14 novembre 2018

Chiamano il figlio Adolf Hitler

Una coppia di nazisti strampalati, formata dal 22enne Adam Thomas e dalla compagna trentottenne Claudia Patatas, è finita sotto processo per il nome dato al proprio figliuolo: Adol Hitler Thomas. Ma si può essere più coglioni? Ma poi, chi cavolo c'era all'anagrafe del loro paese, quando hanno registrato il piccolo Führer?


Chiamano il figlio Adolf Hitler, coppia neonazista condannata in Gran Bretagna

Tre militanti britannici di estrema destra, fra cui una coppia che ha dato al figlio il nome Adolf Hitler, sono stati condannati per istigazione all'odio e diffusione di idee neonaziste, razziste o improntate al suprematismo bianco di marca americana. Il processo si è concluso oggi col verdetto di colpevolezza emesso da una giuria dinanzi alla Birmingham Crown Court, nella regione inglese delle Midlands in cui i tre sono residenti.

Si tratta del 22enne Adam Thomas, e della sua compagna Claudia Patatas, 16 anni più grande (papà e mamma del piccolo Adolf Hitler Thomas), nonché di un terzo complice, Daniel Bogunovic, 27 anni di Leicester. Tutti e tre risultano aver fatto parte di National Action, sigla neonazi messa fuori legge nel Regno Unito nel 2016 per «terrorismo», ma poi rinata con altre denominazioni. Durante il processo sono state fra l'altro mostrate immagini di Adam Thomas che culla mascherato da esponente del Ku Klux Klan il suo bebè. Immagine che l'imputato ha minimizzato come «un gioco» pur confessandosi apertamente «razzista».

Altri sospetti componenti della cellula neonazista, indicata come «terrorista» dalla pubblica accusa, saranno giudicati più avanti. Fra di loro vi sono tre amici dei condannati, già dichiaratisi colpevoli. Nelle indagini sono stati inoltre coinvolti almeno tre militari dell'esercito di Sua Maestà, tutti sospettati di simpatie di ultradestra, che risultano essere stati avvicinati agli ambienti di National Action dal caporale Mikko Vehvilainen, 34 anni, reduce decorato dell'Afghanistan fra le file del Royal Anglian Regiment, condannato già a marzo a 8 anni di carcere in quanto promotore reo confesso di attività e progetti razzisti. Vehvilainen, assertore dell'idea di «una guerra di civiltà fra razze» aveva fra l'altro cercato di costituire una piccola milizia armata che immaginava potesse garantire la difesa di un contesto etnico «interamente bianco» nel suo villaggio di residenza, in Galles.

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