24 giugno 2019

Ballerino grasso deriso sul web diventa una celebrità - VIDEO

Il web distrugge ma, a volte, riscatta. Com'è successo all'uomo ormai universalmente noto come #Dancingman, che, deriso sulla pista da ballo, è ormai diventato una celebrità social.



Ballerino grasso deriso sul web diventa una celebrità: per lui una serata con vip e belle donne

Si chiama Sean e le sue foto sono state pubblicate per la prima volta sul sito 4chan. Un internauta rimasto anonimo le ha condivise per prenderlo in giro sul suo modo di ballare: «Si è fermato quando ci ha visti ridere», aveva commentato il "reporter", sfottendolo.

Ma il web ha preso le parti del ballerino extrasize e si è mobilitato per ritrovarlo e dargli un'altra opportunità: è stata Cassandra Fairbanks, un'utente di Twitter, a prendere in mano la situazione e a organizzargli una serata che potesse porre rimedio all'umiliazione subìta.

Finalmente Sean è uscito allo scoperto e ora alla festa in suo onore, oltre a quasi 2000 donne che si sono candidate a ballare con lui, ci potrebbero essere anche numerose celebrità.

«Hey, Cassandra, tienimi informato della festicciola - ha twittato (addirittura) Pharrel Williams - Dancingman, non vergognarti mai di essere ciò che sei». E un musicista d'eccezione si è addirittura proposto come dj per una notte: Moby in persona.

Non solo, ma sono stati già raccolti 25mila dollari per pagare a Sean il biglietto per Los Angeles. Dove siamo certi che potrà ballare tranquillo.

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21 giugno 2019

Potenza Picena, pitbull azzanna un husky e ferisce il padrone

"I cani erano tenuti regolarmente al guinzaglio - riporta l'articolo - Improvvisamente, però, uno dei due pitbull si è liberato dal guinzaglio, ha attraversato la strada correndo e ha aggredito l’altro cane". E' la seconda volta in pochi giorni che un cane si libera dal guinzaglio e fa danni in giro, ma forse è meglio dire da qualcosa simile ad un guinzaglio perché da uno vero non ci si libera. 


Potenza Picena, pitbull azzanna un husky e morde il padrone ferendolo a una mano

POTENZA PICENA - Un pitbull aggredisce un altro cane. E il proprietario di quest’ultimo, per difendere il suo amico a quattro zampe, viene morso ad una mano. Di recente era capitata la stessa cosa ad una signora civitanovese, che si trovava a passeggio con il suo meticcio. L’ultimi episodio è avvenuto intorno alle 22.30 dell’altra sera, a Potenza Picena. 

Il proprietario di un cane husky stava passeggiando con l’animale quando, ad un certo punto, si è incrociato con una coppia che stava portando a spasso due pitbull: erano dall’altra parte del marciapiede. I cani erano tenuti regolarmente al guinzaglio. Improvvisamente, però, uno dei due pitbull si è liberato dal guinzaglio, ha attraversato la strada correndo e ha aggredito l’altro cane. Il proprietario dell’husky ha cercato per quello che ha potuto di difendere il proprio amico a quattro zampe e, nel tentativo di farlo, è stato azzannato ad una mano dall’altro cane. 

Immediatamente si sono mobilitati anche i due proprietari dei pitbull, che hanno cercato di difendere il cane aggredito e di tenere a freno pure il secondo pitbull, che nel frattempo era riuscito a liberarsi pure lui. I due cani pitbull risultano entrambi in regola, ma scatterà comunque una segnalazione al servizio veterinario dell’Asur e una sanzione per la coppia di proprietari.

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20 giugno 2019

Cina, la «febbre cristiana» scuote il gigante ateo

Il Vangelo non è mai stato così popolare nel Paese. Aumentano le conversioni soprattutto fra i più istruiti. Nella città di Wenzhou il 30% dei residenti è cristiano



Cina e Santa Sede. La «febbre cristiana» scuote il gigante ateo

Una Chiesa fortemente penalizzata dal contesto in cui si trova ad operare, e tuttavia vivace, con un suo dinamismo missionario. Questa, a detta degli esperti, la situazione dei 12 milioni di cattolici cinesi (metà dei quali si riconosce nella “Chiesa ufficiale”), che corrispondono a poco meno dell’1% della popolazione totale, circa 1,3 miliardi di abitanti. Detto che cifre aggiornate, affidabili e complete sulla presenza cattolica in Cina è quasi impossibile trovarne, possiamo rifarci agli studi di alcuni esperti per disegnare una mappa della presenza cristiana (e segnatamente cattolica) in Cina.

