17 gennaio 2018

Il bimbo che ha commosso la Cina

Al di la delle scontate lodi, fatti del genere fanno riflettere sulla caparbietà di questo popolo, che viene educato a rispondere prontamente ai loro doveri, qualunque essi fossero. Un giorno da grande sarebbe capace di qualsiasi cosa, in bene o in male, perché è stato educato cosi. I nostri figli sono solo dei molluschi invertebrati che nella maggior parte dei casi, se ne fregano della scuola e delle istituzioni, perché i genitori li educano in questo modo. 


"Fiocco di neve", cammina quattro chilometri al gelo per non perdere la scuola. Il bimbo che commuove la Cina

Quando è arrivato in classe aveva i capelli e le sopracciglia ghiacciate. Così i compagni di classe lo hanno soprannominato “Fiocco di neve”. Wang Manfu, dieci anni, scolaro di una zona rurale dello Yunnan, in Cina, è al centro di una storia che fa riflettere. La superpotenza cinese sforna miliardari a ritmo sfrenato, ma nasconde ancora fasce di popolazione poverissime.

Quattro chilometri a meno 9 gradi
Il bambino è arrivato coperto di gelo in aula perché per andare a scuola nel giorno degli esami aveva dovuto camminare per quattro chilometri nella neve, con una temperatura di meno 9 gradi centigradi. La foto, scattata dal maestro, ha fatto il giro del web. Wang Manfu è uno dei tanti bambini cinesi che vivono in villaggi sperduti con i nonni, perché i genitori sono andati in città lontane a lavorare. Sono chiamati “liushou”, che significa “lasciati indietro”. Per la maggior parte si tratta di orfani sociali, abbandonati dai genitori che dalle zone rurali sono migrati nelle megalopoli per lavorare nelle catene di montaggio.

La scuola è l’unico rifugio
Per i “liushou”, la scuola diventa l’unico rifugio. Manfu, il nome vuol dire “pieno di felicità”, ha detto: “Mi piace molto la scuola, possiamo avere pane con il latte a pranzo e si imparano un sacco di cose belle”. I cinesi del web si sono commossi e hanno donato 300mila renminbi alla scuola dello Yunnan, che fa fatica a pagare anche il riscaldamento. La storia ha trovato molto spazio anche sui giornali statali, dove “Fiocco di neve” è riuscito a smuovere l’opinione pubblica. I giornali, però, non hanno mostrato anche l’altra foto che ha scattato il maestro. In questa si vedono le mani di Manfu, rosse e gonfie, devastate dal freddo.


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