una maggiore tutela della salute con un terreno meno favorevole al terrore delle armi. Ma sul fronte dei cambiamenti strutturali nulla si muove. Secondo il Rapporto 2017 sulla competitività dell'Africa stilato dal World economic forum, la fondazione svizzera che ogni inverno promuove il vertice di Davos, i fattori più problematici per la crescita del business nel continente sono l'accesso ai finanziamenti, la corruzione, la tassazione, l'inefficiente burocrazia statale e l'instabilità politica. Fatto 100 l'accesso all'elettricità nei Paesi sviluppati, l'indicatore scende a 78 nell'Asia meridionale e precipita a 48 nell'Africa subsahariana. I consumi elettrici in Africa sono di 570 chilowattora pro capite contro gli 8.082 dei Paesi sviluppati. Soltanto il 39 per cento degli africani ha accesso alle cure sanitarie (98 nei Paesi Ocse) e il 72 all'acqua.

ONG POCO CHIARE

Il deficit infrastrutturale resta dunque tragico. Ma il divario può venire colmato soltanto da investimenti produttivi, che per esempio la Cina sta sviluppando moltissimo a costo di colonizzare a sua volta buona parte del continente. Il sistema degli aiuti invece consente ai grandi donatori di tenere l'Africa in una condizione di inferiorità perenne, tanto più che i finanziamenti finiscono molto spesso nelle tasche dei dittatori e degli sfruttatori. Quando un governo sa di poter contare su beni che non dipendono dalla propria azione (come i sussidi che la solidarietà internazionale comunque eroga, ma anche la ricchezza delle risorse naturali), esso perde interesse a perseguire obiettivi di sviluppo.

Ma oltre ai tiranni locali che alimentano i propri conti bancari offshore e alle grandi organizzazioni internazionali espressione dei Paesi sviluppati che perpetuano il controllo sul continente, esiste un'altra realtà che non ha interesse a modificare la subalternità africana: sono le Ong. Alle organizzazioni non governative che fanno da tramite tra i finanziatori e i finanziati non conviene che cambi il sistema di aiuti internazionali perché è ciò che giustifica la loro esistenza. Un sistema opaco, dove non regna la trasparenza e dove si compiono indisturbati, come s'intitola un libro dell'economista americano William Easterly, I disastri dell'uomo bianco. Sottotitolo: «Perché gli aiuti dell'Occidente al resto del mondo hanno fatto più male che bene».

Stefano Filippi [Link]