Scrive Rodney Stark ne Il trionfo della fede: «Le migliori statistiche disponibili collocano il numero dei cristiani presenti in Cina nel 1950, quando il nuovo regime comunista consolidava il proprio potere, in 4,2 milioni circa. Nel 1980, dopo parecchi decenni di repressione, il numero dei cristiani era probabilmente attorno ai 10 milioni. Se ammettiamo che, nel 2007, ci fossero 61 milioni di cinesi cristiani, allora dal 1980 al 2007 il tasso di crescita sarebbe in media del 7% annuo. Se questo tasso dovesse perdurare, nel 2030 ci saranno più cristiani in Cina che in qualsiasi altro Paese: 295 milioni». Gli ottimistici calcoli di Stark si riferiscono ai cristiani globalmente considerati (è noto che in Cina le comunità protestanti radunano molti più fedeli delle cattoliche), ma soprattutto si basano su proiezioni a partire da sondaggi.

Anthony Lam, autorevole studioso dell’Holy Spirit Study Center di Hong Kong, nel 2016 forniva relativamente alla Chiesa cattolica un quadro assai meno trionfalistico osservando che: «Ogni anno la Chiesa ha bisogno di 210mila nuovi battesimi soltanto per coprire le “perdite” naturali. Questo non include il drenaggio di fedeli da altre religioni o sette». Il punto è che, mentre tra il 2004 e il 2010 entravano nella Chiesa cattolica tra i 90 e i 100mila nuovi fedeli, oggi si assiste a una decrescita. Uno degli indicatori di vitalità di una Chiesa è il numero delle vocazioni sacerdotali e religiose. Ebbene: tra il 1999 e il 2004 abbiamo avuto 70-80 preti novelli l’anno, ma il loro numero è sceso a 50 l’anno nel periodo successivo (oggi i sacerdoti sono in totale 3.316). Calano anche i seminaristi sia nella Chiesa ufficiale sia in quella non ufficiale: nel 2014 quelli maggiori si erano ridotti a 560, mentre i minori erano 400; invece nella Chiesa non ufficiale si è passati dai 700 del 1996 ai 300 del 2014. Pure per le vocazioni religiose femminili la situazione non si presenta affatto rosea: le suore sono complessivamente 5.622. Quelle in formazione nel 1996 erano in totale 2.500, nel 2014 crollate a 156.

Secondo padre Gianni Criveller, missionario e sinologo del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere), c’è però ragione di sperare nel futuro: «Oggi sono circa 70 milioni i cristiani cinesi (più del 5% della popolazione), di cui 12 milioni cattolici. Il loro numero è cresciuto soprattutto negli ultimi anni, quando si è sviluppato il fenomeno della “febbre cristiana”, definito il cristianesimo in Cina mai è stato così popolare e ben visto dalla popolazione».

Le aree più vivaci? Su tutte Baoding, nei pressi di Pechino (spesso teatro di persecuzione della comunità “sotterranea”), Hong Kong e Wenzhou: lì il 30% della popolazione è cristiana, il che ha meritato alla città l’appellativo di “Gerusalemme della Cina”. Il dato più incoraggiante, tuttavia, è che – in un Paese dove il 61% si definisce “ateo convinto” (il doppio rispetto ad ogni altra nazione del mondo) – a convertirsi a Cristo sono più i più ricchi e i più istruiti: un sondaggio condotto presso la prestigiosa Renmin University of China ha rivelato che il 62% degli interpellati dichiarava di essere «interessato» al cristianesimo. Perciò, nello speciale “Accenti” di La Civiltà Cattolica, dedicato alla Cina, padre Joseph You Guo Jiang può osservare che «il cattolicesimo cinese del XXI secolo ha davanti a sé molte sfide e opportunità », a cominciare dalla formazione di un laicato maturo e missionario.

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19 giugno 2019

Due miliardi di tonnellate di ghiaccio sciolte in un giorno: la foto incredibile

Lo scioglimento dei ghiacci è un fenomeno naturale in Groenlandia nella bella stagione. Ma quest'anno ci sono grosse anomalie. La foto del ricercatore Steffen Olsen, che lavora per l'istituto meteorologico danese, sta letteralmente facendo il giro del mondo


Groenlandia, 2 miliardi di tonnellate di ghiaccio sciolte in un giorno: la foto simbolo

La foto del ricercatore Steffen Olsen, che lavora per l'istituto meteorologico danese, sta letteralmente facendo il giro del mondo. E' stata scattata il  13 giugno 2019: la Groenlandia "si sta sciogliendo", e non è una buona notizia. Le temperature di giugno stanno segnando livelli molto elevati. Olsen stava portando a termine la spedizione per recuperare tutte le attrezzature e gli strumenti di una stazione di rilevamento meteo nel Nord-Ovest della Groenlandia. Il ghiaccio marino risulta essere "allagato" in quel punto, un’insenatura che prende il nome di Inglefield Bredning.

La scorsa settimana secondo i dati dell'istituto meteorologico danese la stagione di fusione del ghiaccio era iniziata con un mese in anticipo in Groenlandia rispetto a quanto auspicabile: di fatto il 40 per cento della superficie è andata in fusione, e 2 miliardi di tonnellate di ghiaccio si sono sciolte in un solo giorno.  Lo scrivono i siti di Washington Post e Cnn, citando i dati del National Snow and Ice Data Center. Lo scioglimento dei ghiacci è un fenomeno naturale in Groenlandia nella bella stagione. Di norma però il picco si ha fra giugno e agosto, mentre quest'anno lo scioglimento è cominciato già ad aprile.

L’improvviso picco "è insolito, ma non senza precedenti", riferisce alla Cnn Thomas Mote, ricercatore dell’Università della Georgia che studia il clima della Groenlandia. "È paragonabile ad alcuni picchi che abbiamo visto nel giugno del 2012", quando per la prima volta nella storia si sciolse quasi l’intera calotta. I dati di un satellite della Nasa e quelli raccolti dalle stazioni GPS sparse lungo la costa della Groenlandia hanno documentato che tra il 2002 e il 2016 questo territorio ha perduto circa 280 miliardi di tonnellate di ghiaccio l'anno.

Scioglimento dei ghiacci: un problema epocale
Il problema non riguarda la sola Groenlandia, ovviamente. All'inizio di quest'anno, si è infatti assistito alla scomparsa senza precedenti del ghiaccio marino dal Mare di Bering in un periodo dell'anno in cui il ghiaccio sarebbe dovuto aumentare. Questa tendenza verso il crollo del ghiaccio marino nell'Artico canadese e dell'Alaska continua, forse inesorabilmente.

Ed è grave, perché la perdita di ghiaccio marino sta distruggendo l'equilibrio nell'emisfero settentrionale, e si ripercuote su tutti gli ecosistemi. In tutta l'Artide, l'estensione del ghiaccio marino è al minimo storico per questo periodo dell'anno e, a seconda delle condizioni climatiche durante l'estate, è possibile che il 2019 possa stabilire nuovi record.

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18 giugno 2019

Perché i carcerati usavano divise a strisce bianche e nere?

Le divise, ossia l’abbigliamento consueto dei carcerati americani, un tempo erano a strisce bianche e nere. L’uso, di tale abbigliamento, risale alla nascita del sistema penitenziario moderno, verso la fine del XVIII secolo, negli Stati Uniti d’America.


Perché i carcerati usavano divise a strisce bianche e nere?

Ciò accadde essenzialmente perché così il carcerato in caso di fuga, non sarebbe riuscito a mimetizzarsi tra la folla, risultando quindi riconoscibile e distinguendosi facilmente dagli altri individui. I prigionieri carcerati risultavano visibili sia in paesaggi chiari che in paesaggi scuri, rendendo ogni tentativo di fuga più difficile e vano.

Tra le altre considerazioni che vanno fatte, in quel periodo la divisa dei carcerati era cucita e costruita in modo tale da rendere poco agili i movimenti e compromettere in caso di un’eventuale tentativo di evasione, la fuga. Numerosi film e immagini del passato ci propongono la figura del carcerato che indossava, appunto, questo tipo di uniforme a strisce bianche e nere.

Ai nostri tempi, gli Stati Uniti d’America hanno adottato per l’abbigliamento carcerario, delle divise arancioni.

L’arancione è un colore forte ed intenso che permette anche in questo caso di identificare con una massima sicurezza il detenuto che una volta evaso, cerca di nascondersi tra la gente. Ma in una recente ricerca, effettuata dai direttori dei penitenziari statunitensi, si evince che negli Stati Uniti d’America si vuole ritornare di nuovo all’uso della vecchia uniforme a strisce bianche e nere per i detenuti, poiché con la nuova divisa di colore arancione, il carcerato si distingue sì tra la folla, tuttavia può essere confuso con gli addetti alla manutenzione stradale che indossano abiti di colore arancione.

In Italia i carcerati non hanno il vincolo di indossare una divisa e sono liberi di vestirsi come meglio credono, per evitare maggiormente il disagio psicologico a cui già la detenzione costringe. L’unica imposizione sta nel fatto di non poter indossare cinture e stringhe al fine di evitare possibili reazioni inconsulte o drammatiche.

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17 giugno 2019

Polonia, ruba un carro armato sovietico e tenta l'invasione

I residenti hanno segnalato alla polizia la presenza di un vecchio T-55 russo che sfilava per le strade di un paesino nei pressi di Lodz


Polonia, ruba un carro armato sovietico e semina il panico in città

Un uomo ubriaco ha deciso di "invadere" un paesino polacco con un vecchio carro armato sovietico. E' successo a Pajęczno, nella provincia di Lodz, quando nella nottata di sabato 15 giugno i residenti hanno segnalato alla polizia la presenza di un T-55 russo che sfilava per la città. Adesso il guidatore rischia fino a 8 anni di carcere. Il carro armato, invece, è stato spostato in un deposito.

Secondo le prime ricostruzioni pare sia stata una bravata dettata dall'emozione nel trovarsi a tu per tu con un veicolo militare, in un luogo isolato e con troppo alcol in corpo. Il carro armato doveva infatti essere trasportato in un museo ma, a causa di un guasto improvviso dell'autorimorchio sul quale era stato caricato, è rimasto fermo in una piccola cittadina polacca di 6000 abitanti. Così l'autista del camion, bloccato in un tranquillo borgo nel cuore della Polonia, ha deciso di trascorrere un sabato sera "alternativo" alla guida di un veicolo da guerra di sessant'anni fa.

La polizia ha trovato una scena insolita al momento dell'intervento: il T-55 era fermo al centro della strada principale del paese e il guidatore era in piedi vicino alla torretta, in stato di completa alterazione psicofisica. Gli agenti l'hanno arrestato e adesso rischia 2 anni di carcere per guida in stato d'ebbrezza e 8 anni per "condotta potenzialmente disastrosa". Ad aggravare ulteriormente la situazione, il carro armato era sprovvisto di assicurazione e il conducente non possedeva la patente adatta per guidarlo. L'uomo è stato costretto anche a pagare le spese di prelievo e trasporto del veicolo militare in un deposito, in attesa di mandarlo definitivamente in pensione nel parcheggio di un museo.

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15 giugno 2019

Chiuso nel frigo del supermarket, beve tre casse di birra

Un uomo di 38 anni ha trascorso la notte a una temperatura di circa 0 gradi, consumando almeno 18 lattine. Ora è accusato di furto 


Usa: chiuso nel frigo del supermarket, beve tre casse di birra invece di chiedere aiuto

È rimasto chiuso nel reparto frigorifero di un supermercato aperto 24 ore su 24 - il Kwik Trip - ma, anziché chiedere aiuto, non si è perso d'animo e ha bevuto le lattine di birra all'interno, circa tre casse. L'insolita vicenda è avvenuta a Marshfield, nel Wisconsin. E per il protagonista l'avventura si è conclusa con l'arresto da parte della polizia.

Jeremy Van Ert, 38 anni, ha passato la notte, almeno sei ore, all'interno del refrigeratore con una temperatura intorno agli zero gradi dopo che, questa la sua versione, si è ritrovato dentro il frigorifero per prendere della birra che voleva comprare, senza riuscire ad aprire la porta per tornare indietro.
Diversa invece la versione della polizia di Marshfield. "Il soggetto si è ritrovato bloccato nel frigorifero della birra e sapeva che il supermercato non gliel'avrebbe venduta, quindi ha deciso di restare lì dentro" ha detto il capo della polizia locale, Rick Gramza. 

Solo alle sei del mattino Van Ert è stato 'liberato', quando un cliente del supermercato ha aperto la porta dall'esterno. I dipendenti sono rimasti sorpresi ma, invece di spiegare la situazione, l'uomo è scappato. La sua fuga non è durata molto: i fumi dell'alcool avevano già fatto effetto e, come raccontano i testimoni, non si reggeva in piedi tanto da cadere sopra a una pila di casse di birra, rompendone tre.

Ora Van Elt si trova in carcere con l'accusa di furto perché non ha pagato tutte le birre consumate. "È incredibile, sono qui da vent'anni. Avevo sentito parlare di persone rimaste intrappolate negli edifici, ma mai in un reparto frigorifero" è il commento di Gramza. Intanto, il Twik Trip ha fatto sapere alla clientela che farà più attenzione alla sorveglianza, per evitare altri 'uomini surgelati'.

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14 giugno 2019

Immigrato irregolare distrugge 20 auto in sosta

A fare segnalazione alcuni abitanti del quartiere che hanno seguito l'uomo a distanza e l'hanno sentito pronunciare la frase: "Questo Stato italiano di merda non ha capito chi sono io"



"Italia Paese di merda". E l'immigrato irregolare distrugge 20 auto in sosta

Ha sfondato i vetri di 19 auto in sosta urlando di essere “un talento in questo Paese di merda".

Così i carabinieri hanno arrestato la scorsa notte un immigrato irregolare di 22 anni. È successo intorno alle 4 tra piazza Monte Falterona e piazzale Segesta.

Secondo quanto ricostruito dalle forze dell'ordine, il marocchino ha preso una pietra e ha iniziato a colpire le macchine. Intanto urlava: "Questo Stato italiano di merda non ha capito chi sono io. Io sono un talento in tutto. E ora glielo faccio vedere". A fare segnalazione alcuni abitanti del quartiere che hanno seguito l'uomo a distanza. Giunti sul posto, i Carabinieri lo hanno arrestato per danneggiamento aggravato trovandogli in tasca un'altra pietra oltre a quella utilizzata per vandalizzare le auto in sosta.

Su quanto è accaduto è intervenuta Silvia Sardone, consigliere comunale ed europarlamentare della Lega. "Per il Pd è tutto normale? Ci hanno riempito di clandestini e con la loro retorica anti-italiana di fatto giustificano episodi del genere. La follia di stanotte - aggiunge Sardone -dimostra ancora una volta come il multiculturalismo tanto caro alla sinistra non è altro che un grosso fallimento: gli effetti più tangibili sono proprio nel ghetto arabo di San Siro".

Non è comunque la prima volta che succede un fatto simile. Lo scorso settembre nel mezzanino della fermata M3 di Zara, un immigrato fermato per un controllo aveva aggredito gli agenti urlando: "È questa l’Italia di merda? Siete dei bastardi".

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13 giugno 2019

Smette di fumare e accumula una fortuna

Il 24 luglio del 2005 – era una mattina come tante – Nino accusa degli strani dolori. La vista si offusca sempre più. “Era tutto buio –  è il suo racconto – ho dovuto fermare la macchina. Subito dopo ho buttato la sigaretta e chiesto a Dio di salvarmi”. Da quel giorno non mai più acceso una sigaretta.


Smette di fumare e in 12 anni accumula una fortuna

Fumare fa male alla salute, si sa. Ma anche alle tasche. Dopo 34 anni di vizio, Nino Veloso, brasiliano di 67 anni, fumatore incallito, si è fatto i suoi calcoli. Un pacchetto di sigarette qui in Italia costa in media 5 euro.

Lui ne acquistava addirittura tre al giorno e il suo conto bancario andava via via svuotandosi.

E non serve la calcolatrice per capire la cifra che, è il caso di dirlo, ha mandato ‘in fumo’.

Il 24 luglio del 2005 – era una mattina come tante – Nino accusa degli strani dolori. La vista si offusca sempre più. “Era tutto buio –  è il suo racconto – ho dovuto fermare la macchina. Subito dopo ho buttato la sigaretta e chiesto a Dio di salvarmi”. Da quel giorno non mai più acceso una sigaretta. I soldi spesi per acquistare le sigarette li ha sempre inseriti in un salvadanaio e una volta all’anno, non prima, decide di aprirlo.

In 12 anni ha accumulato oltre 20mila euro (oltre 60mila Reais), girato il mondo e acquistato una mountain-bike, la sua più grande passione (seconda soltanto alle sigarette). Senza contare che la sua vita adesso è cambiata in meglio su tutti i fronti.

Sta meglio in salute e ha potuto realizzare qualche sogno, andando in vacanza con la moglie, viaggiando tra il Messico, l’Argentina, l’Uruguay e il Cile.”Non sento più il desiderio di fumare – aggiunge Nilo -, ho tanti altri sogni da realizzare”. Un esempio da seguire, no?

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12 giugno 2019

Mauro Corona si alcolizza a Cartabianca

Mauro Corona beve birra in diretta a Cartabianca, la Berlinguer si infuria: "Maleducato"



Mauro Corona beve birra a Cartabianca, la Berlinguer si infuria

Ogni settimana a Cartabianca va in onda l'incontro-scontro tra la conduttrice Bianca Berlinguer e Mauro Corona, ma nella puntata di ieri il duello tra i due si è fatto particolarmente aspro.

Il collegamento era partito sotto i migliori auspici: nel giorno del trentacinquesimo anniversario della morte di Enrico Berlinguer, l'alpinista aveva riservato un affettuoso ricordo al segretario del Pci nonché padre della conduttrice. "Tutti gli abbiamo voluto bene. Ci ha lasciato un ricordo dolce e struggente, nessuno lo ha dimenticato", ha detto lo scrittore provocando la commozione della giornalista di Rai3.

Poco dopo, però, l'atmosfera si è riscaldata: mentre Berlinguer stava trattando tematiche relative al lavoro e alla disoccupazione, Corona ha cercato di portare il discorso su tematiche a lui care come la battaglia per il ripristino del Corpo Forestale - di cui lo scrittore indossa la divisa - e la condizione dei borghi di montagna. "Io so che qualcuno le ha detto di non farmi parlare. O mi fa parlare o me ne vado, mi sono rotto le palle!", ha tuonato minaccioso Mauro Corona. La risposta della padrona di casa non si è fatta attendere: "Ma lei crede davvero che a me dicono se lei può parlare della Forestale oppure no? Nessuno si preoccupa eh…".

Lo scontro cresce e lo scrittore rivendica: "Io porto i problemi della montagna povera e abbandonata". "Lei porta solo i problemi della Forestale, ma sa quanti altri problemi ci sono in Italia?", ribatte prontamente la Berlinguer. Corona a questo punto cita nuovamente il padre della conduttrice sostenendo che lui si sarebbe interessato a queste tematiche. Gli occhi della Berlinguer sembrano bagnarsi di nuovo al ricordo del genitore.

Ma ben presto lo sguardo di Bianca deve abbandonare la commozione per guardare attentamente cosa avviene nel collegamento. Mauro Corona, infatti, ha preso una bottiglia di birra coperta da un sacchetto di carta e sta bevendo in diretta. La conduttrice rimprovera il suo ospite, che si giustifica dicendo che anche una signora della Rai ha bevuto vino durante una trasmissione. Il riferimento sembra andare a Mara Venier in occasione di una sua recente intervista a Che tempo che fa.

Bianca Berlinguer, però, controbatte in modo determinato: "Qui non si beve in diretta, nelle altre trasmissioni ognuno si regola come vuole". La polemica continua con le parole di Corona: "Io e lei non andremo mai d’accordo, meglio chiudere e andare a casa". La conduttrice lancia la pubblicità e, al rientro, mette la parola fine allo sgradevole battibecco: "Non mi è piaciuto affatto che si sia messo a bere in diretta, né il suo comportamento". "È stato molto maleducato!", chiosa la Berlinguer.

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